L’unica prestazione di spessore europeo del Napoli “contiano”, paradossalmente, si verifica nella serata dell’ultima chiamata. L’atmosfera è quel che è: Napoli è reduce da una giornata di pioggia incessante, ma la metafora tirata fuori dal cielo schiarito fa, in qualche modo, ben sperare. Al di là della situazione meteo incerta, al Diego Armando Maradona torna il sold out, torna l’assenza di sediolini azzurri vuoti e torna l’impossibilità di sentire uno stadio placido. Il primo vero rumore registrato a Fuorigrotta coincide con la lettura delle formazioni, scelte quasi ovvie, potendo contare su appena tredici calciatori di movimento, che comunque accendono lo stadio. Tra i vari ingredienti per la giusta “Ricetta Champions”, va considerato anche l’unico storico precedente napoletano tra le due squadre: quel meraviglioso ed ingannevole 3-1 dell’all’ora Stadio San Paolo, sfasciato poi dalla furente reazione del Chelsea nella gara di ritorno. In ogni caso, tutto riporta ad un momento magico, ad un pezzo di storia che passerà da qui e andrà via, comunque vada, solo dopo novanta minuti.
L’approccio azzurro è testimone di quello che può accadere sotto un cielo incantevole e stellato. D’improvviso stanchezze accumulate e perplessità svaniscono nella foga generale, nel pressing partenopeo che non solo si vede, ma si percepisce fin dal primo minuto di gioco. Eppure l’inizio della partita non è come ce lo si aspettava e la prima firma sul tabellino è di un calciatore ospite. Al minuto sedici quella che poteva sembrare un’innocua punizione di Reece James, si trasforma in un penalty per i blues. Di storia non può essercene se dagli undici metri si presenta Mr. Enzo Fernandez: esecuzione forte ed angolata ad incrociare che batte Meret. E’ proprio in questo momento, però, che viene fuori la grande determinazione degli instancabili uomini di Conte. Nei dieci minuti successivi allo svantaggio si comincia a percepire qualcosa, o meglio qualcuno. Un paio di azioni insistite si infrangono contro il muro londinese per poi lasciare spazio a ciò che in ogni caso, dopo stasera, resterà nelle menti e nelle pupille di tutti. Superata la mezz’ora si incunea in area di rigore Antonio Vergara che resiste a Caicedo e imbambola Fofana prima di concludere in caduta e battere Sanchez. Prima della festa totale, per un istante, il Maradona si strofina gli occhi, ma è tutto vero: il Chelsea è stato raggiunto da una prodezza assoluta firmata VerGARRA. L’input è stato lanciato e viene afferrato concretamente dieci minuti più tardi da un certo Rasmus Hojlund. Grande sviluppo sul lato sinistro con Elmas che libera Olivera per il cross, ad Hojlund spetta il colpo decisivo per firmare il sorpasso.
La serata sembra diventare sempre più magica, ma il secondo tempo mostra qualche debolezza. La chiave del match riposa nella gestione calma e controllata del possesso, ma l’idea regge solo fino all’ora di gioco. Infatti al 61′, Joao Pedro sale in cattedra inventando un gol incredibile: primo controllo da standing ovation e sinistro favoloso che porta al pari. Il Napoli non perderà mai né fame né grinta ma la qualità gioca il suo ruolo chiave ancora una volta…Al minuto 82′ c’è la batosta finale con la seconda rete della serata di Joao Pedro. Azzurri leggermente distratti e spazio per l’asse Palmer-J.Pedro che fa 2-3.
Il Napoli di Conte è ufficialmente fuori dalla Champions League, ma cosa resta? Beh, resta l’ultimo rumore prodotto dal Maradona: un forte applauso sentito e fiero per quei guerrieri vestiti d’azzurro che non vedono soste; l’esultanza del mister in occasione dei due gol; l’approccio instancabile e desideroso di una squadra sempre a testa alta. Vorrei ricordare stasera come quella volta che, per novanta minuti, sotto il cielo dei campioni, nuvoloso ed appannato, si è riuscita a scorgere una stella.



