Non è solo un’ipotesi. La maggioranza accelera sulle riforme fondative della legislatura: giustizia e premierato. Dopo avere incassato il primo via libera al decreto sicurezza, autentica bandiera leghista, il centrodestra va avanti spedito su altri due provvedimenti da sempre indicati come priorità: la separazione delle carriere, riforma fortemente voluta da Forza Italia; e il premierato, “madre di tutte le riforme” di Fratelli d’Italia. Ma sui tempi e la procedura portata avanti dalla maggioranza, è scontro con l’opposizione che accusa il centrodestra di andare avanti in maniera “autoritaria” comprimendo le prerogative del Parlamento. L’apice della tensione si è registrata ieri nel voto finale sulla sicurezza, il “decreto paura”, così come lo hanno ribattezzato le minoranze, e contestatissimo su tutti fronti.
Il via libera a Montecitorio con 163 sì, è arrivato dopo due giorni di seduta fiume con i parlamentari di Pd, M5s e Avs impegnati in una maratona oratoria tra le urla “Vergogna!” e gli applausi e i cori “Onestà, onestà” dai banchi della maggioranza. Poco prima, al termine dell’ultimo acceso intervento della parlamentare di FdI Augusta Montaruli, i deputati di Pd, M5s ed Avs avevano sollevato cartelli di protesta verso i banchi del Governo (presenti solo il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e il sottosegretario Nicola Molteni) con le scritte: “Decreto paura”; “La democrazia non si piega”; “La protesta non si arresta” e ancora “Né liberi, né sicuri”.









