Papa Leone riceve il presidente Herzog e il messaggio è chiaro, in linea con Pizzaballa. I Volenterosi (26 su 35) pronti mandare i soldati. Addio a Re Giorgio Armani. Acutis e Frassati santi domenica
Papa Leone XIV torna ad occuparsi della tragedia umanitaria di Gaza e della Palestina. Lo fa ricevendo nei palazzi apostolici il presidente israeliano Isaac Herzog (vedi Foto del Giorno). Molto attento a non sorridere durante l’incontro, il Papa fa rilasciare poche righe di comunicato su Gaza in cui è scritto: «Si è auspicata una pronta ripresa dei negoziati affinché, con disponibilità e decisioni coraggiose, nonché con il sostegno della comunità internazionale, si possa ottenere la liberazione di tutti gli ostaggi, raggiungere con urgenza un cessate-il-fuoco permanente, facilitare l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari nelle zone più colpite e garantire il pieno rispetto del diritto umanitario, come pure le legittime aspirazioni dei due popoli. Si è parlato di come garantire un futuro al popolo palestinese e della pace e stabilità della Regione, ribadendo da parte della Santa Sede la soluzione dei due Stati, come unica via d’uscita dalla guerra in corso». Una posizione chiara e netta in linea con la coraggiosa presa di posizione del Patriarca dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che insieme al patriarca ortodosso Teophilus III, ha annunciato che i cristiani restano a Gaza.
Oggi sul Corriere, in una bella risposta ad un lettore, Aldo Cazzullo scrive fra l’altro: «La scelta del patriarca Pierbattista Pizzaballa di restare nella parrocchia sotto i bombardamenti, rifiutando di obbedire all’ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, per proteggere i malati e i disabili che non si possono muovere, è una scelta eroica, di grande coraggio fisico e nobiltà d’animo. San Francesco, fondatore dell’ordine cui Pizzaballa appartiene, sarebbe, anzi è fiero di lui. Ma neppure la sua presenza e la sua resistenza a Gaza bastano a fermare le armi. Gaza è un dolore terribile innanzitutto per le vittime, com’è ovvio. Ma lo è anche per l’opinione pubblica europea e in genere occidentale, in particolare proprio per chi ama Israele e ha sempre difeso il suo diritto di esistere in sicurezza».







