È chill la parola “giovane” dell’anno per il 2025 secondo l’Accademia della Crusca.
Il termine è stato scelto nell’ambito di un’iniziativa che ha coinvolto studenti e studentesse, invitati a votare le espressioni più rappresentative del linguaggio giovanile contemporaneo.
La selezione è avvenuta a partire da una rosa di parole molto diffuse tra i giovani: amo, aura, bobbare, bro, broski, cringe, fra, letsgoski, rimasto, slay. Nonostante chill non sia una novità assoluta – il suo utilizzo è consolidato da alcuni anni, soprattutto sui social – oggi appare più radicato che mai tra le generazioni Alpha e Z.
Una parola che invita a rallentare
Dal termine inglese sono nate anche forme adattate all’italiano, come il verbo chillare e l’aggettivo chillato. In un contesto sociale segnato da ritmi frenetici e da una costante pressione alla produttività, questa parola rappresenta una risposta culturale: un invito a prendersi una pausa, a vivere con maggiore leggerezza e a ritagliarsi momenti di autentico relax.
Alla votazione hanno partecipato non solo scuole secondarie di primo e secondo grado, ma anche enti, aziende, istituzioni e figure del mondo accademico e culturale.
Le altre parole in gara
Tra le preferenze espresse, diverse personalità e istituzioni avevano indicato alternative interessanti. Alcuni linguisti avevano puntato su aura, mentre altre scelte ricorrenti sono state bro, fra e boomer. Tra i termini segnalati figurano anche ghostare, cringe, dissing, crush e triggerare, tutti ormai parte del lessico quotidiano giovanile.
Premi speciali e nuovi neologismi
L’iniziativa ha previsto anche l’assegnazione di premi speciali. Uno è stato attribuito a una scuola di Firenze per aver definito efficacemente l’espressione “essere cucinato” usata per indicare una situazione di difficoltà o guai imminenti. Un altro riconoscimento è andato a un gruppo di studenti che ha proposto il neologismo “elevanza” una parola che unisce eleganza e valori elevati, dimostrando come il linguaggio giovanile sia non solo creativo, ma anche capace di esprimere nuove sfumature culturali.
Il successo di chill racconta qualcosa che va oltre un fenomeno linguistico. In un mondo sempre più veloce e competitivo, i giovani sembrano scegliere parole che esprimono un bisogno diverso: quello di rallentare, di trovare spazi di autenticità e di equilibrio. Il linguaggio, ancora una volta, si conferma uno specchio dei cambiamenti sociali, capace di dare voce – anche – con una sola parola – a nuove priorità e stili di vita.











