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mercoledì 22 Maggio 2024 - 07:39
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Ci sarà un Terzo polo

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Calenda guida la lista di Azione e Italia Viva. Non più costretti al referendum fra Letta e Meloni. Presentati i 15 punti del centro destra. Contrattacco dell’Ucraina. Lo scrittore Schmitt al Meeting

Ci sarà un Terzo polo alle elezioni del 25 settembre. Non saremo costretti a scegliere tra Giorgia Meloni ed Enrico Letta, benché i due cerchino in tutti i modi di far passare l’idea che siamo al solito referendum tra buoni e cattivi, tra Inferno e Paradiso, a seconda di come la pensiate. Carlo Calenda e Matteo Renzi ieri hanno presentato ufficialmente la compagine di Azione e Italia Viva, che sarà guidata dallo stesso Calenda. I grandi giornali, schierati di qua o di là, vorrebbero soffocare il bambino nella culla, dimostrando che non ci sono speranze, secondo i sondaggi. Già questa circostanza mette in una luce simpatica il Terzo polo, che pure ha due leader ingombranti ed egocentrici. Simpatia aumentata dalle scelte di Letta e Meloni. Il segretario del Pd ha perso la bussola di una linea politica chiara: il Pd è ancora per l’agenda Draghi? E come spiega l’alleanza con Fratoianni e i Verdi? E se non è Draghi il punto di riferimento, perché ha escluso un accordo con i 5 Stelle? Per questo il Pd si concentra sul tema del fascismo dell’avversaria (Repubblica chiede che scompaia la fiamma dal simbolo di FdI).

Quanto alla candidata premier, la lettura dei 15 punti del programma del centro destra lascia sgomenti. Stop ai migranti, giù le tasse per i più abbienti, cancellazione del reddito di cittadinanza, presidenzialismo. Il centro destra è diventato ufficilamente populista, è ormai un destra destra. In questo quadro sono quasi patetici i cespugli di Maurizio Lupi (che si avvia a diventare un veterano del Parlamento), Giovanni Toti e c. che sperano di intrercettare qualche vecchio elettore deluso (come loro) da Forza Italia. Per non parlare di Silvio Berlusconi, leader 86eienne che rispolvera la sua qualità di venditore e promette tante e tali misure che farebbero fare bancarotta all’Italia in poche settimane. Il caso di Stefania Prestigiacomo in Sicilia è emblematico: non è abbastanza di destra per essere una candidata di questa compagine.

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