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DDL ZAN, SI VA IN AULA SENZA ACCORDO

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Passaggio, per altro scontato, oggi in commissione e in Aula al Senato per il Ddl Zan. Si andrà al voto in Aula fra una settimana, perché il Pd non ha accettato la mediazione proposta da Italia Viva. La sintesi di Ettore Maria Colombo per il Quotidiano Nazionale:

«Nessuna mediazione sarà possibile oggi in commissione, subito dopo, sempre oggi, si voterà questa volta in Aula la richiesta presentata da Pd-M5s-LeU di calendarizzare il Ddl Zan per l’Aula il 13 luglio. Fin qua, tutto bene: in Aula oggi si vota a scrutinio palese. Ma quando il Ddl Zan tornerà in Aula il 13 luglio per il vero e proprio esame dettagliato sarà possibile a quel punto chiedere dei voti segreti. Zan dice che «il Pd non li chiederà» (ovviamente) ma di certo li chiederà il centrodestra e, allora, potrà succedere di tutto. Sulla carta, ci sono 141 voti ‘sicuri’ per lo Zan e 135 sicuramente contrari ma l’ago della bilancia non sono solo i 17 di Iv (e i 46 del Misto) ma anche i sei senatori ‘cattolici’ del Pd che potrebbero cambiare idea, nel segreto dell’urna. Come potrebbe farlo, in senso opposto, qualche liberale di FI. Elio Vito lo dice in modo aperto, criticando Salvini, «uguale a Orbán». Morale, sarà un terno al lotto dal risultato aperto».

Ivan Scalfarotto è l’esponente di Italia Viva che in queste ore è finito nell’occhio del ciclone. Militante gay, ha appoggiato la mediazione proposta dal senatore Faraone, che riprende il suo testo originale. Oggi si difende e spiega la sua posizione sulla prima pagina del Foglio.

«Faccio l’ennesimo coming out: sono un laicista e un relativista, non credo in alcuna divinità, penso che ciascuno di noi debba avere la totale libertà di autodeterminare il destino suo proprio e del proprio corpo con il solo limite della libertà degli altri. Credo nella responsabilità individuale, nel fatto che debba essere ogni cittadina o cittadino adulto a dover e poter decidere di sé, non lo stato, perché alla fine siamo solo noi che raccogliamo i frutti o paghiamo il prezzo delle nostre scelte. Sono per questo a favore di leggi massimamente liberali su tutti i temi legati alla vita, al nostro privato e al trattamento del nostro corpo: favorevole al divorzio istantaneo, all’aborto, all’eutanasia, al suicidio assistito, al matrimonio tra persone dello stesso sesso, all’adozione da parte di coppie omosessuali, alla gestazione per altri, alla liberalizzazione delle droghe. Tutto a condizione che chi decide di sé lo faccia nell’espressione della propria libertà, senza condizionamenti né da parte di altri né di fattori esterni quali il bisogno economico. Sono omosessuale, sono unito civilmente e non mi spiego per quale motivo la Repubblica di cui sono cittadino si ostini a non capire che il mio è un matrimonio come gli altri. Non ho figli perché non ho alcun istinto paterno, ma credo che mio marito e io saremmo stati potenzialmente buoni genitori: mediamente né migliori né peggiori di qualsiasi coppia eterosessuale, e non capisco come l’ordinamento dello stato si arroghi il diritto di stabilire a priori che una coppia eterosessuale avrebbe automaticamente garantito a un bambino una crescita più serena, equilibrata e circondata di affetto di quella che avrebbe ricevuto a casa nostra. Dico tutto questo per spiegare che la mia massima aspirazione sarebbe di vivere in un’Italia “olandesizzata”, uno di quei posti dove si lavora per spingere sempre più avanti e sempre più in alto l’asticella delle libertà individuali. Fosse per me, le leggi italiane sarebbero sempre le più avanzate e aperte del mondo. Posto che questo è il mio sistema di valori, ho dovuto (specie da legislatore) venire presto a confrontarmi con la realtà di uno che la sorte ha voluto nascesse a Pescara e non a Delft e a chiedermi quale fosse il sistema migliore per far avanzare in Italia la condizione di tutte quelle persone che purtroppo non hanno né i diritti che avrebbero in Olanda e nemmeno quelli della cattolicissima cugina Spagna. E rapidamente ho capito che l’unica possibilità di farcela era quella dell’avanzamento progressivo delle libertà. Che tutti i passi in avanti che abbiamo fatto in Italia sono stati dovuti a leggi forse imperfette, ma che hanno cambiato in profondità il nostro Paese. Certo, mai in modo rivoluzionario. Ma se oggi siamo un paese più moderno e più aperto, al punto di poter essere io tranquillo che se mi venisse un colpo sarebbe Federico a decidere di me, lo dobbiamo a chi con pazienza si è fatto carico di portare a casa tutto ciò che si poteva in quel determinato momento. Abbiamo approvato un sacco di leggi imperfette: un divorzio che richiedeva sette (!) anni di separazione legale, una legge sull’aborto con il cavallo di Troia dell’obiezione di coscienza, una legge sulle unioni civili che ancora in qualche modo discrimina tra famiglie etero e gay. Bisogna ringraziare chi ha evitato la trappola del “meglio nessuna legge che questa legge”, che alla fine tristemente ti lascia sempre senza nessuna legge. La situazione con il Ddl Zan è di nuovo questa: se aspirare a una legge secondo me molto ben scritta con il rischio concreto che non sia approvata, o se provare a portare a casa una norma che protegga efficacemente persone lesbiche, gay, bisessuali e trans dall’odio, dalla violenza o dalla discriminazione».

Con la consueta grazia si occupa di Scalfarotto anche Il Fatto che lo presenta nel ritratto di Tommaso Rodano (titolo: Ivan lo Zelig ora rinnega se stesso. E gli Lgbt si vendicano: “Eunuco”) come “il politico più odiato dalla comunità gay italiana”.

«Una settimana fa dichiarava “non emendabile” il testo votato alla Camera (“maggiori compromessi sono difficili da immaginare”), ora richiama a un responsabile accordo con i leghisti orbaniani (“senza ampio consenso al Senato si rischia il Vietnam”). È ambizione o una lealtà esasperata quella che gli fa pronunciare imbarazzanti “sì” alle richieste del capo, anche quando sacrificano un traguardo collettivo? Caratteristica indispensabile – la lealtà – per fare carriera nelle relazioni umane (e spingersi magari fino a una carica di sottogoverno), meno per guadagnarsi il rispetto di una comunità di persone. Un ritratto violentissimo, ma efficace dell’onorevole Scalfarotto è quello che gli ha dedicato ieri su Instagram Diego Passoni, conduttore radiofonico e voce ascoltata – lui sì – nel mondo Lgbt. Passoni ha citato Ivan sotto la definizione di “eunuco” (“Individuo privo delle ghiandole genitali, per difetto organico o in seguito a evirazione”). Con una generosa didascalia: “Ivan Scalfarotto incarna la condanna di chi ha fatto coming out da maschio gay in questo Paese: essere fintamente accettato, ma in realtà essere messo sempre nello stesso posto: quello dell’eunuco al servizio del re. Ben pagato per non dar fastidio a chi comanda. E mai autorizzato a essere più di un numero due”. Un epitaffio devastante».

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