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FINISCE LA GUERRA DEI DAZI USA-EUROPA

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Covid e vaccinazioni a parte, oggi i riflettori sono tutti puntati sulle notizie internazionali. Finisce la guerra dei dazi fra Usa ed Europa. Francesca Basso per il Corriere.

«Il summit Ue-Usa, il primo da quando nel 2014 l’inquilino della Casa Bianca era Barack Obama, ha portato a una tregua per cinque anni sui dazi legati alla disputa Airbus-Boeing per gli aiuti di Stato illegali, che andava avanti da 17 anni. Per una soluzione alla guerra delle tariffe su acciaio e alluminio, scatenata nel 2018 dall’allora presidente Donald Trump, Ue a Usa hanno preso tempo. «Avremmo potuto prendere delle contromisure su acciaio e alluminio prima di questo vertice con Biden e non l’abbiamo fatto», ha spiegato in conferenza stampa la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ha aggiunto: «Avendole sospese per 6 mesi fino all’inizio di dicembre, c’è il tempo per discutere la soluzione a questo contrasto. La priorità ora era trovare un accordo su Airbus-Boeing». Il summit tra Ue e Stati Uniti, che si è tenuto a Bruxelles, penultima tappa europea del presidente Joe Biden dopo il G7 in Cornovaglia e il vertice Nato di lunedì scorso (oggi incontrerà il presidente russo Vladimir Putin a Ginevra), ha rilanciato le relazioni transatlantiche deterioratesi sotto la presidenza Trump, che non aveva esitato a definire l’Ue un nemico. Con Biden alla guida degli Usa rinasce l’alleanza nonostante in diversi ambiti gli interessi tra le due sponde dell’Atlantico rimangano distanti. Bruxelles sta portando avanti una nuova politica per raggiungere l’autonomia strategica in settori rilevanti dell’industria e in campo tecnologico per non dover più dipendere né dalla Cina né dagli Stati Uniti. E Washington difende i propri interessi. La rappresentante Usa per il Commercio Katherine Tai, anche lei a Bruxelles, ha precisato che l’accordo fissa dei limiti ai sussidi che l’Ue è autorizzata a fornire ad Airbus, e ha avvertito che gli Usa reintrodurranno miliardi di dollari di dazi se i sussidi dei Paesi Ue supereranno la «linea rossa». Ma c’è un terreno comune. «Ue e Usa condividono una lunga storia. Abbiamo plasmato gran parte del secolo scorso. Ora è il momento di dare forma a questo secolo sulla base dei nostri valori democratici condivisi», ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, invocando «un nuovo patto fondatore per un’alleanza più forte e un mondo migliore». La tregua sui dazi non riguarda solo il commercio, si inserisce nel più ampio impegno per contenere Pechino chiesto dagli Stati Uniti alle potenze occidentali. L’accordo sulla disputa Airbus-Boeing prevede una clausola che indica il percorso di un lavoro congiunto Ue-Usa per contrastare «l’ambizione cinese a costruire un settore dell’aviazione civile fuori dalle regole di mercato». Un approccio che vale in tutti i campi. Bruxelles e Washington hanno deciso di istituire un Consiglio per il commercio e la tecnologia tra Ue e Usa «per evitare – ha spiegato von der Leyen – nuove barriere ingiustificate». È lo stesso Biden a sottolineare che «l’intesa e l’impegno di Stati Uniti e Ue a lavorare insieme per contrastare le pratiche anticoncorrenziali della Cina, spingendo su elevati standard, investimenti e trasferimento di tecnologie può essere un modello su cui far leva per affrontare le altre sfide poste dal modello economico».».

Per l’Italia c’è un aspetto positivo nel nuovo clima di scambi commerciali Europa-Usa: la possibilità di riconquistare, con i nostri prodotti, quote del mercato alimentare americano. Ettore Livini su Repubblica:

«Festeggiano parmigiano-reggiano, gorgonzola, limoncello e salame – le vittime innocenti e collaterali del caso Airbus e Boeing – pronti a tornare in forze sul mercato nordamericano senza la zavorra dei super-dazi del 25% imposti nel 2019 da Donald Trump. «Una sovrattassa che solo per il parmigiano valeva 3,5 euro di prezzo in più al chilogrammo», dice il direttore del consorzio Roberto Deserti. Finisce invece il Bengodi per olio e vino tricolori che da oggi torneranno a competere ad armi pari con i rivali francesi, tedeschi e spagnoli penalizzati negli ultimi due anni – contrariamente ai prodotti made in Italy – dai balzelli di Washington. L’Italia può comunque essere contenta: «L’accordo vale almeno 500 milioni per le eccellenze della nostra tavola», dice Luigi Scordamaglia, numero uno di Filiera Italia. «E soprattutto ci toglie la spada di Damocle di un ulteriore giro di vite sui dazi che ci pendeva sulla testa – dice Antonio Auricchio, presidente del consorzio tutela Gorgonzola e di Afidop, l’associazione dei formaggi italiani – . Noi con Airbus e Boeing non c’entravamo niente e siamo finiti nel tritacarne solo per colpa della lobby dei farmer americani». Il colpo comunque è stato duro: “Le vendite di prodotti caseari negli Usa sono calate nel 2020 del 19%”, calcola il presidente di Assolatte Paolo Zanetti. E nessuno è stato risparmiato: il Grana Padano ha pagato un pedaggio salato mentre la produzione di “parmesan” negli Usa – la copia farlocca del nostro dop – ha superato per la prima volta quella dell’originale tricolore. «Lo stop per cinque anni ai dazi è importante perché Washington è il primo mercato per il nostro settore alimentare fuori dalla Ue con importazioni per 4,9 miliardi nel 2020», dice Ettore Prandini, presidente di Coldiretti».

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