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giovedì 13 Giugno 2024 - 14:58
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HACKER CONTRO I VACCINI

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Militanti No Vax o semplici terroristi del Web che siano, alcuni hacker hanno aggredito il sito delle prenotazioni vaccinali della Regione Lazio. E ora chiedono un riscatto.

«La richiesta di riscatto è arrivata ieri sera. L’ultimo atto che ha completato l’attacco informatico ransomware alla Regione Lazio che, criptando dati anche di backup dopo aver clonato le credenziali di un amministratore di sistema, ha paralizzato le attività e i contatti di tutti gli uffici, soprattutto quelle di LazioCrea (azienda informatica) e Salute Lazio, che gestiscono anche la campagna vaccinale, bloccando le prenotazioni (che fino a oggi hanno toccato punte di 60 mila al giorno) e rallentato le somministrazioni, proprio nel giorno in cui il governatore Nicola Zingaretti ha annunciato la copertura del 70% della popolazione target. «Non c’è stata alcuna interruzione», afferma fiducioso l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato. A essere preso di mira è stato il Centro elaborazione dati nella palazzina C della sede in via Cristoforo Colombo, ma per ora non ci sono conferme che dietro al blitz possano esserci i no vax, anche a livello internazionale. La procura attende la relazione della polizia postale per aprire un fascicolo per accesso abusivo a sistema informatico, e forse anche per tentata estorsione. È il terzo attacco dopo quelli del 2020 al San Raffaele di Milano e allo Spallanzani di Roma, in prima linea nella lotta al virus. Ed è per questo che anche l’intelligence indaga con il Nucleo sicurezza cibernetica, che dipende dal Dis, al quale il presidente del Copasir Adolfo Urso ha chiesto informazioni affinché «il Comitato possa fare le sue valutazioni: urge attivare l’Agenzia sulla sicurezza cibernetica». Gli investigatori del Centro nazionale anticrimine informatico per la Protezione delle infrastrutture critiche, diretti da Nunzia Ciardi, direttore della Postale, seguono intanto le tracce lasciate dagli hacker, forse «crime as service», ovvero mercenari del dark web assoldati per mettere in crisi i sistemi di istituzioni pubbliche e aziende private con malware, link o mail trappola, per immettere crypto locker in grado di rendere i dati inutilizzabili. «A quel punto scatta la richiesta di riscatto, con cifre fra i 500 mila e i 6 milioni di euro, in bitcoin per non essere identificati – spiega Ciardi -. La malavita organizzata e trasnazionale si è specializzata in questo genere di ricatti negli ultimi 2-3 anni. Un’evoluzione con rapporto costi-benefici più redditizio. E in molti casi fare il backup dei dati non è sufficiente. Per questo – aggiunge il direttore della Postale, giorni fa in Commissione Affari costituzionali e Trasporti della Camera proprio sui ransomware (da ransom, riscatto) – bisogna formare i propri dipendenti: un Paese moderno deve investire nella sicurezza informatica tenendo presente che il rischio zero non esiste: è un orizzonte che si allontana da tallonare sempre». E il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia avverte: «Questi attacchi rischiano di mettere in crisi il sistema regionale più performante, ma non produrranno alcun effetto. Da tempo ne subisco dai no vax, ma temo di più gli indecisi e i disorientati, e l’incapacità del sistema Paese finora di rispondere in modo corale. Sono certo che il presidente Draghi metterà questo al centro della sua azione».

Ma chi sono i no Vax e i Boh Vax, iper minoranza che gode di tanta risonanza sui media? Prova a rispondere Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera.

«Vive nel Nord-Est, ha tra i 35 e i 49 anni di età, la licenza media, artigiano o commerciante, inoccupato o disoccupato, vota a destra, si informa sui social media, ha una condizione economica bassa. Sono questi i profili più comuni tra gli italiani contrari o attendisti nei confronti del vaccino anti-Covid. In tutto il 17%: i No vax sono il 7%, i Boh vax il 10%. «Nel complesso sono i cauti, coloro che non credono nell’efficacia del vaccino o pensano possa far male», spiega Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos, che per il Corriere ha condotto il sondaggio. Nel Nord-Est i No vax pesano per il 10% e gli attendisti per il 15%. Tra chi certamente dice no, molti meno se ne trovano tra chi è residente al Sud (4%) e nelle isole (6%), mentre è nel Nord-Ovest che si tocca il livello più basso di attendisti: 8%. (…) Chi vota per il centrodestra è più sbilanciato per i No vax. Lo è il 14% degli elettori della Lega e il 10% di chi sceglie Fratelli d’Italia, mentre tra gli elettori del Pd non si supera il 2% e tra i 5 Stelle il 7%. Passando agli indecisi, il M5S sale al 13% e FdI al 12%, mentre al primo posto ci sono gli elettori di Forza Italia, Cambiamo e NcI. Secondo Pagnoncelli: «La tendenza a destra dei No vax è in linea con il no al green pass. Un dato che si riscontra anche tra commercianti e artigiani: la quota di contrari e attendisti è del 31%». Le punte più elevate tra chi ha già avuto una dose o sicuramente si vaccinerà si registrano tra i dem (89%) e le altre liste di centrosinistra (92%)».

Selvaggia Lucarelli risponde sul Fatto, nella sua rubrica delle lettere, ad una lettrice che racconta un episodio che coinvolge proprio un oste veneziano.

«Cara Selvaggia, lavoro nel settore eventi tra Verona e Venezia ed in queste settimane sono nella Serenissima. Una sera andiamo a cena in un’osteria nel sestiere di Santa Croce vicino la stazione, un po’ fuori dalle rotte turistiche, comodo per chi deve rientrare in treno. Nessuno – cameriere, proprietari, cuochi – indossava la mascherina. Non so se il proprietario ambisce alla fama del ristoratore di Padenghe, ma quando gli ho chiesto in modo gentile di indossarla (perché non è che le avevano ma calate, nessuno le aveva proprio) mi ha riso in faccia dicendo che loro non le hanno mai usate. Ho atteso per vedere se le avrebbero indossate, invece sono andati a parlottare tra di loro dicendo che “quella rompicoglioni” (io) aveva richiesto la mascherina! Che stravagante richiesta, vero?Allora mi sono alzata e ho detto che avrei pagato l’acqua e il prosecco del mio collega, uniche cose arrivate nel frattempo al tavolo (ma non consumate), e che me ne sarei andata. Poiché hanno anche continuato a prendermi in giro, me ne sono andata senza pagare nulla. Oltre a noi c’era un tavolo di italiani e non hanno fatto una piega. Bello fare finta che il Covid non esista, evidentemente. Aggiungo che il target di questo ristorante non sono i ragazzini ma gli over 50, e ciò rende l’episodio doppiamente grave. Abbiamo la fortuna di lavorare a Venezia, piegata dalla marea straordinaria del novembre 2019 e annientata dalla pandemia. E questi sputano in faccia alla possibilità di lavorare? Condannandoci magari a un altro lockdown. Perché? Per non usare una cavolo di mascherina? Per guadagnare tutto e subito? Questa gente mi fa schifo. Ho 40 anni ma quest’ anno mi sento invecchiata di 10 e mi sembra che non ci sia più un futuro degno di questo nome.

Cara Francesca, devo dire che posso non dico giustificare ma comprendere la leggerezza di alcune categorie di no-mask, ma i no-mask che hanno attività il cui fulcro è il contatto con il cliente mi sembrano oltre che folli anche tafazzianamente scemi. Dovrebbero essere i primi a temere contagi e conseguenti chiusure, e invece sembrano quasi fregarsene o, peggio, goderne. E sì che a Venezia gli abitanti dovrebbero ben sapere che quando l’acqua supera il livello di guardia, è troppo tardi per fare qualunque cosa… ».

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