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I Cavalieri di Malta nel saggio del Principe d’Amato.

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Il testo qui in esame si configura come un vibrante tributo alla storia e alla spiritualità dei Cavalieri di Malta, ordine religioso-militare tra i più antichi e gloriosi della cristianità.
L’autore Don Roberto d’Amato, che ha dedicato due anni di intensa ricerca alla stesura dell’opera, consultando fonti autorevoli e compiendo notevoli sacrifici, non si limita a offrire una narrazione storica, ma eleva la vicenda dell’Ordine a simbolo sacrificale del destino dell’Europa cristiana. Attraverso toni appassionati e una prosa intrisa di pathos, egli trasmette al lettore un senso quasi mistico della missione cavalleresca.
“Hanno difeso con il sangue la fede e la civiltà cristiana”: è questa l’essenza del messaggio dell’opera. I Cavalieri di Malta già Sovrani Militari Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, poi noti come Giovanniti e infine come Cavalieri di Rodi e di Malta sono presentati non come semplici protagonisti di battaglie storiche, ma come eroi sacri, martiri di una fede messa alla prova dal fuoco dell’invasione ottomana e delle forze ostili alla cristianità.
La storia dell’Ordine di Malta affonda le radici nel lontano XI secolo, nel pieno della fervente spiritualità medievale, al tempo delle Crociate. Fondato ufficialmente nel 1113 con bolla pontificia di Papa Pasquale II, l’Ordine nacque con uno spirito ospedaliero, per l’assistenza ai pellegrini in Terra Santa. Ma la progressiva militarizzazione dell’Ordine lo rese baluardo insostituibile della difesa cristiana. Emblematici i grandi assedi di Rodi (1480 e 1522) e di Malta (1565), nei quali i Cavalieri si opposero eroicamente all’espansione ottomana, salvaguardando non solo la fede, ma anche l’identità europea. L’assedio di Malta del 1565, in particolare, rappresenta uno dei momenti più alti della storia dell’Ordine. Guidati dal Gran Maestro Jean de La Valette, i Cavalieri resistettero per mesi contro le soverchianti forze del sultano Solimano il Magnifico. Il sangue versato in quell’occasione fu tale da ispirare la celebre affermazione dello storico inglese Edward Gibbon:
“Il mondo non ha mai visto una battaglia tanto feroce tra la Croce e la Mezzaluna.”
L’autore rievoca il sacrificio dei Cavalieri con toni che rimandano alla teologia cristiana del martirio e della redenzione. Il paragone con il Cristo crocifisso,  “molti cavalieri di Malta sono morti con la croce sopra la schiena come Gesù Cristo” è particolarmente potente. Non si tratta di mera retorica religiosa, ma di una visione profonda della storia come prosecuzione del Vangelo nella veste degli uomini giusti.
Secondo il pensiero riportato di Don Roberto d’Amato, figura che incarna una visione nobiliare e spirituale del Cristianesimo tradizionale, i Cavalieri di Malta rappresentano “l’espressione più vera del Cristianesimo cristiano”. Un’affermazione che non è ridondante, ma rafforza l’identificazione tra l’agire dei cavalieri e la fede autentica, incarnata non nelle parole, ma nella testimonianza cruenta della battaglia e della morte.
In questa prospettiva, la Storia non è semplice successione di eventi, ma dramma sacro in cui si rinnova il sacrificio del Golgota. Il sangue dei Cavalieri si fa imitatio Christi, richiamo visibile alla Passione di Cristo. L’autore, con intuizione quasi mistica, accosta il loro sacrificio al mistero redentivo.
Questa teologia della cavalleria richiama la concezione agostiniana della “città di Dio”, in cui l’ordine cavalleresco è chiamato a contrastare il caos della “città dell’uomo”. Un’eco del pensiero del cardinale Jacques de Vitry, che nelle sue Lettere delle Crociate affermava:
“Il cavaliere cristiano combatte non per vanagloria, ma per l’amore di Cristo e la salvezza dell’anima.”
Questa recensione non può che concludersi sottolineando il valore altamente simbolico dell’opera di Don Roberto d’Amato, e si pone non solo come testo storico, ma come manifesto spirituale. Attraverso l’eroismo dei Cavalieri di Malta, l’autore restituisce al lettore moderno un modello di fede incarnata, di identità spirituale europea, e di sacro dovere. È un’opera che, pur con tono declamatorio e a tratti epico, si rivolge alla coscienza del lettore, invitandolo a riscoprire il significato profondo della Croce e del sacrificio.
In un’epoca segnata da relativismo e smarrimento di valori, il messaggio è chiaro e solenne: il sangue versato in nome della fede non è mai dimenticato dalla Storia, né da Dio.
Dott.ssa Melinda Miceli Critico d’arte

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