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martedì 5 Marzo 2024 - 00:57
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I genitori di Turetta rinunciano al colloquio in carcere. Filippo a Giulia: “Stai con me non con le tue amiche”

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Hanno rinunciato ad incontrare il figlio in carcere i genitori di Filippo Turetta, attesi alla casa circondariale di Montorio a Verona.

Secondo quanto si è appreso i due, Nicola Turetta ed Elisabetta Martini dopo aver ottenuto il permesso dal pm non hanno infatti seguito l’avvocato Giovanni Caruso per il colloquio. Il legale è comunque andato a Verona per incontrare il suo assistito in carcere.

Da quanto si è appreso, la rinuncia è stata motivata con la necessità di ricorrere a un aiuto psicologico, sia per il giovane che per i due genitori. All’avvocato Caruso non è rimasto altro che comunicare stamani questa decisione alla direzione del carcere di Montorio.

Per Filippo Turetta, in carcere per l’omicidio di Giulia Cecchettin, sarà difficile in questa fase del procedimento, ancora in indagini, ottenere che venga disposta una perizia psichiatrica per accertare l’eventuale incapacità, anche parziale, di intendere e volere al momento dei fatti. Allo stato nessuna istanza sul punto è stata depositata dalla difesa al gip. Da quanto si è saputo, nel caso di Turetta, nel quale agli atti non ci sono diagnosi pregresse di problemi mentali e anche sulla base delle prime valutazioni psicologiche e psichiatriche in carcere, è improbabile che un’istanza di perizia possa essere accolta in questa fase.

Servirà semmai un lavoro difensivo con una consulenza di parte, affidata ad esperti, per raccogliere materiale utile, anche attraverso incontri col detenuto, per arrivare ad una richiesta e ad un possibile accoglimento della perizia psichiatrica. Un’istanza che nel caso potrebbe essere depositata dalla difesa più avanti, se non direttamente nel corso del processo.

Nelle sue dichiarazioni spontanee di ieri, davanti alla giudice Benedetta Vitolo, con cui ha ammesso l’omicidio dicendosi “affranto” e pronto a “pagare” per le sue responsabilità, Turetta ha messo anche nero su bianco altri elementi che potrebbero far ritenere che la linea difensiva punterà, da un lato, ad escludere la premeditazione, su cui la Procura di Venezia ha diversi indizi, e dall’altro a verificare eventuali vizi di mente del giovane.

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