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giovedì 13 Giugno 2024 - 16:04
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I RISTORATORI E LA “PALESE VIOLAZIONE”

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La Nuova circolare del Viminale per cercare di fare chiarezza sull’applicazione del Green pass. Il resoconto di Guerzoni e Sarzanini per il Corriere.

«I gestori dei locali pubblici sono obbligati a chiedere il green pass ai clienti, ma non il documento di identità. Possono però farlo in caso di palese violazione». Dopo giorni di dubbi e proteste da parte dei ristoratori il Viminale chiarisce le modalità per gli ingressi. E nella circolare trasmessa a prefetti e questori ribadisce quanto era stato sottolineato da Palazzo Chigi: «Vanno intensificati i controlli delle forze dell’ordine». Il documento viene firmato in serata dal capo di gabinetto della ministra Luciana Lamorgese, il prefetto Bruno Frattasi, dopo consultazioni e verifiche incrociate tra il ministero dell’Interno, quello della Salute e Palazzo Chigi. Il Dpcm firmato il 17 giugno dal presidente del Consiglio Mario Draghi inseriva infatti «i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi» nell’elenco dei «soggetti deputati a svolgere la verifica delle certificazioni verdi e di conoscere le generalità dell’intestatario» e questo aveva provocato la rivolta dei gestori dei locali pubblici «perché non siamo poliziotti, i controlli non spettano a noi». Dal 6 agosto bisogna avere la certificazione per dimostrare di essere vaccinati almeno con la prima dose, essere guariti dal Covid 19 nei sei mesi precedenti, avere un tampone con esito negativo effettuato nelle 48 precedenti per partecipare a una serie di attività. L’elenco comprende: Servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per il consumo al tavolo, al chiuso; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre; piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso; sagre e fiere, convegni e congressi; centri termali, parchi tematici e di divertimento; centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi, e le relative attività di ristorazione; sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò. Il decreto individua due fasi: «La prima consiste nella verifica del possesso della certificazione verde da parte di chi intende accedere alle attività. La seconda nella dimostrazione della propria identità mediante un documento che ha come scopo contrastare i casi di abuso o di elusione». Frattasi chiarisce che la seconda «non ricorre indefettibilmente» perché è «a richiesta dei verificatori» e quindi «dei pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni». Per i gestori rimane «la natura discrezionale sulla verifica dell’identità della persona che esibisce la certificazione», che diventa però «necessaria quando appaia la manifesta incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella stessa certificazione». Una linea confermata dal Garante della Privacy in risposta a un quesito della Regione Piemonte. L’Authority concede il via libera alla «possibilità» per i gestori di controllare i documenti di identità, ma senza prevedere obbligo: «Le figure autorizzate alla verifica dell’identità personale sono indicate nell’articolo 13 del Dpcm del 17 giugno 2021 e quindi anche i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi». I gestori temono di dover pagare le multe se nel locale viene individuato un cliente con green pass contraffatto, ma la circolare sottolinea che «qualora si accerti la non corrispondenza fra il possessore della certificazione e l’intestatario della medesima, la sanzione si applica solo all’avventore, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità a carico dell’esercente». Per i grandi eventi e gli stadi il Viminale chiarisce: «Possono essere abilitati alle verifiche i cosiddetti steward, ossia il personale iscritto negli appositi elenchi dei questori, il cui impiego in servizi ausiliari delle forze di polizia è previsto negli impianti sportivi». È un post pubblicato sulla pagina di Palazzo Chigi su Instagram a ricordare che «per verificare se una certificazione verde è autentica bisogna utilizzare l’app gratuita VerificaC19 installata su un dispositivo mobile (non è necessario avere una connessione internet). L’app non memorizza le informazioni personali sul dispositivo del verificatore».

Che cosa accade negli altri Paesi europei? In Francia ci vuole un braccialetto al polso per viaggiare. Il racconto di Marco Cicala per Repubblica.

«In fondo al corridoio che porta ai binari dell’Alta velocità ti aspetta un cordone di ragazzotti dall’aria non minacciosa però determinata. Ognuno con un borsone a tracolla. Appena superato lo sbarramento ti senti un po’ come un pollo certificato bio o un caciocavallo con bollino Dop. Perché, una volta verificato il Green Pass – nel mio caso italiano – quei giovanotti hanno estratto dal sacco un braccialetto adesivo numerato (919826, il mio) per sigillartelo al polso. Esperienza non esattamente gradevole. Ma tant’ è. Emergenza oblige . Sulla fascetta – che dovrai mostrare anche salendo sui vagoni, durante il viaggio e all’arrivo – c’è scritto: “In treno, tutti responsabili”. Da lunedì è la procedura standard in vigore nelle stazioni francesi per i treni a lunga percorrenza. È il – contestatissimo – Pass in versione “hard” esteso dal presidente Emmanuel Macron a trasporti, ospedali, grandi centri commerciali, bar e ristoranti. Ma, alla Gare de Lyon, tra la gente diretta verso le spiagge del Sud, non si avverte irritazione: file fluide, pochi assembramenti. Giusto qualche ingorgo davanti all’ormai irrinunciabile chiosco del sushi da asporto. L’impressione è che, per non innervosire la clientela, si sia scelta la linea della vigilanza morbida e soprattutto della super-assistenza al viaggiatore. La garantisce un piccolo esercito di addetti dalle pettorine multicolori. Salvo sviste, ne ho contate di sei tonalità diverse: azzurra (controlli Green Pass); blu scuro (informazioni alle biglietterie); rossa (informazioni per l’Alta velocità – in tutto il Paese 750 treni e 400mila passeggeri al giorno); arancione (sicurezza); viola (informazioni turistiche); blu chiaro (pulizie). Per i distratti c’è sempre il tampone rapido dell’ultimo minuto: «Da lunedì siamo un po’ oberati di richieste, ma stiamo prendendo la mano » sorride una farmacista all’interno della Gare. Intanto gli altoparlanti martellano come un grido di battaglia lo slogan trinitario della campagna anti-Covid sul fronte delle ferrovie: “Un biglietto. Una mascherina. Un Pass sanitario”».

In Germania Merkel & C hanno deciso ieri: basta tamponi gratis da ottobre a chi non si vaccina. Sebastiano Canetta da Berlino per Il Manifesto.

«Obbligo di test negativo per accedere negli ambienti chiusi (chiese comprese) se l’indice di contagio supera i 35 casi ogni 100 mila abitanti negli ultimi 7 giorni, e fine dei tamponi gratuiti per chi rifiuta di vaccinarsi a partire dal prossimo 11 ottobre. Così hanno stabilito ieri la cancelliera Angela Merkel e i governatori dei 16 Land riuniti nella videoconferenza dedicata alle misure di contenimento della quarta ondata della pandemia, oltre che ai ristori per chi è stato colpito dalla maxi-alluvione di fine luglio. Con il placet della maggioranza di governo compatta sul nuovo corso della gestione dell’emergenza Covid-19 e le forti critiche dell’opposizione che chiedeva provvedimenti diametralmente opposti: da Linke e Verdi contrari ai test a pagamento e pronti a denunciare l’inerzia della Groko (abbreviativo di Grosse Koalition ndr) nei confronti della scuola, ai liberali che puntavano a esentare vaccinati e guariti da ogni genere di restrizione. A premere per non allentare il giro di vite, rinnovando così lo stato di emergenza formalmente in vigore dalla primavera 2020, sono stati soprattutto il governatore di Berlino, Michael Müller (Spd) e il premier bavarese Markus Söder (Csu) in prima fila nella lotta alla «pandemia dei non vaccinati». Oltre al ministro delle Finanze, Olaf Scholz, candidato cancelliere dei socialdemocratici, convinto che «i test non devono più pesare sulle tasse visto che in Germania ora ci sono abbastanza vaccini per tutti». Finora il suo dicastero alla voce tamponi ha speso oltre 3,7 miliardi di euro. Più o meno ciò che ha sostenuto Söder («chi non vuole vaccinarsi paghi») e l’esatto contrario della strategia suggerita da Linke e Verdi. «Invece di mettere in discussione misure collaudate come i test gratuiti governo e Land dovrebbero migliorare ciò che fa davvero la differenza, cioè mettere il “turbo” alle vaccinazioni» riassume la co-segretaria Linke, Susanne Hennig-Wellsow. Prima di puntare il dito contro la Groko rea di avere lasciato soli insegnanti e studenti. «Ciò che mi fa davvero arrabbiare è che anche nel vertice di ieri non si è fatto alcuno sforzo per rendere le scuole a prova di Covid prima dell’autunno. Non si può proteggere studenti e insegnanti solo con l’aerazione delle aule» scandisce la leader della Sinistra. Ma «prima la scuola!» è anche la parola d’ordine di Annalena Baerbock, leader dei Verdi e aspirante-cancelliera: vuole evitare qualunque forma di lockdown scolastico e a riguardo chiedeva a Merkel «una chiara promessa politica». Proprio la scuola rimane il fattore decisivo per la gestione della pandemia in Germania. Nonostante lo stato di emergenza l’istruzione resta una materia di stretta competenza dei Land che però, in nome del federalismo, continuano a varare regole a macchia di leopardo. Colpa del calendario scolastico diverso in ogni Stato ma anche dell’indice di contagio che investe in modo diverso le singole regioni. Già da una settimana gli studenti del Mecleburgo-Pomerania e dello Schleswig-Holstein sono tornati alle lezioni in presenza dopo la pausa estiva, mentre lunedì hanno aperto i battenti anche le scuole di Berlino; in Baviera invece l’anno scolastico comincerà fra oltre un mese. In attesa della ripartenza generale fanno “scuola” le misure adottate dai due Land del Nord. In Mecleburgo-Pomerania e Schleswig-Holstein studenti e insegnanti devono indossare la mascherina nelle aule ma chi non è vaccinato deve anche sottoporsi al test due volte alla settimana. In compenso viene nuovamente permesso agli studenti di riunirsi in gruppo all’aperto senza mascherine. In più da lunedì prossimo si comincerà a offrire il vaccino a tutti i maggiori di 16 anni. Attualmente in Germania il vaccino è stato somministrato a 45,8 milioni di persone (55,1%) mentre il 62,5% ha ricevuto la prima dose. L’indice di contagio nazionale ieri era a quota 23,5 con 2.480 nuovi casi rispetto a sette giorni fa secondo i dati dell’Istituto Robert Koch».

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