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giovedì 13 Giugno 2024 - 15:46
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IL PAPA E ORBÁN: DUE IDEE DI EUROPA

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Il confronto diretto fra il Papa e il Presidente ungherese alla fine c’è stato. E non è stato per niente “diplomatico” o formale. Si sono paragonate due idee di Europa e di convivenza, che sono opposte. Paolo Rodari per Repubblica.

«Nel cuore dell’Europa sovranista, teatro spesso di un cristianesimo tentato dalle chiusure, il Papa rilancia il Vangelo dell’accoglienza. Uscendo dal colloquio con il premier Viktor Orbán nel primo giorno del viaggio a Budapest e Slovacchia (fino a mercoledì) – l’ultimo con Alitalia a cui ha voluto dire «grazie» – Francesco incontra i vescovi ungheresi e usa parole inequivocabili: le diverse etnie presenti, i migranti, sono una realtà che «almeno in un primo momento spaventa». Ma, dice in scia a dei versi del poeta e pastore protestante slovacco Samo Chalupka, anche se «la diversità fa sempre un po’ paura perché mette a rischio le sicurezze acquisite e provoca la stabilità raggiunta, è una grande opportunità per aprire il cuore al messaggio evangelico: amatevi gli uni gli altri». Per questo non ci si deve chiudere «in una rigida difesa» di una «nostra cosiddetta identità» ma «aprirci all’incontro con l’altro». È stato il premier ungherese a rilanciare per primo ieri mattina su Facebook la foto che immortala il momento della stretta di mano fra lui e Bergoglio. Secondo la Santa Sede il clima dell’incontro, a porte chiuse, durato in tutto quaranta minuti e a cui hanno partecipato anche il presidente della Repubblica János Áder e i vertici della segreteria di Stato vaticana Pietro Parolin e Paul Richard Gallagher, è stato cordiale. Si è parlato del ruolo della Chiesa nel Paese, dell’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, della difesa e della promozione della famiglia. Ma non solo. Orbán ha chiesto a Francesco «di non far perire il cristianesimo in Ungheria». Il Papa gli ha risposto poche ore dopo durante l’incontro ecumenico di Bratislava: «È difficile esigere un’Europa più fecondata dal Vangelo senza preoccuparsi che non siamo ancora pienamente uniti tra noi nel continente e senza avere cura gli uni degli altri». Orbán, che dopo la presa di potere dei talebani in Afghanistan aveva detto di voler «proteggere l’Ungheria dalla crisi dei migranti», ha provato a portare Bergoglio sul terreno della difesa identitaria dell’Europa cristiana. Anche il regalo consegnatogli, una copia della lettera che il re ungherese Béla IV nel 1250 aveva scritto a Innocenzo IV per chiedere l’aiuto dell’Occidente contro i tartari che minacciavano l’Ungheria cristiana, a questo mirava. Il Papa, tuttavia, che temeva la strumentalizzazione politica dell’incontro, ha continuato per la sua strada. All’Angelus, con Orbán in prima fila ad ascoltarlo, ha ricordato che cosa insegna la croce cristiana: se «il sentimento religioso – ha detto – è la linfa di questa nazione, tanto attaccata alle sue radici», la croce, «oltre a invitarci a radicarci bene, innalza ed estende le sue braccia verso tutti: esorta a mantenere salde le radici, ma senza arroccamenti; ad attingere alle sorgenti, aprendoci agli assetati del nostro tempo. Il mio augurio è che siate così: fondati e aperti, radicati e rispettosi ». Per il Papa le minacce a cui va incontro l’Europa sono diverse. Fra queste quella «dell’antisemitismo» che, ha detto il vescovo di Roma, «ancora serpeggia». «È una miccia che va spenta». «Dobbiamo impegnarci a promuovere insieme una educazione alla fraternità, così che i rigurgiti di odio che vogliono distruggerla non prevalgano».

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