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IL PATTO DEI SOTTOMARINI FRA USA, GB E AUSTRALIA

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C’è un fatto di grande rilievo internazionale sui giornali di mezzo mondo: il patto siglato fra Usa, Gran Bretagna e Australia per fabbricare nuovi sottomarini nucleari che sorveglino il Pacifico. Il Corriere della sera lo racconta con Guido Santevecchi.

«Una nuova alleanza militare a tre promette di rafforzare la presenza occidentale nel Pacifico di fronte agli obiettivi strategici di Pechino, che sotto gli ordini di Xi Jinping negli ultimi dieci anni si sono estesi da Taiwan a quasi tutto il Mar cinese meridionale. È un «patto subacqueo» quello lanciato da Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia, perché Washington e Londra si sono impegnate a fornire agli australiani la tecnologia per costruire 8 sottomarini a propulsione nucleare, armati con missili da crociera. Non hanno citato la Cina, il presidente Joe Biden e i premier Boris Johnson e Scott Morrison, riuniti in videoconferenza per annunciare la costituzione dell’intesa trilaterale di sicurezza Aukus (Australia, United Kingdom e Usa). Ma è chiaro che i sottomarini permetteranno agli australiani di intervenire nel Pacifico, dando man forte nel contrasto della flotta cinese. L’accordo è storico anche perché finora Washington aveva condiviso il suo know-how sui propulsori nucleari per sottomarini solo con i fidati britannici. La reazione del portavoce degli Esteri cinese è da copione: «Una prova di mentalità da guerra fredda, una mossa estremamente irresponsabile che mina la pace regionale e spinge la corsa alle armi». La reazione più dura contro Aukus però è venuta da un altro alleato occidentale: la Francia. Gli otto sottomarini nucleari, infatti, sono destinati a silurare e affondare una grande commessa che aveva assegnato al Naval Group di Parigi (unita all’italiana Fincantieri nella joint-venture Naviris) la fornitura di 12 unità con motori diesel per la Royal Australian Navy. Un affare da 37 miliardi di dollari, negoziato tra Parigi e Canberra nel 2016 e definito il «contratto del secolo». Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha rispolverato la frase usata nel 1940 per denunciare la dichiarazione di guerra italiana: «Un coup dans le dos», una pugnalata alle spalle. La Francia ha cancellato un gala che si sarebbe dovuto tenere stasera nella sua ambasciata di Washington per celebrare le relazioni con gli Stati uniti. Parigi chiede anche solidarietà all’Unione Europea. Rivolto a Biden, il capo della diplomazia francese ha recriminato: «Questa decisione unilaterale, brutale e imprevedibile, assomiglia molto a quel che faceva Trump». In questo, Le Drian è d’accordo con la lettura cinese: «Siamo al trumpismo senza più Trump». I cinesi sono tanto più colpiti perché la settimana scorsa Biden aveva telefonato a Xi offrendo un incontro al vertice (magari durante il G-20 di ottobre a Roma). Il presidente americano però si era ben guardato dal rivelare al leader cinese l’imminente lancio del patto Aukus, che prevede anche cooperazione con britannici e australiani su cybersicurezza, intelligenza artificiale e sviluppo di computer quantistici. Ma sono gli otto sottomarini che agitano i sogni di potenza di Xi. Solo sei potenze hanno finora in linea unità a propulsione nucleare, che permettono missioni più lunghe e più furtive: la flotta cinese ne conta 18. «I battelli australiani con i loro missili Tomahawk d’attacco mandano un messaggio forte a Pechino, inimmaginabile solo dieci o ancora cinque anni fa», osserva l’esperto militare Vipin Narang del MIT di Boston. La commessa francese era per unità a propulsione diesel, utili per le acque intorno all’Australia e la protezione delle sue linee commerciali vitali. I sommergibili con motori nucleari potranno pattugliare tutto il Mar cinese meridionale e sorvegliare lo Stretto di Taiwan. E infatti da Taipei arriva la soddisfazione dell’ex capo di stato maggiore Lee Hsi-ming, : «L’Australia con i suoi 8 sottomarini avrà un pugno capace di raggiungere la Cina continentale». L’entusiasmo dell’ammiraglio è giustificato dal commento minaccioso di Pechino subito dopo il ritiro inglorioso degli americani da Kabul: «L’Afghanistan è un presagio per Taiwan: al momento della prova, gli Stati Uniti abbandoneranno anche l’isola al suo destino» (la riconquista cinese, ndr ). Secondo i piani, i sottomarini saranno costruiti ad Adelaide, sulla costa meridionale dell’Australia. Ma ci vorranno anni. Mentre nasceva Aukus, i giapponesi inseguivano un sottomarino cinese nelle loro acque, gli americani osservavano unità cinesi al largo dell’Alaska, i sudcoreani lanciavano il loro primo missile balistico da un sottomarino, il nordcoreano Kim giocava con un treno lanciamissili, i taiwanesi svolgevano grandi manovre contro una possibile invasione cinese. La sfida nel Pacifico detterà l’agenda internazionale nei prossimi anni».

Mattia Feltri nella sua rubrica sulla prima pagina della Stampa commenta: di fronte alla notizia del giorno noi europei diventiamo “piccoli, piccoli”.

«Sono sempre stato un appassionato di cartine geografiche e da tempo mi riprometto di acquistare un planisfero pacificocentrico, ovvero una mappa del mondo in cui al centro non c’è l’Europa ma l’oceano Pacifico, a destra l’America, a sinistra l’Australia, la Cina, l’India, e l’Europa è lassù, nell’angolo di sinistra, piccola piccola. Dovrò affrettarmi perché sì, il green pass, i no vax, ma la notizia del giorno mi sembra la stipula di Aukus, un patto per la sicurezza fra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia. Per capire la portata: gli Stati Uniti doteranno l’Australia di sottomarini a propulsione nucleare, cioè condivideranno tecnologie belliche avanzate. La Cina l’ha presa malissimo perché sa di che si tratta: gli americani cercano alleati e presenza militare nel fuoco del mondo, dove la Cina spadroneggia, dove si produce il 60 per cento del pil globale e due terzi della crescita, e dove con il Quad – un’intesa commerciale fra Usa, Australia, India e Giappone in alternativa alla Via della Seta – la partita è già cominciata. Vogliamo portare libertà nell’Indo-pacifico, ha detto Biden. Sta mettendo a soqquadro il mondo, rispondono da Pechino. Ah, dimenticavo. Pure l’Ue è furiosa, perché è stata tagliata fuori dal progetto: nessuno s’ è curato di metterla a parte né dei presupposti né degli sviluppi. La Francia è arrivata a dire che Biden è peggio di Trump, in ogni caso l’Ue ha deciso di discuterne in una riunione dei ministri degli esteri. Domani? Dopodomani? No, il 18 ottobre. Guardatela dalla prospettiva giusta, compratevi un planisfero pacificocentrico: noi siamo lassù, nell’angoletto, piccoli piccoli».

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