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IL SUD BRUCIA, MAI COSÌ CALDO

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Record nella cittadina di Floridia in provincia di Siracusa, dove il termometro è arrivato ieri a 48,8 gradi. Ma il bilancio drammatico è quello degli incendi e dei morti. La cronaca del Corriere a cura di Paolo Virtuani.

«Fiamme e temperature record, è la drammatica situazione climatica che deve fronteggiare in questi giorni l’Italia, specie nelle regioni meridionali. Ieri alle 13 è stata registrata la temperatura più alta mai misurata in Europa. Il Sistema informativo agrometeorologico della Regione Sicilia, a Floridia in provincia di Siracusa, ha misurato 48,8 gradi: battuto il precedente record del 1977 di Atene con 48°. Il nuovo record è ufficioso, dovrà essere accreditato dall’Organizzazione meteorologica mondiale. Un precedente record di 48,5 gradi sempre in Sicilia nel 1999 non è mai stato ufficializzato. La Sicilia e le regioni centro-meridionali sono sotto l’influsso di una corrente d’aria di provenienza sahariana che ha fatto schizzare le temperature a livelli mai registrati. Oggi sono dieci le città con bollino rosso per il caldo (Bari, Bologna, Campobasso, Frosinone, Latina, Palermo, Perugia, Rieti, Roma e Trieste), diventeranno 15 domani, quando è previsto il picco di caldo. L’ondata di calore si estenderà a Nord dove le massime nelle zone interne di Toscana, Lazio ed Emilia-Romagna potrebbero toccare i 39-40 gradi, 38 a Roma, 37 in Veneto e Lombardia, 35 in Piemonte. Farà molto caldo sino a Ferragosto, quando nel pomeriggio potrebbero scoppiare temporali su montagne lombarde e Dolomiti. Se non bastasse il caldo, gli incendi stanno devastando le aree verdi. Ieri si sono registrate tre vittime. Una in Sicilia: un agricoltore di 30 anni che, a Paternò (Catania), cercava di spegnere un incendio ed è rimasto schiacciato dal suo trattore. E due in Calabria: un 76enne a Grotteria (dove le fiamme circondano l’intero paese e in molti hanno lasciato le abitazioni) e un 79enne a Cardeto. Entrambi cercavano di difendere i loro poderi dalle fiamme. Sempre in Calabria, dove si registra la situazione più drammatica, quattro persone sono rimaste ustionate a Vinco. Ma non è solo la Calabria a bruciare. Sono state 32 le richieste di intervento aereo ricevute ieri dal Centro operativo aereo unificato della Protezione civile. In Sardegna 44 roghi hanno visto occupate le squadre di soccorso. In Sicilia sono impegnate 4 mila persone nelle operazioni di spegnimento: «Mai vista una catastrofe del genere», ha detto il presidente della Regione, Nello Musumeci. Nel Ragusano le fiamme minacciano l’area archeologica dei Monti Iblei. La Protezione civile regionale ha messo in allerta rossa tutte le province, eccetto Messina in arancione. In Italia dall’inizio dell’anno sono bruciati 102.933 ettari, un’area grande quasi come la provincia di Napoli, quattro volte di più rispetto alla media 2008-2020. Secondo il colonnello Marco di Fonzo, comandante del Nucleo antincendio boschivo dei Carabinieri Forestali, è «un aumento significativo, ma non estremo. Abbiamo mappato oltre 40 cause: dalle ripuliture dei fondi alle bruciature delle stoppe, dai piromani, che sono una percentuale residuale, al vandalismo», dice di Fonzo. «È capitato anche di giovani che hanno dato fuoco per vedere i soccorsi». Tutto il Mediterraneo brucia: la situazione più grave è in Algeria, dove ci sono stati già 69 morti. E tra le vittime ci sono anche gli animali: 20 milioni solo in Italia, secondo una stima di Legambiente. «Sono cifre realistiche e impressionanti», ha commentato la deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente di Leidaa. «Il termine ecocidio descrive ciò che sta accadendo e che si è voluto minimizzare o passare sotto silenzio».

Antonio Maria Mira per Avvenire ha intervistato Antonio Perna, che racconta: avevamo trovato un sistema che funzionava contro gli incendi nell’Aspromonte. Sistema poi abbandonato.

«Vent’ anni fa eravamo riusciti a ridurre del 90% gli incendi nel Parco nazionale dell’Aspromonte. Spendendo molto meno di quello che la Regione Calabria spende oggi per spegnere gli incendi. Il sistema che avevamo inventato è andato avanti per dieci anni. Poi è stato abbandonato. E oggi siamo davanti a un vero disastro. Questo Paese è davvero senza memoria». Si sfoga giustamente Tonino Perna, professore emerito di Sociologia economica dell’Università di Messina, attualmente vicesindaco ‘esterno’ del comune di Reggio Calabria. Vent’ anni fa era il presidente del Parco, inventò e realizzò un sistema che lui definisce ‘semplice’: «Con un bando pubblico affidavamo i boschi dell’Aspromonte a soggetti del Terzo settore, associazioni e cooperative sociali, con un contratto che prevedeva un contributo iniziale del 50%, e l’altro 50% a fine stagione. A patto che fosse bruciato meno dell’1% del territorio affidato. Il principio è sempre quello della responsabilità». Operazione riuscita. Da mille ettari bruciati ogni anno si era scesi a 100-150. Con una spesa di appena 400mila euro. Un successo che ebbe risalto europeo. «Per la prima volta la Calabria era un esempio positivo. Non solo ‘ndrangheta. Venni convocato a Bruxelles per spiegare il nostro sistema». E in Calabria? «In Aspromonte è durato una decina d’anni, nel parco del Pollino, dove lo avevano adottato, un po’ di più. La Regione mi propose di realizzarlo per tutta la Calabria. Feci il conto che ci volevano 3 milioni. E pensi che oggi per tutto il sistema antincendio si spendono 18 milioni con risultati ben diversi. E perché non si fece? Perché mi volevano fare solo un contratto di consulenza. Io invece volevo una struttura e la sicurezza che ci fossero i fondi. Non ho avuto queste garanzie e non l’ho fatto. Mi sembrava più una captatio benevolentiae che una vera volontà. Eppure ci avrebbero lavorato tante associazioni e cooperative, mentre ora ci guadagnano società che spesso vengono da fuori regione». (…) Terreni che possono prendere fuoco senza che nessuno intervenga. Perché il suo sistema venne abbandonato? «Per inerzia, per mancanza di convinzione. E forse anche per rivalsa nei miei confronti». Ma oggi funzionerebbe come allora? «Assolutamente sì. Siccome gli incendi non riusciamo a prevenirli, per la molteplicità delle cause, bisogna trovare il modo di spegnerli appena partono, ricreando un rapporto col territorio. Invece, strana coincidenza, quando la Regione firma i contratti con le società private che gestiscono l’antincendio e gli elicotteri, partono gli incendi. Non è una prova, ma il sospetto c’è: queste società vivono perché ci sono gli incendi. L’esatto contrario del vostro metodo. È così, è oggettivo. E poi hanno eliminato il Corpo forestale, una vera sciocchezza. Ora sono solo i Vigili del fuoco a poter intervenire per spegnere gli incendi. Ma sono pochi e, pur impegnatissimi, non abituati a operare in montagna, ma in città o vicino ai centri abitati».

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