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IN FRANCIA ANCORA SCONFITTI LE PEN E MACRON

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Secondo turno alle amministrative in Francia con affluenza molto bassa. Sconfitti il partito populista della Le Pen, e quello di Macron. Tutte le Regioni francesi vengono guidate o da gollisti della destra classica o da esponenti della sinistra. Possibile che Macron promuova un rimpasto di governo prima della festa del 14 luglio. Stefano Montefiori sul Corriere.

«Il soffitto di cristallo, che impedisce al partito di Marine Le Pen di entrare nelle istituzioni, resiste ancora: zero regioni al Rassemblement national. Al secondo turno i cittadini hanno espresso la disaffezione verso la classe dirigente non con un voto di protesta o anti-sistema, come speravano i lepenisti, ma non andando proprio alle urne. L’astensione sfiora il 66%, un livello davvero allarmante per una democrazia. La lunga marcia di Marine Le Pen per normalizzare il Front National divenuto Rassemblement national (RN) e trasformarlo in un partito come gli altri, cioè legittimato a governare, ottiene un risultato paradossale: il partito fa forse meno paura, ma la base non si è mobilitata, gli elettori tradizionali di Marine Le Pen – classi popolari e giovani – hanno preferito restare a casa piuttosto che votare per un partito diventato, appunto, come gli altri. Così il RN pur normalizzato o quasi continua a non governare. Non conquista neanche la PACA (Provence-Alpes-Côte d’Azur), che sembrava finalmente alla sua portata e che avrebbe sancito il radicamento nelle istituzioni di almeno una delle due anime che compongono il partito: più sociale e attenta alle questioni economiche delle classi disagiate al Nord, più identitaria e concentrata su sicurezza e lotta all’immigrazione al Sud. Thierry Mariani, ex gollista ed ex ministro di Sarkozy, amico del presidente russo Putin e del dittatore siriano Assad, sembrava l’uomo giusto per portare i lepenisti alla vittoria nella regione di Nizza, ma si è fermato al 43% contro il 57% del presidente uscente, Renaud Muselier dei Républicains (la destra gollista) sostenuto dai macronisti della République en Marche. Nonostante le manovre per rivolgersi a strati più ampi della società, Mariani fallisce proprio come avevano fallito prima di lui Jean-Marie Le Pen e sua nipote Marion Maréchal. Zero regioni anche per La République en Marche, il partito della maggioranza presidenziale, nato dal nulla nel 2016 per sostenere il cammino di Emmanuel Macron verso l’Eliseo e ancora lontano dal riuscire a impiantarsi a livello locale. Una sconfitta attesa, ma che potrebbe comunque spingere Macron a un rimpasto di governo prima della festa del 14 luglio. Il voto di ieri segna un apparente ritorno alla divisione classica tra destra – che ottiene sette regioni – e sinistra (con un’avanzata dei verdi al suo interno), che ne conserva cinque. I candidati uscenti vengono tutti riconfermati, più per stanchezza, vista l’astensione, che per entusiasmo».

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