L’invenzione del giovane olandese Boyan Slat, fondatore di The Ocean Cleanup, sta rivoluzionando la lotta all’inquinamento marino agendo direttamente dove il problema nasce: i fiumi. Il cuore della tecnologia si chiama Interceptor, un catamarano hi-tech alimentato interamente da pannelli solari che funge da vero e proprio “aspirapolvere” fluviale. Sfruttando la corrente naturale del corso d’acqua, una barriera galleggiante convoglia i rifiuti verso la bocca del macchinario, dove un nastro trasportatore li solleva e li smista automaticamente in sei grandi cassonetti interni. Una volta riempiti, il sistema avvisa tramite cloud una squadra locale per lo svuotamento. È un sistema autonomo, capace di raccogliere fino a 100 tonnellate di plastica al giorno, già operativo con successo in metropoli come Giacarta, Santo Domingo e Bangkok.
Tuttavia, sorge spontanea la domanda sul perché questa tecnologia non venga applicata a criticità locali come il fiume Sarno o il Volturno, che riversano costantemente detriti nel Golfo di Napoli. La realtà è che l’adozione dell’Interceptor nel contesto campano scontra con ostacoli di varia natura. In primo luogo vi è una questione morfologica: i fiumi napoletani hanno spesso portate irregolari e alvei soggetti a forte sedimentazione che rendono complessa la navigazione e il posizionamento di una struttura così imponente. Inoltre, l’inquinamento dei nostri corsi d’acqua non è fatto solo di macro-plastiche galleggianti, ma è caratterizzato da una massiccia presenza di reflui industriali e batteriologici che richiedono impianti di depurazione chimico-fisica, un compito che l’Interceptor, progettato solo per i solidi, non può assolvere.
Infine, pesano i fattori logistici e burocratici. La gestione dei rifiuti fluviali in Italia coinvolge numerosi enti – dai Comuni alle Autorità di Bacino fino alla Regione – rendendo difficile l’iter per l’installazione e la manutenzione costante di simili dispositivi. Nonostante ciò, si stanno testando alternative più adatte al territorio, come le barriere mobili sperimentate sul Garigliano, che intercettano i rifiuti a riva senza la necessità di un’imbarcazione autonoma. La sfida per Napoli, dunque, non è solo tecnologica ma strutturale: l’invenzione olandese è un ottimo rimedio ai sintomi, ma la cura definitiva resta il completamento dei collettori fognari e il contrasto ai versamenti abusivi che avvengono a monte.
Interceptor, la tecnologia che ferma la plastica nei fiumi ma si scontra con i limiti della Campania
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