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IO ITALIANO MI ARRUOLO NELLA LEGIONE STRANIERA UCRAINA

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Kiev 27 Febbraio 2022 il presidente dell’Ucraina fa questo tweet  “Per sostenere la resistenza contro gli occupanti russi e difendere la sicurezza globale, stiamo formando una legione internazionale”. Dopo l’annuncio del presidente ucraino Marco (nome di fantasia) non ci pensa un secondo. Dalla Bolivia prende un volo per Milano e torna in Italia: vuole arruolarsi per difendere l’Ucraina. Sembra che siano migliaia i volontari che da tutto il mondo stanno facendo domanda per partire verso il paese assediato da Vladimir Putin per questo le pratiche di arruolamento sono veloci, due giorni e si parte. «Quello dell’Ucraina è un grido di aiuto. Di fatto sono soli, anche se la Nato fornisce armamenti, cibo, servono uomini sul terreno. Chi ha fatto il militare capisce che quella colonna di carro armati lunga 60 chilometri è un segnale forte: Putin vuole distruggere Kiev e non so se si fermeranno solo alla capitale», racconta Marco con voce ferma e tranquilla. La sua paura è quella che la Russia punti addirittura alla Polonia; per lui vedere anziani, bambini, donne che restano a difendere il territorio, imbracciando fucili per la prima volta o contribuendo con la creazione di molotov, fa male. «Preferisco aiutare concretamente invece che mandare soldi o vestiti». Per questo martedì 1° Marzo si reca al consolato ucraino a Milano dove, dopo una breve intervista, firma tre fogli: una lettera in bianco in cui dice che si arruola come volontario nella Legione Straniera di Difesa Territoriale dell’Ucraina, un foglio con i suoi dati e la fotocopia dei documenti. Unica domanda: se ha passate esperienze militari. Marco firma subito di fronte a un funzionario ucraino e una donna che traduce tutto quello che dice. Lo stringono in un grande abbraccio e lo ringraziano. «Mi hanno detto che sono il terzo-quarto italiano che ha chiesto di arruolarsi, la maggior parte va all’ambasciata di Roma e gli appartenenti alla legione straniera non passano neanche di lì: hanno dei pass speciali». Per un decreto ministeriale ucraino del 2016 ai sensi della normativa sul servizio militare nelle Forze Armate degli stranieri e degli apolidi, un cittadino straniero può, su base volontaria, arruolarsi nelle forze armate, comprese quelle di difesa territoriale. Ma se la legislatura ucraina è aperta a riguardo, quella italiana lo è meno. La maggior parte dei paesi occidentali, compresa l’Italia, ha leggi che puniscono l’unirsi a ranghi militari stranieri. Dopo i fatti di Parigi del 2015, poi, e il decreto antiterrorismo, imbracciare armi fuori dal territorio italiano può portare a una condanna da tre a sei anni. Per alcuni si è chiuso spesso un occhio. Ma molti italiani andati in Siria a fianco dei curdi hanno subito processi e condanne, com’è stato per Eddi Marcucci, sorvegliata speciale dal 2020. Nessuno sconto invece per chi si è unito all’Isis. Al momento solo il governo britannico ha dato il suo benestare ai giovani combattenti. «Noi andiamo per difendere, non per provocare – dice Marco – Non interessa se ci sarà la prigione per me una volta tornato in Italia: ora voglio andare a salvare vite».Marco racconta di aver intuito che stanno mandando tutti a Kiev, perché ceceni e russi stanno circondando la città e puntano ad abbatterla. Lì ci sarà la grande resistenza, c’è da capire se la Russia vuole fare una carneficina o se è solo pressione psicologica. Se prendono Kiev è finito tutto, lui è un franco tiratore cecchino, la probabilità che finisca nella capitale è alta. Ha già un volo per mercoledì, ma non sa se riuscirà a prenderlo: «Devo aspettare le placche di riconoscimento con i miei dati e devono confermarmi tutti gli spostamenti. So già che la comunicazione lì sarà difficile, i nostri telefoni non prendono, la connessione è saltata ovunque, le reti sono state distrutte». Forse daranno dei telefoni ai volontari, hanno consigliato a tutti di avere una lista con i numeri di emergenza e da chiamare, ma è difficile che queste chiamate avverranno: gli ucraini hanno paura di essere intercettati. A poche ore dalla partenza per l’Ucraina, Marco ha avvisato della sua scelta il padre e il suo migliore amico, da cui è ospite in questo momento. «Non ci credo ancora che abbia preso questa decisione. Sono senza parole, sto male perché so che non è un gioco questo», dice l’amico. Alle spalle si è lasciato la Bolivia, dove vive da due anni, un lavoro, una relazione, che ha troncato prima della partenza senza dire alla sua compagna il perché: «È la cosa migliore per lei. Deve andare avanti nella sua vita personale e professionale. Non può stare a preoccuparsi se io sono vivo o no. Ho già fatto testamento, so che le probabilità di sopravvivere sono poche, forse meno del 50 per cento», dice con il tono sereno che mantenuto per tutto il tempo. Non è freddo, ma consapevole. Alla fine della discussione Marco aggiunge: «Dimenticavo, sono nato in Russia, da una famiglia russa che non poteva mantenermi, mi hanno messo in un orfanotrofio e sono stato adottato a sette anni. Ho sangue russo, ma lì Putin sta bombardando anche i russi».

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