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domenica 8 Marzo 2026 - 14:50
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Israele blocca i pacchi alimentari per Gaza contenenti cibi ad alto valore energetico

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Nei magazzini di Genova giacciono ancora trecento tonnellate di aiuti alimentari raccolti da cittadini, associazioni e scuole per Gaza. Scatole piene di pacchi familiari, preparati con cura, che contengono biscotti, marmellate, miele, pasta e altri alimenti ad alto valore energetico. Prodotti scelti con attenzione perché pensati per i più vulnerabili: i bambini, le donne in gravidanza, gli anziani. Eppure, nonostante la loro urgenza, quei pacchi non sono mai partiti.

Le regole imposte per il loro ingresso a Gaza hanno trasformato un gesto di solidarietà in un labirinto burocratico. Israele ha chiesto che vengano tolti proprio i prodotti più nutrienti, quelli che avrebbero potuto garantire un apporto calorico sufficiente a chi sopravvive con poco o nulla. Per chi ha partecipato alla raccolta, questo significa snaturare la donazione: non è solo cibo, ma un segno di vicinanza, un modo per dire “non siete soli”. Una carezza, nel gelo disumanizzante del genocidio in corso. Eliminare quegli alimenti equivale a svuotare di senso l’intero progetto.

Probabilmente ciò che non potrà entrare a Gaza verrà distrutto

A peggiorare le cose, c’è l’obbligo di affidare i pacchi a un ente intermedio, con il rischio che ciò che viene tolto venga distrutto. Un’ipotesi che ha indignato volontari e sostenitori, che in questi mesi hanno lavorato senza sosta per raccogliere ogni scatola, spesso con piccoli gesti quotidiani: una spesa in più al supermercato, un barattolo di miele messo da parte, un pacco di biscotti donato da una famiglia.

A Genova, per non lasciare cadere nel silenzio questa vicenda, il presidente della onlus genovese Music for Peace, Stefano Rebor ha organizzato una fiaccolata per oggi, 27 settembre. Strade illuminate da candele, bandiere della pace e striscioni con una speranza: riuscire a recapitare gli aiuti integri e senza compromessi a Gaza. Sarà prevista la presenza di associazioni, sindacati, parrocchie e semplici cittadini. Molti genitori porteranno i figli per far capire loro cosa significa solidarietà. In questa storia, più dei numeri, contano i volti. I volti di chi ha donato con fiducia, e quelli — lontani, invisibili — di chi avrebbe dovuto ricevere quei pacchi. Volti che restano collegati da un filo fragile, sospeso tra speranza e ostacoli. È questo il senso profondo della mobilitazione: ricordare che dietro ogni scatola c’è una mano che tende all’altra, e che nessuna politica dovrebbe spezzare quel legame. Oltre che le vite, e l’umanità della gente.

 

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