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venerdì 19 Luglio 2024 - 23:31
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Italia, Spalletti: “Dicono l’importante è vincere. No, l’importante è giocar bene…”

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Luciano Spalletti, commissario tecnico della Nazionale italiana, ha parlato in conferenza stampa dopo il match d’esordio di EURO 2024 contro l’Albania. L’ex tecnico del Napoli tra le tante domande si è soffermato su un concetto da sempre oggetto di dibattito nel calcio: conta vincere o giocare bene?

Può vincere l’Europeo questa Italia?
Tutti mi dicono la stessa cosa, anche i miei dirigenti di adesso: ‘Mister, l’importante è vincere…” Da quando ho iniziato ad allenare i bambini l’importante è vincere. No, non sono d’accordo: l’importante è giocare bene. Per diventare l’allenatore della Nazionale c’è una strada sola, quella del gioco. Bisogna giocare a calcio, altrimenti ci sono squadre di livello superiore. Se tu vai a giocare con le stesse cose delle squadre di livello superiore loro vincono. Noi nel primo tempo eravamo un po’ bassi, per cui bisogna tenere la palla di più perché sulle pallata siamo più in difficoltà. Con Cristante, Darmian e Folorunsho, nel finale, avevamo una squadra più fisica, ma a noi ci salva solo il gioco ed essere squadra, altrimenti non riusciamo ad essere del livello del calcio europeo. Poi è chiaro che dopo aver giocato bisogna anche essere cattivi, fisici, però questa è la strada corretta per poter sognare qualcosa“.

Quanto di ciò che volevi vedere hai visto?
Ho visto tante cose perché poi non siamo mai stati in affanno e il fatto di provare a giocare anche quella rimessa laterale all’inizio è il tentativo di andare a fare ciò che ci siamo detti in questi giorni. Poi avere tanti centrocampisti di qualità ti dà una grossa mano per questi passaggini che sembrano inutili e invece creano lo spazio per andare a creare la situazione importante. E’ chiaro che te ne devi accorgere, devi andare a sfidarla quella opportunità che ti sei creato. Devi prendere delle decisioni e noi alcune volte ci abbiamo rinunciato, magari tenendo ugualmente palla però c’era qualche cosa di più a disposizione per quello che ci siamo creati e per come ce lo siamo creati“.

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