La psicologia del Black Friday: il potere della FOMO e il vantaggio dei negozi.

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Il Black Friday nasce in America negli anni ’60 a Philadelphia, soprannominato così dalla polizia per via del caos post Ringraziamento. Milioni di persone si riversavano in strada per dare ufficialmente inizio allo shopping natalizio.

Il primo “Balck Friday” non aveva nulla a che fare con lo shopping, nel 1869, sempre negli USA, questo termine indicava il crollo della Borsa causata da due speculatori, Gould e Fisk.

Quasi dopo un secolo si discostò da questo significato negativo per poi ricoprirsi del significato attuale.

Nel 1983 si diffuse l’ossessione per una bambola chiamata “Cabbage Patch Kids”, le persone impazzivano pur di potersene accaparrare almeno una. I notiziari dell’epoca la chiamarono “la bambola che ha scatenato la guerra civile natalizia”. Questa fu la prima storia ad essere soprannominata “follia da Black Friday”.

(Vedi foto in evidenza.)

Con l’esplosione dell’e-commerce negli anni 2000, il Black Friday si è trasformato da tradizione americana a evento mondiale, amplificato da offerte lampo, vendite online e campagne marketing massicce.

In Italia, grazie ad Amazon, a partire dal 2013-2014 le promozioni americane iniziano a diffondersi anche qui fino a diventare un appuntamento atteso dagli italiani.

Perché il Black Friday conviene ai negozianti e agli e-commerce? Anche se è pre-natalizio, conviene scontare almeno del 30% i propri prodotti perché l’impatto è spesso positivo per quantità vendute. Oltre al motivo già esplicato, si aggiunge, la movimentazione dei magazzini, la fidelizzazione e soprattutto, per non perdere i clienti, l’adeguamento al resto dei competitors.

Vari studi hanno confermato che chi compra a fine novembre raramente smette di comprare a dicembre, poiché si da per scontato il poco tempo che si dispone per i tanto attesi regali di Natale.

Assieme al Black Friday abbiamo le “flash deals” offerte a tempo, le quali sfruttano la FOMO (fear of missing out), risultato: acquisti impulsivi incrementati fino al 30%. La logica è semplice: se non compro adesso, rischio di perdere l’occasione, il prezzo, o addirittura il prodotto. Durante il Black Friday questo meccanismo psicologico si amplifica perché:

  • gli sconti sono presentati come irripetibili,

  • la durata dell’evento è limitata,

  • la concorrenza tra utenti sembra altissima,

  • social e piattaforme online moltiplicano notifiche e reminder.

Il risultato?
Gli acquisti impulsivi aumentano fino al 30%, e molti consumatori comprano non per reale necessità, ma per evitare la sensazione di essere “rimasti indietro”. Questo rende la FOMO un motore fondamentale del successo commerciale del Black Friday e un tassello chiave della nostra cultura consumistica.

Tuttavia, questo evento si inserisce come un tassello in un puzzle più ampio, quello del consumismo moderno, in cui l’acquisto non risponde più ad una singola esigenza, ma ad un gesto che ci posiziona un gradino in “alto” in una società che non ha più tempo per riflettere.