Centinaia di persone si sono riunite in piazza Nettuno a Bologna per una manifestazione di solidarietà con il popolo dell’Iran e contro la repressione del regime di Teheran. L’evento, promosso dal collettivo Hamsaye insieme ad altri gruppi sociali come Cua, Extinction Rebellion, Làbas e “Non Una di Meno”, ha raccolto lavoratori, studenti e attivisti sotto lo slogan di sostegno alla popolazione iraniana che da settimane è protagonista di una massiccia ondata di proteste interne.
“Jin Jiyan Azadi” – “Donna, Vita, Libertà” – questa la parola d’ordine che ha risuonato fra i manifestanti, non un sostegno al governo ma una richiesta di libertà e giustizia per chi, in Iran, sta rischiando la vita per esprimere dissenso. La frase, diventata simbolo delle lotte contro l’oppressione, riflette la profonda sofferenza che ha investito il paese dopo l’esplosione delle proteste nel 2025 e nei primi giorni del 2026.
Il collettivo Hamsaye e gli altri promotori hanno voluto dare visibilità alla voce degli iraniani che vivono o studiano in Italia, sottolineando che il regime di Teheran da tempo soffoca libertà civili, diritti delle donne e pluralismo politico. Le critiche non si limitano alla sola politica interna del governo iraniano: la manifestazione ha espresso anche contrarietà agli interventi militari esterni come soluzione, in particolare quelli promossi da potenze straniere nel teatro mediorientale.
Il Comune di Bologna ha espresso vicinanza alla causa con un grande striscione esposto su Palazzo d’Accursio, accompagnato dall’opera di un artista locale impegnato nella difesa dei diritti umani. Anche alcune associazioni italiane di tutela dei diritti umani e partiti politici hanno dichiarato sostegno alla manifestazione, vedendola come un messaggio europeo di solidarietà e attenzione verso le lotte per la libertà nel mondo.



