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venerdì 19 Luglio 2024 - 23:22
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L’aumento dei dazi Ue per i veicoli elettrici cinesi, Berlino: “Non vogliamo la guerra con Pechino”

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La Commissione europea ha deciso di elevare dal 17,4% al 38,1% i dazi sulle importazioni di auto elettriche cinesi che “beneficiano di sussidi ingiusti” e “stanno causando una minaccia di danno economico ai produttori Ue”. Tensione nell’Ue. La Germania si dice contraria alle misure e chiede alla Commissione di offrire alla Cina un tavolo di confronto: “Non vogliamo una guerra commerciale”. No anche di Stellantis. Mentre c’è il via libera del governo italiano: ‘Non vogliamo rinunciare alla possibilità di rafforzate l’industria italiana delle Auto’, dice il ministro Urso. Immediata la reazione contro i dazi di Pechino, pronta a rappresaglie commerciali.

L’indagine della Commissione Ue

L’indagine della Commissione Ue sui veicoli elettrici cinesi ha provvisoriamente concluso che “beneficiano di sussidi ingiusti” e che “stanno causando una minaccia di danno economico ai produttori Ue”. Verranno imposti provvisoriamente dei dazi compensativi sulle importazioni. I dazi ai tre produttori cinesi inclusi nel campione saranno: Byd del 17,4%; Geely: 20%; Saic 38,1%. Altri produttori che hanno collaborato all’indagine saranno soggetti a un dazio del 21%, mentre sarà del 38,1% per quanti non hanno collaborato.

I risultati provvisori dell’indagine anti-sovvenzioni dell’Ue indicano che “l’intera catena del valore dei veicoli elettrici a batteria beneficia pesantemente di sussidi ingiusti in Cina e che l’afflusso di importazioni cinesi sovvenzionate a prezzi artificialmente bassi rappresenta quindi una minaccia di pregiudizio chiaramente prevedibile e imminente per l’industria dell’Ue”, segnala l’esecutivo comunitario.

Berlino: “Non vogliamo una guerra commerciale con la Cina”

“I dazi punitivi della Commissione europea si ripercuotono sulle imprese tedesche e i loro prodotti di punta”, dice il ministro tedesco dei Trasporti Volker Wissing. “I veicoli devono diventare più economici attraverso una maggiore concorrenza, mercati aperti e condizioni di localizzazione significativamente migliori nell’Ue, non attraverso guerre commerciali e preclusioni di mercato”.

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