Trieste, ponte di venti e culture, ha riacceso nei primi giorni di settembre la sua vocazione mitteleuropea con il Festival delle Giovani Eccellenze. La città che fu porto imperiale e crocevia di civiltà si è rivelata ancora una volta luogo simbolico dove l’Europa si fa coscienza spirituale e cosmopolita che intreccia i destini dei popoli.
L’evento, curato dall’Atelier di Creatività, non è stato una passerella mondana, ma un rito etico ed estetico che ha esaltato la vera nobiltà, quella del talento donato al bene comune. In un’epoca in cui l’individuo spesso piega il proprio dono all’egoismo e al successo effimero, questi giovani, venuti da Italia, Germania, Slovacchia, Moldavia, Uzbekistan, Thailandia, hanno testimoniato che la vocazione artistica e scientifica, se nutrita da disciplina e spirito di servizio, diventa forza generativa per la società del domani.
Il Festival si è aperto con la mostra Galoppi di libertà, metafora potente, dove le menti giovani infrangono i recinti del conformismo e rivelano nuove direzioni di pensiero. L’arte, qui, non è evasione ma impegno ontologico. Lo ha ricordato il giovane direttore e pianista Luigi Fiore, ribadendo che “l’arte e il bello possono riportare nel mondo valori ormai scomparsi come la coerenza, la sensibilità, l’onestà d’animo”. È il ritorno all’idea platonica di kalokagathìa, l’unità di bello e bene, il talento non come privilegio, ma come dovere morale di testimonianza etica. La musica del duo Bortolotti-Rata e la voce universale del coro Fran Venturini hanno mostrato che l’armonia non conosce confini di lingua né di nazione. Il premio al piccolo Matteo Roncoloni, autore a soli 12 anni di una canzone per la pace, ha ricordato che la poesia infantile custodisce l’innocenza, primo germe della concordia universale. Non meno eloquente la vicenda della pittrice slovacca Izabela Kliska, che ha subito sin dalla nascita varie operazioni invasive, ed è per tutti un esempio di come l’Arte possa portare in sé un’energia curativa, di resilienza, di speranza.
Grazie all’amore per la pittura e per la moda, Izabela è riuscita a superare i problemi gravi di salute e a diventare una modella ed una pittrice che porta gioia con la sua arte. La giovane ventenne è la testimonianza che la libertà dello spirito può superare i limiti del corpo ed anche curarlo. La fotografia a colori e in bianco e nero di Aran Cosentino, premiata dall’ Club UNESCO di UD, è voce di una nuova etica ecologica. Il giovane fotografo di 22 anni, impegnato attivamente in battaglie per la salvaguardia delle zone montane, mostra come la bellezza del creato sia fragile e degna di custodia. Gli ingegneri del Racing Team dell’Università di Trieste, con il loro prototipo di automobile ecocompatibile, incarnano la nuova Bauhaus del XXI secolo: tecnologia, estetica e sostenibilità fuse in un’opera comune, a dimostrare che il talento scientifico non è mai neutro, ma tende verso la responsabilità planetaria. Nella cerimonia al Conservatorio Tartini, l’Arciduca Sandor Asburgo Lorena ha consegnato personalmente le medaglie dell’Associazione benefica Austria Imperialis. Il Festival delle Giovani Eccellenze vede ancora una volta, come nei secoli passati, i nobili casati delle famiglie D’Este e Asburgo uniti per valorizzare le arti, la cultura, la tecnologia. Meravigliose ville, splendidi giardini e parchi e palazzi, oggi patrimonio UNESCO. sono stati ideati e voluti da queste due famiglie che tanta bellezza hanno dato all’Europa del Passato. Oggi i discendenti di quella nobiltà si ritrovano ancora assieme, per aiutare e valorizzare i talenti dei giovani, per parlare con loro di etica e di valori antichi.
La cena di gala, con i Cavalieri e le Dame dell’Ordine caritatevole di San Stanislao e le danze storiche della compagnia “Trieste Ottocento”, non è stata un esercizio di nostalgia, ma il ricordo vivo di un’età in cui l’Europa credeva nella formazione del carattere attraverso l’arte e il decoro. Il passato qui non è evasione, ma radice da cui attingere un ethos per il presente. In un mondo che spesso celebra il successo individuale come idolo e dimentica la dimensione comunitaria del dono, le famiglie Asburgo e D’Este hanno lanciato un messaggio: la giovinezza è chiamata a essere profezia etica, a rimodellare la civiltà non solo con l’innovazione tecnica ma con la rinascita dell’interiorità. Come scriveva Simone Weil, “il bello è la prova che l’incarnazione è possibile”. In questi tre giorni, la città di confine ha mostrato che l’incarnazione del bello nel sociale è ancora possibile; basta riconoscere che il talento è vocazione a servire, non trofeo da esibire. Il Festival Internazionale delle Giovani Eccellenze, sostenuto dall’Atelier di Creatività e dalla Famiglia Vignoli d’Este, ha reso Trieste nuovamente capitale morale della Mitteleuropa, ponte tra generazioni e culture. Un laboratorio di quella civiltà della dignità e della cooperazione che potrà fondare la nuova società etica di domani. Il senso più alto della celebrazione è proprio l’eccellenza non come privilegio, ma come fiamma che illumina il cammino di tutti.










