Vaccini. Stefano Caselli sul Fatto dipinge un quadro disperato della situazione e sottolinea come l’Ema ieri abbia aggiunto confusione a confusione. In qualche modo delegittimando la scelta di Locatelli e Speranza sulla seconda dose.
«Giugno doveva essere il mese della “spallata”, ma purtroppo potrebbe rivelarsi quello della frenata. La campagna vaccinale italiana, infatti, sembra risentire dell’incertezza seguita alla giravolta su AstraZeneca (divieto di somministrazione del vaccino avettore virale per la fascia under 60 anni a seguito dellatragica morte della 18enne genovese Camilla Canepa) e del conseguente caos sulle seconde dosi. “La decisione di somministrare AstraZeneca – aveva detto il generale Figliuolo il giorno dopo le nuove indicazioni dell’Aifa – avrà qualche impatto sul piano vaccinale”. E così sembra essere stato. Il 10 giugno, giorno della notizia della morte di Camilla, erano state somministrate 618.689 dosi di vaccino anti-Covid, un record superato solo il 4 giugno (627.541). Due giorni dopo – il 13 giugno – le dosi sono scese a 420.670, per poi tornare a salire oltre il mezzo milione nei tre giorni seguenti. Il trend anche se l’esperienza insegna che le forti oscillazioni sono sempre possibili, sembra in frenata: “Il Piano – assicurava tuttavia ancora mercoledì il generale Figliuolo – è ancora sostenibile”. Resta il fatto che – secondo il report settimanale della Fondazione Gimbe – 2,66 milioni di ultrasessantenni non hanno ancora ricevuto nemmeno la prima dose e 6,2 milioni devono completare il ciclo vaccinale. E – come abbiamo dato conto ieri – il cosiddetto “abbandono vaccinale” (chi rifiuta una dose AstraZeneca o una seconda di altro vaccino) riguarda anche gli over 60. Certo a fare chiarezza non aiuta l’Ema, l’Agenzia europea del Farmaco. Negli ultimi giorni, com’ è noto, si è parlato molto di mix vaccinale, altrimenti detto “vaccinazione eterologa”, ossia la somministrazione di una seconda dose di un siero diverso rispetto dall’AstraZeneca ricevuto in prima istanza dagli under 60. Ebbene, ieri l’Agenzia europea è intervenuta sul tema creando – se possibile-ancora più incertezza: “L’approccio del mix di vaccini fra prima e seconda dose – ha detto Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici per Covid-19 dell’Ema – è stato adottato con successo in passato ed è ben noto che spesso ha come esito una migliore risposta immune. Ma riguardo ai vaccini Covid 11 abbiamo evidenze limitate, anche se alcuni studi preliminari hanno mostrato che la risposta immunitaria sembra essere soddisfacente e non stanno emergendo particolari problemi da un punto di vista di sicurezza. Quindi potrebbe essere una strategia da adottare, ma certamente le evidenze sono limitate ed è importante che raccogliamo più informazioni e monitoriamo attentamente”. Ema, quindi, non può che alzare le mani: “Non è facile – prosegue Cavaleri – uscire fuori con una raccomandazione clinica”. Quindi che fare? “La decisione – conclude il dirigente Ema – è degli Stati Ue. AstraZeneca e Johnson&Johnson hanno un rapporto rischio beneficio positivo da 18 anni in su ed è una decisione degli Stati scegliere se lo vogliono usare solo in alcune popolazioni, se optare per il mix con un vaccino a mRna per il richiamo”».
Agostino Miozzo, ex coordinatore del Comitato scientifico, il Cts, si sfoga in una lettera aperta al Foglio. Miozzo evidenzia un problema enorme: la comunicazione su vaccini e campagna vaccinale in Italia è stata un disastro.
«Al direttore – Le scrivo perché sono decisamente sconvolto dal caos informativo generato sul tema vaccini e loro effetti collaterali. Mai nel passato si è vista una comunicazione scientifica così disordinata e di così scarso livello, sopraffatta e confusa con la comunicazione politica e con quella a uso talk- show. In Italia, purtroppo, pur avendo la presenza di un gran numero di grandi e ottimi scienziati, non abbiamo avuto la fortuna di avere un Anthony Fauci, con la sua competenza e straordinaria forza comunicativa. Peraltro, due qualità con cui Fauci è riuscito a tener testa a un uomo come l’ex presidente Trump. Da noi è mancata una figura del genere, capace di dettare al Paese, sin dall’inizio della crisi, la linea scientifica in modo deciso e indiscutibile. Il Covid- 19 sin dalla sua comparsa in occidente ha avuto una difficile e complessa vita comunicativa, dovuta anche al fatto che questa è stata la prima grande emergenza planetaria vissuta in epoca di social media; quella dimensione dell’informazione che sfugge completamente al controllo delle istituzioni siano esse scientifiche che politiche e nessuno, all’interno delle istituzioni, era preparato allo tsunami comunicativo che sarebbe stato generato e governato dai social. All’inizio della pandemia gli organi ufficiali della stampa tradizionale sono riusciti a prevalere in ragione della estrema novità, dello choc provocato a livello planetario da questa tremenda e sconosciuta crisi. Poi sono sorti come i funghi i comunicatori di professione, i predicatori, i super esperti della “qualunque” che hanno spopolato sulla stampa tradizionale in parallelo a una inesauribile disponibilità di notizie circolate, incontrollate, sui social che hanno avuto comunque una ben maggiore capacità di convincimento, generando una narrazione efficace ma soprattutto difficilmente controllabile, e contestabile, dalle istituzioni. Interessanti sono i sondaggi che ci dicono che oggi la metà degli italiani si fida di alcuni esperti, ma non di altri; siamo così riusciti a creare il modello del “virologo à la carte”, cioè l’esperto che dice non quello che è scientificamente necessario e opportuno dire ma ciò che il suo pubblico si aspetta che lui dica. Sui vaccini siamo riusciti nelle ultime settimane a raggiungere l’apice della tragedia comunicativa, con la straordinaria capacità di trasferire una mole contraddittoria di notizie ai nostri concittadini, penso agli anonimi signori Agostino e alla signora Chiara, ultrasessantenni residenti ovunque alla periferia dell’impero, ai quali il sistema si è rivolto dando per scontato che conoscessero la differenza tra un vaccino a vettore virale o uno a mrna, il significato di dose eterologa piuttosto che il significato, concreto e reale, della percentuale di 1 su centomila effetti collaterali o complicazioni. Questa straordinaria conoscenza collettiva dei segreti della medicina, che evidentemente è stata data per assodata, avrebbe dovuto consentire al popolo di seguire l’esilarante dibattito scientifico che si è consumato a suon di decisioni alternate sui numeri. A me è sembrata più che altro l’estrazione di una nuova forma di Superenalotto piuttosto che una evoluzione di conoscenze scientifiche: sopra i sessanta, sotto i cinquanta, sotto i sessanta, dai diciotto, fino ai sessantacinque, 18- 60 etc».
Chiara Giannini per Il Giornale interpella direttamente il generale Figliuolo:
«Vaccinarsi è essenziale per superare la crisi, far ripartire il Paese e l’esistenza di tutti noi. I vaccini sono la chiave per proteggersi dalla malattia e dai suoi tremendi costi umani, economici e sociali. Per abbattere i rischi, ho ritenuto indispensabile fissare delle priorità per la campagna vaccinale, mirate a proteggere e mettere in sicurezza i più vulnerabili, ovvero gli anziani e i fragili. Ad oggi la percentuale di over 80 che ha ricevuto la prima somministrazione è cresciuta dal 68% al 92%. Per la fascia 70-79 si è passati addirittura dal 20% all’85%, mentre per la categoria 60-69 si è registrato un balzo in avanti che ha portato la percentuale dal 15% al 78%. Bisogna continuare a vaccinare prioritariamente queste categorie, insieme ai più fragili». Ci sono grosse polemiche legate ad AstraZeneca. «I vaccini sono autorizzati prima dall’Ema in Europa e poi dall’Aifa in Italia, e – come tutti i farmaci – possono presentare effetti collaterali, ma questi effetti sono statisticamente molto inferiori ai benefici che apportano. In pratica, più la curva dei contagi si riduce, più è doveroso mitigare i rischi. Quindi nello scenario attuale il Cts ha recentemente dato delle raccomandazioni stringenti sull’uso dei vaccini adenovirali. Le valutazioni sull’utilizzo dei vaccini espresse dalle agenzie regolatrici del farmaco si basano sulle evidenze disponibili, e vengono progressivamente aggiornate sulla base di nuovi dati che emergono giorno per giorno. La vaccinazione sta dunque salvando migliaia di vite e questo è un dato inconfutabile». C’è qualche problema sulle forniture? «Gli approvvigionamenti stabiliti in sede UE ci consentono di guardare al futuro con un certo ottimismo. Certo, è capitato talvolta che alcune case farmaceutiche non abbiano rispettato con puntualità il calendario, i quantitativi delle consegne o che abbiano consegnato il grosso delle dosi alla fine del trimestre a causa di contratti troppo permissivi. Ma il ruolo della Struttura è anche questo: controllare gli scostamenti e bilanciare verso le Regioni anche con la riserva che ho fortemente voluto».







