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mercoledì 24 Aprile 2024 - 21:05
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“L’IRAN GUARDERÀ ALLA CINA”

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In Iran si è votato per le presidenziali, con l’affermazione del “falco” Ebrahim Raisi. Giordano Stabile per la Stampa ha intervistato, a Teheran, un ascoltato consigliere del nuovo Presidente, professore universitario, docente di Orientalismo, Seyed Mohammad Marandi.

«Marandi è uno dei punti di riferimento della corrente conservatrice del nuovo presidente Ebrahim Raisi e persegue l’idea del «tilting to East». Cioè guardare a Est, all’Asia e soprattutto alla Cina come strada per uscire dalla stretta delle sanzioni e dalle pressioni occidentali. Una strada che la Repubblica islamica è destinata a percorrere «con o senza un nuovo accordo sul nucleare». Con Raisi presidente come cambieranno le relazioni con l’Occidente? «Dipende da Usa ed Europa. Non credo ci saranno grossi miglioramenti, a meno di una svolta clamorosa a Washington. La linea nelle trattative sul nucleare resta la stessa, e cioè il pieno ritorno nel Trattato del 2015, senza altre concessioni da parte dell’Iran. Come si dice in Inghilterra «non puoi tenerti il dolce e mangiartelo allo stesso tempo». Gli Stati Uniti non possono uscire dal Trattato e nello stesso tempo pretendere che l’Iran lo rispetti. Quindi o adempiono a tutti i loro obblighi o l’Iran sceglierà altre strade». In questo modo, però, resteranno le sanzioni. «Il sistema delle sanzioni mostra tutti i suoi limiti. L’Iran confina con 15 Paesi e due mari. Ha altre strade per commerciare, esportare petrolio e importare beni. La nuova amministrazione Raisi punterà ancora di più sulla Cina, la Russia, i vicini arabi, il Sud globale, a partire dal Sudafrica. Gli Usa non possono pensare di imporre il loro volere con la forza. Potevano farlo trent’ anni fa, vent’ anni fa, forse ancora dieci anni fa. Oggi no. Il mondo sta cambiando a una velocità impressionante». Quanto pesa l’influenza dei Pasdaran su queste scelte? «In Occidente vedete a volte il nostro Paese come una «dittatura dei Pasdaran». Mi fa sorridere, come quando i colleghi americani arrivano qui con le conserve di pomodoro. Non siamo né alla fame né sotto il dominio dei Pasdaran. Anche loro si devono adeguare alle decisioni del Consiglio supremo di difesa, che ha tante componenti, politiche e militari. Raisi ha buoni rapporti con loro ma le scelte politiche le farà lui. Non dimentichiamo che la Repubblica è nata come reazione al regime dello Scià, dove tutto il potere era nelle mani di una persona. Ora ci sono tanti centri di potere». E l’economia? Raisi cercherà una sponda almeno con l’Europa, per esempio per le transazioni finanziarie? «Non credo che l’Europa possa agire in autonomia dagli Stati Uniti. Lo si è visto dopo l’uscita degli Usa dal Trattato sul nucleare. Si parla molto del rientro nel sistema Fatf, per le transazioni finanziarie. Ma a quale prezzo?». I riformisti però temono che l’Iran si consegni mani e piedi legati alla Cina. «Propaganda. Fino a cinque anni fa in Europa o negli Usa non c’era alcun problema con la Cina, e tutti facevano affari senza timore di “venire divorati da Pechino”. Oggi, di colpo, è diventata il male. I diritti umani non c’entrano nulla. È un problema di controllo e potere. Gli Stati Uniti non vogliono perdere la leadership del mondo e attaccano la Cina perché è diventata troppo forte».

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