Le forze israeliane hanno aperto il fuoco nei pressi di un centro di aiuti umanitari a Rafah, nel sud di Gaza, uccidendo 26 palestinesi e ferendone 153, trenta dei quali in modo grave, come riferito dal ministero della Sanità di Gaza. Un’altra persona è stata uccisa e una è rimasta ferita in un attacco dell’esercito di Israele (Idf) su un altro sito della Ghf vicino al cosiddetto Corridoio di Netzarim, nella Striscia di Gaza centrale. “Le uccisioni riflettono la natura di queste aree come trappole mortali di massa, non come punti di soccorso umanitario.
Ciò che sta accadendo è un uso sistematico e doloso degli aiuti come strumento di guerra, impiegato per ricattare i civili affamati e radunarli con la forza in punti di morte esposti e gestiti dall’esercito di occupazione, finanziati e politicamente coperti dall’amministrazione Usa, che porta la responsabilità morale e legale di questi crimini”. Lo scrive il governo di Gaza – come riporta Al Jazeera – dopo l’attacco israeliano che ha provocato almeno 22 morti nei pressi di un centro di aiuti umanitari a Rafah.







