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lunedì 13 Aprile 2026 - 19:29
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Mobilitazione per Gaza

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Dopo la strage di bimbi, Repubblica pensa ad una nuova piazza. Moretti col MEAN in sciopero della fame. “Putin impazzito” secondo Trump, ma si torna ad Istanbul. Si vota a Genova fino alle 15

L’incubo Gaza non permette più sonni tranquilli alle democrazie europee ed occidentali. In Italia è il giornale La Repubblica, che già si era fatto promotore dell’incontro in piazza a favore dell’Europa, a mettere in primo la mobilitazione per Gaza. Ieri se ne è parlato al festival di Dogliani sulla tv in uno scambio fra il direttore Mario Orfeo ed Enrico Mentana. Racconta il giornale: «Orfeo ha ricordato la piazza a sostegno dell’Europa organizzata a Roma il 15 marzo scorso su proposta di Michele Serra. E Mentana, in un dibattito acceso, gli ha risposto: “Lanciatela voi”. Aggiungendo poi: “Non ho visto manifestazioni dei grandi partiti per Gaza. Se ci fosse una manifestazione per porre fine immediatamente ai massacri di Gaza, organizzata da forze politiche o da municipalità, io aderirei”. Proprio ieri, dunque, l’accelerazione nell’organizzazione, con il Pd pronto a fare la sua parte». L’ultima strage di bambini, con i nove figli della pediatra palestinese uccisi da un razzo sulla loro casa, ha choccato la stessa opinione pubblica israeliana. La scorsa notte un altro bombardamento (vedi Foto del Giorno) ha colpito una scuola nella Striscia. Mentre i morti ieri sono stati trenta, «compresi due nostri membri dello staff del Comitato Internazionale della Croce Rossa», accusa l’organizzazione. È stato ucciso anche Hassan Majdi Abu Warda, direttore dell’agenzia di stampa locale Barq Gaza , colpito con la famiglia, la cui fine porta il numero dei giornalisti uccisi nella Striscia al record di 221. Da oggi intanto Angelo Moretti, con il MEAN, inizia uno sciopero della fame in solidarietà dei palestinesi insieme ad amministratori locali e attivisti della società civile. 

Nel dibattito delle idee oggi da segnalare il commento di Marek Halter pubblicato dalla Stampa. Scrive l’artista ebreo polacco: «Parlare del conflitto israelo-palestinese oggi significa rischiare di essere ammazzati dai sostenitori di entrambe le parti. Non parlarne, però, significa accettare l’odio che esso partorisce. L’odio, secondo Freud, alimenta l’ostilità e la volontà di autodistruzione di ogni vita comunitaria. In sintesi, l’odio scatena la violenza. Non soltanto laggiù in Medio Oriente, dove ha spazio da decenni, ma anche qui in Europa, dove presto potrebbe provocare battaglie campali tra persone di confessioni diverse, con le loro rispettive processioni di vittime».

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