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Moscacieca. Esercizi per oggetti smarriti

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Nell’ambito delle attività di collaborazione tra la Fondazione San Giuseppe dei Nudi e l’Accademia di Belle Arti di Napoli il prossimo 14 febbraio alle ore 11.00 inaugurerà presso il Museo San Giuseppe dei Nudi la mostra Moscacieca. Esercizi per oggetti smarriti con opere di Andrea Bolognino, Marta Perroni, Paolo Puddu.

L’esposizione è il primo appuntamento di Nuovo Artificio, progetto ideato da Almerinda Di Benedetto, direttrice del Museo San Giuseppe dei Nudi, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Le attività coinvolgono le dottorande e i dottorandi del Dottorato di Interesse nazionale AFAM in “Visual Arts, Performing Arts, New Media, New Technologies, Music and Cultural Heritage”, di cui l’Accademia di Napoli è capofila.

Nuovo Artificio intende stimolare concrete occasioni di confronto e di verifica per la ricerca artistica, in stretta connessione con il patrimonio storico artistico custodito nel museo, che conserva dipinti, sculture, oggetti sacri e reliquie, tra cui il celebre Bastone di San Giuseppe.

 

La mostra Moscacieca. Esercizi per oggetti smarriti di Andrea Bolognino, Marta Perroni, Paolo Puddu si propone di analizzare come le stratificazioni simboliche definiscono il valore di ciò che resta. Le reliquie si presentano come residui incapsulati e capaci di trascendere dalla loro funzione e dal limite dello spazio che li custodisce, liberando un’aura antica che si fa eco fino ai giorni nostri. Questi oggetti domestici e frammenti di corpi condensano storie intime, trasformandole in memoria condivisa e spazio di riconoscimento per un’intera comunità, divenendo il fulcro di un’indagine sui processi che ne rendono necessaria la conservazione, la sacralizzazione, la trasmissione e l’eredità. L’intero lavoro si configura come un reliquiario contemporaneo, un display in grado di riconoscere il potere simbolico delle forme e il potenziale immaginifico dei suoi materiali. Un dispositivo nel quale convivono sacro e profano, memoria e invenzione, corpo e oggetto, che offre un’osservazione critica sulla perdita come potenziale rivelatorio. Moscacieca si confessa spazio di riflessione sull’oggetto, in cui – attivando tensioni capaci di restituire inedite modalità percettive –occultamenti, porzioni e tracce residuali agiscono “smarrite”.

 

Andrea Bolognino declina l’idea di reliquia contemporanea nel segno del nascondimento, occultando diversi oggetti di uso comune. Tramite una pratica che opera con stratificazioni materiche, fusioni e rimescolamenti di elementi quotidiani, gli oggetti trovati e poi smarriti perdono la propria destinazione d’uso. Trattenuti in uno spazio marginale, questi assemblaggi assumono il carattere di altarini segreti, pensati per custodire e consumare il sacro di nascosto.

Marta Perroni, attraverso il ricamo, registra la presenza di oggetti caduti, dimenticati, incontrati nello spazio come resti vivi e silenziosi. Ne segue i contorni, ne registra la forma, evidenziandone le impronte e le assenze. Il tessuto e il filo diventano così un ulteriore strato di custodia e di memoria: una traccia che testimonia la loro presenza passata e, allo stesso tempo, la loro sottrazione, trasformando l’oggetto in segno e il segno in reliquia.

Paolo Puddu, invece, orienta la propria ricerca sulla questione dello sguardo e sulla sua sottrazione come spazio di intercessione. La reliquia è un frammento che si manifesta quale traccia di una totalità perduta, rinviando costantemente a qualcosa di assente (il santo, il suo corpo, il luogo mistico). In tal senso osservare una reliquia non equivale a una visione parziale, bensì all’instaurarsi di “un contatto a distanza” (J.-L. Nancy). Allo stesso modo, le opere in mostra agiscono come filtri attraverso cui articolare un’esperienza in differita, mostrando ciò che non è più e invitandoci a sostare nell’intermezzo per abitare più consapevolmente ta

le gap.

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