9.7 C
Napoli
mercoledì 21 Gennaio 2026 - 14:32
HomeAttualitàNapoli, la città “piena” di vuoti: edifici abbandonati e letti che mancano...

Napoli, la città “piena” di vuoti: edifici abbandonati e letti che mancano per chi vive in strada

-

Mentre il centro storico si riempie di turisti e i quartieri cambiano pelle tra cantieri e nuove aperture, c’è una Napoli che resta ferma: quella delle persone senza dimora e, dall’altra parte, quella degli immobili pubblici inutilizzati o sottoutilizzati. Due “vuoti” che, messi insieme, potrebbero diventare una risposta concreta: aprire strutture oggi chiuse per creare dormitori dignitosi e centri-servizi.
Secondo l’analisi dei dati di censimento riportata da Secondo Welfare su base ISTAT, in Italia risultano 96.197 persone senza tetto e senza fissa dimora iscritte in anagrafe, e Napoli concentra circa il 7% di queste iscrizioni. Tradotto: circa 6.700 persone riconducibili a Napoli nei registri anagrafici (un numero che non coincide automaticamente con chi dorme in strada ogni notte, ma indica la dimensione della marginalità “tracciata”).  
Nel frattempo, ISTAT ha annunciato una nuova rilevazione nazionale delle persone senza dimora nei Comuni centro delle Aree metropolitane, segno che il tema è considerato strategico anche sul piano statistico e delle politiche pubbliche.  
Quanti posti letto ci sono oggi: il “piano freddo” non basta

Nei mesi più freddi il Comune attiva il cosiddetto piano freddo, che mette a disposizione circa 140 posti letto, concentrati principalmente in via De Blasiis e in alcune strutture temporanee.
È un intervento necessario, ma insufficiente: 140 letti contro migliaia di persone. E soprattutto, è un sistema emergenziale, che finisce a marzo lasciando tutto com’era.

Napoli possiede decine di immobili inutilizzati o sottoutilizzati come i beni confiscati alla criminalità organizzata, spesso lasciati vuoti per anni; ex scuole e strutture comunali dismesse; immobili pubblici in attesa di destinazione. Non si tratta di costruire nuovi dormitori, ma di recuperare ciò che già esiste, senza consumare altro suolo e senza stravolgere i quartieri.

Il punto, quindi, non è trovare “un mega-edificio” che risolva tutto (spesso irrealistico), ma costruire una rete: 2–3 strutture medio-grandi più moduli piccoli diffusi.

Esperienze simili, finanziate anche con fondi PNRR, indicano che una struttura completa di ristrutturazione e servizi costa circa 1 milione di euro.
Con 5–10 milioni di euro complessivi, distribuiti su più anni e integrati con fondi regionali e terzo settore, Napoli potrebbe costruire una vera infrastruttura sociale, non un semplice riparo notturno.

Perché conviene a tutti? Non è solo una questione umanitaria.

  • Meno emergenze sanitarie, meno accessi ripetuti ai pronto soccorso.

  • Più decoro urbano, senza sgomberi continui e inutili.

  • Più sicurezza reale, perché la strada non è un luogo neutro.

  • Edifici recuperati, invece di ruderi che degradano i quartieri.

Napoli non soffre di mancanza di spazio. Soffre di mancanza di decisioni.
Continuare a gestire l’emergenza significa accettare che la strada diventi una condizione permanente.
Aprire gli edifici vuoti, invece, significherebbe riconoscere che la povertà non si nasconde: si affronta.

 

Articoli correlati

- Advertisment -