Nei mesi più freddi il Comune attiva il cosiddetto piano freddo, che mette a disposizione circa 140 posti letto, concentrati principalmente in via De Blasiis e in alcune strutture temporanee.
È un intervento necessario, ma insufficiente: 140 letti contro migliaia di persone. E soprattutto, è un sistema emergenziale, che finisce a marzo lasciando tutto com’era.
Napoli possiede decine di immobili inutilizzati o sottoutilizzati come i beni confiscati alla criminalità organizzata, spesso lasciati vuoti per anni; ex scuole e strutture comunali dismesse; immobili pubblici in attesa di destinazione. Non si tratta di costruire nuovi dormitori, ma di recuperare ciò che già esiste, senza consumare altro suolo e senza stravolgere i quartieri.
Esperienze simili, finanziate anche con fondi PNRR, indicano che una struttura completa di ristrutturazione e servizi costa circa 1 milione di euro.
Con 5–10 milioni di euro complessivi, distribuiti su più anni e integrati con fondi regionali e terzo settore, Napoli potrebbe costruire una vera infrastruttura sociale, non un semplice riparo notturno.
Perché conviene a tutti? Non è solo una questione umanitaria.
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Meno emergenze sanitarie, meno accessi ripetuti ai pronto soccorso.
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Più decoro urbano, senza sgomberi continui e inutili.
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Più sicurezza reale, perché la strada non è un luogo neutro.
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Edifici recuperati, invece di ruderi che degradano i quartieri.
Napoli non soffre di mancanza di spazio. Soffre di mancanza di decisioni.
Continuare a gestire l’emergenza significa accettare che la strada diventi una condizione permanente.
Aprire gli edifici vuoti, invece, significherebbe riconoscere che la povertà non si nasconde: si affronta.



