È partita la corsa in solitaria dell’imprenditore e triathleta Nico De Corato per l’AIMA, Associazione Italiana Malattia di Alzheimer. L’ultramaratoneta napoletano affiancato da cittadini, amici, istituzioni, sta correndo per le vide del centro cittadino per il progetto “80 voglia di correre (per mamma)”, nel giorno che coincide con il quarto anniversario della scomparsa della madre. Arrivo previsto sul Lungare alle 19. L’iniziativa benefica, che gode del patrocinio del Comune di Napoli sostiene la lotta all’Alzheimer con una raccolta fondi per Aima, che negli anni della malattia è stata vicino alla madre di Nico e a tutta la sua famiglia. Un viaggio tra i ricordi di una vita, dedicato a chi ha vissuto l’esperienza dell’Alzheimer e della perdita di una persona cara. De Corato è partito alle 8 da Posillipo, il quartiere dove sua madre è nata e cresciuta. Da lì ha iniziato un percorso che si sviluppa principalmente sul Lungomare con passaggi nei posti che hanno segnato la storia della famiglia. Tra le tappe simboliche: via Mergellina 84, dove la donna ha vissuto per anni; la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, dove si sposò; piazza Carità, sede del suo storico ufficio; la Clinica Mediterranea, dove è nato Nico; l’Università Federico II, dove la madre era presente il giorno della sua laurea. E poi l’edificio dove la madre di Nico ha lavorato per gran parte della sua vita. La corsa sta prende forma lungo una sorta di “dorsale della memoria”, facilmente raggiungibile anche da chi vorrà accompagnarlo per qualche chilometro. Non ci sono iscrizioni né classifiche: le persone si uniscono liberamente per un tratto del percorso. L’arrivo è previsto tra le 17 e le 19 sul Lungomare. Ultimo km con la figlia. Ad attenderli al traguardo: familiari, amici e tutte le persone che vogliono condividere un momento che vuole essere insieme ricordo, celebrazione e testimonianza. «Non si tratta di una sfida sportiva – dice De Corato – ma un bellissimo viaggio nella memoria, dove la corsa diventa il linguaggio per elaborare emozioni, ricordi e gratitudine. Stavo preparando una gara di 200 chilometri negli Emirati Arabi Uniti e non potevo interrompere gli allenamenti. Ma correre mi aiutò soprattutto a trovare uno spazio per affrontare il dolore. Da allora ho sempre pensato che un giorno sarei tornato a Napoli per trasformare quel ricordo in qualcosa di più grande».









