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martedì 5 Marzo 2024 - 03:18
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Nel caos il Gran Giurì sul caso Meloni-Conte, i membri d’opposizione se ne vanno

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Gran Giurì della Camera nel caos. Arrivati alle battute finali, con la relazione conclusiva sulla contesa Conte-Meloni da mettere a punto, l’organismo parlamentare presieduto da Giorgio Mulè va in pezzi. I componenti di opposizione, Stefano Vaccari (Pd) e Filiberto Zaratti (Avs), non si presentano alla riunione convocata per tirare le somme e rassegnano le dimissioni con una lettera indirizzata a Mulè e al presidente della Camera Lorenzo Fontana.

A stretto giro, interviene anche il leader M5S Giuseppe Conte che consegna una lettera, sempre a Fontana, per chiedere che “essendo stata compromessa l’imparzialità” si sciolga la Commissione.

Il Giurì, scrive Vaccari, dovrebbe “mantenere un profilo di terzietà”. E “invece – osserva – nella relazione che ci è stata sottoposta” da Mulè “sono prevalse motivazioni, ancorchè significative, di ordine politico e interpretative che contrastano con la realtà dei fatti accertati e rendono evidente la volontà della maggioranza di avvalorare la versione accusatoria” di Meloni. Anche perché, incalza il deputato Pd, “la Commissione non può non evidenziare come il comportamento” della premier “sia stato contrario al rigore e al senso di responsabilità, ai quali deve ispirarsi il dibattito parlamentare anche di fronte ai contrasti più accesi”. In più, nel dispositivo proposto da Mulè si sarebbero messe “in discussione le procedure di rilevanza costituzionale, disconoscendo la funzione di indirizzo del Parlamento nei confronti del Governo”. Da qui, la sua scelta di rimettere il mandato “per marcare una forte contrarietà sul merito delle conclusioni che la maggioranza ha voluto far prevalere, non corrispondendo al criterio di imparzialità proprio dell’ istituto”.

Analogo il giudizio di Zaratti: “La ricostruzione documentale, l’unica che conta, non può essere oggetto di interpretazioni di parte”. “Se nella prima parte della relazione – osserva il deputato Avs – vi è una chiara ricostruzione dei fatti e dei documenti, che mostrano in modo inequivocabile la correttezza istituzionale e formale delle procedure parlamentari adottate” da Conte, “nella seconda parte si adducono motivazioni di ordine politico, finalizzate ad avvalorare le tesi accusatorie sostenute” da Meloni. “Dispiace constatare – sottolinea Zaratti – che la terzietà della Commissione d’indagine è così venuta meno”.

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