Sparatoria dell’esercito isrealiano contro la delegazione internazionale. Il premier israeliano vuole un controllo totale. WSJ: colloqui Russia-Ucraina a giugno in Vaticano. Appello del Papa per Gaza
L’esercito israeliano ha sparato ieri contro un convoglio di diplomatici a Jenin, in Cisgiordania. Il primo a dare la notizia è stato il ministero degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese. «È stato commesso un atroce crimine dalle forze di occupazione israeliane, che hanno deliberatamente preso di mira con armi da fuoco una delegazione diplomatica accreditata presso lo Stato di Palestina durante una visita sul campo nel Governatorato di Jenin». E più avanti dice ancora: «Questo atto deliberato e illecito costituisce una palese e grave violazione del diritto internazionale e dei principi fondamentali delle relazioni diplomatiche sanciti dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961». Poi sono arrivate le reazioni di gran parte dei Paesi a cui appartenevano i circa trenta delegati, fra cui Egitto, Giordania, Marocco, Unione Europea, Cina, Austria, Brasile, Turchia, Spagna, Russia, Canada, Francia, Gran Bretagna… Il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore. Racconta stamane a Repubblica Alessandro Tutino, numero due del consolato italiano di Gerusalemme: «Era andato tutto bene, la visita era praticamente conclusa. Gli spari sono arrivati alla fine, tanto che io mi stavo già dirigendo, come altri, verso l’auto blindata che usiamo per spostarci in Cisgiordania».
Non è difficile mettere in relazione l’intimidazione dell’esercito israeliano con il crescente isolamento del governo di Benjamin Netanyahu. Proprio ieri 17 Paesi Ue (Italia esclusa) avevano annunciato di voler cambiare le relazioni con Gerusalemme. Ieri sera il premier israeliano ha risposto con durezza, in una conferenza stampa in cui ha ribadito che l’esercito israeliano avrà il controllo di tutta la Striscia di Gaza e che realizzerà il “piano Trump”. Ha difeso la decisione di «evitare una crisi umanitaria» consentendo l’ingresso degli aiuti a Gaza in minima parte, più per evitare le condanne internazionali, per «consentire ai nostri buoni amici di continuare a sostenerci». Secondo l’Onu gli aiuti dei Tir entrati a Gaza tra lunedì e ieri non sono ancora stati distribuiti alla popolazione e la situazione «è catastrofica». Come racconta Chiara Cruciati sul Manifesto di oggi.
Nello Scavo su Avvenire intervista il vicepresidente dell’Autorità nazionale palestinese Hussein al-Sheikh, che per 18 anni è stato un uomo del leader Abu Mazen. È un nemico giurato di Hamas e dice: «Il 7 ottobre è stato anche un attacco contro l’Autorità nazionale palestinese». Non si è fatto mancare critiche per le sue relazioni che vanno da Washington a Bruxelles, ai sauditi. Anche per questo non tutti lo amano. Dice fra l’altro: «Non ho niente contro gli ebrei, ma ho il diritto e il dovere di criticare le politiche di Israele. Così come dobbiamo lavorare per proteggere la presenza dei cristiani e incentivare anche il ritorno in questi luoghi dei cristiani che sono emigrati. (…) Il nostro compito adesso è quello di rilanciare le iniziative per unificare il popolo palestinese. Non dobbiamo lasciarci dividere. Si apre una stagione nella quale bisogna costruire unità. La politica di Israele, con la guerra a Gaza e l’occupazione illegale della terra palestinese, ha anche lo scopo di creare fratture tra di noi. Ma non dobbiamo cedere. Con l’attuale leadership israeliana non ho speranza che si possa costruire qualcosa. Ma non c’è alternativa alla prospettiva di un accordo. Arafat e Rabin ci erano riusciti ma entrambi sono stati uccisi».
Il grande scrittore ebreo David Grossman dice a Repubblica: «Ogni volta che parlo di bambini penso ai bambini di Gaza, a quello che stanno vivendo, al fatto che non hanno una casa, alle bombe che cadono su di loro senza nessuna protezione. Senza un rifugio, senza un tetto. È nostro dovere metterci nei loro panni, perché quello che accade loro in questo momento è nostra responsabilità. Il fatto che questa crisi sia iniziata a causa di ciò che Hamas ha fatto il 7 ottobre, oggi è irrilevante davanti alla sofferenza di questi bambini e dei civili innocenti».
Papa Leone XIV ieri ha tenuto la prima udienza del mercoledì di fronte ad una piazza San Pietro piena di pellegrini (vedi Foto del Giorno). Qui il testo integrale dell’udienza di ieri con l’appello finale per la Palestina, in cui il Papa ha detto fra l’altro: «È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e a porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani, dalle persone malate».







