Per il Messaggero Francesco Malfetano interpella Fabio Ciciliano, esperto membro del CTS. La speranza è che la capienza di cinema e teatri aumenterà, anche grazie al Green pass. Per le discoteche bisognerà ancora aspettare.
«Dottor Ciciliano, oggi il Comitato tecnico scientifico di cui è uno dei membri sarà chiamato a valutare la possibilità di ampliare le capienze di cinema e teatri. Si va verso il 75-80 per cento come richiesto dal ministero della Cultura? «Il numero esatto è oggetto di definizione ma sì, l’orientamento è un allargamento dei posti occupabili in sala. Parliamo di ambienti chiusi in cui però si sta seduti e con la mascherina, senza neppure parlare con altri spettatori. Sempre indossando la maschera e sfruttando il Green pass quindi, si può fare». Non si arriverà al riempimento totale però. «Non do cifre. Il punto però è che, oltre al fattore di rischio in un ambiente chiuso, c’è anche da evitare un effetto normalità. Cioè una situazione in cui, e faccio una provocazione, un teatro si trovi ad organizzare un concerto». Per gli stadi invece si chiede una riapertura al 100 per cento. Arriverà? «Il discorso lì è un po’ diverso perché se è vero che gli eventi si tengono all’aperto lo è anche che coinvolgono migliaia di persone. E in tutta onestà, dato anche che alcune società hanno frainteso l’indicazione del riempimento al 50 per cento chiudendo una porzione dello stadio e concentrando i tifosi in curva piuttosto che spalmarli su tutti gli spalti, non penso si arrivi al 100 per cento». Il compromesso sarebbero i due terzi o i tre quarti della capacità di riempimento allora. «Con Green pass, mascherine e controlli adeguati potrebbe essere la chiave». Le discoteche invece? «Specie in inverno sono ambienti chiusi stipati di persone e con criticità dei sistemi di aerazione. Ambienti in cui è impensabile che si tenga la mascherina o che si mantenga il distanziamento. Parliamo di un’attività che è intrinsecamente connaturata da un maggiore rischio. Mi rendo conto che la situazione è difficile dopo un anno di chiusura, ma noi siamo tecnici lasciamo alla politica le decisioni legate a questo tipo di considerazioni». I concerti? Anche i cantanti chiedono di tornare al 100 per cento. «Le considerazioni da fare sono più o meno le stesse delle discoteche. Immaginiamo un concerto dei Maneskin con tutti gli spettatori seduti e composti, con tanto di mascherina? Bisogna fare i conti con la realtà: contesti diversi hanno rischi intrinseci diversi. Inutile imporre un distanziamento di 3 o 4 metri quando già sappiamo che sarà impossibile da far rispettare».









