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PIAZZE D’ITALIA 1. “PATTO CONTRO IL BLOCCO”

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Tre piazze, a Torino, Firenze e Bari, hanno visto i lavoratori scendere in piazza. La cronaca di Enrico Marro per il Corriere:

«Sindacati di nuovo in piazza, con migliaia di lavoratori. A Torino, a Firenze e a Bari, per tre manifestazioni, collegate tra loro grazie ai maxischermi, chiuse dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil con un ultimo appello al governo affinché proroghi il blocco dei licenziamenti per tutti i lavoratori fino alla fine di ottobre. Un appello in extremis, visto che, secondo il decreto Sostegni bis, il blocco in vigore dal marzo 2020 scadrà mercoledì, 30 giugno, per le aziende dell’industria e dell’edilizia (per le piccole e il terziario scadrà invece alla fine di ottobre), col rischio, secondo i sindacati, di aprire la porta a una escalation di licenziamenti. Per questo Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri hanno riproposto l’apertura immediata di un confronto con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, per trovare una soluzione. Perché quella cui sta pensando il governo – una proroga limitata a pochi settori, quelli più in crisi, come tessile, abbigliamento e calzature – è del tutto insufficiente, sostengono i sindacati. Per il leader della Cgil Landini, «i tempi per prorogare il blocco ci sono, è il momento di unire, non di dividere». Il segretario della Cisl Sbarra invoca «un nuovo Patto sociale», come fa anche il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, mentre il numero uno della Uil Bombardieri boccia come «inattuabile» l’ipotesi di una «divisione per settori».

La Stampa con Alessandro Di Matteo intervista il ministro Renato Brunetta. Che insiste: ci vuole un “patto sociale” per fare le riforme necessarie e ottenere i finanziamenti all’Europa.

«Avviso ai naviganti: no reform, no money!». Renato Brunetta inizia così l’intervista. Il ministro per la Pubblica amministrazione è ottimista per il futuro, vede all’orizzonte una opportunità epocale per il Paese e sottolinea che già è in atto un «rimbalzo», innescato anche dal clima di fiducia che il governo Draghi ha saputo creare. Ma proprio per questo, chiarisce, ora non bisogna commettere errori. C’è da capire che viviamo una fase assolutamente eccezionale che va affrontata con un «approccio di politica economica capace di tenere insieme crescita ed efficienza – da un lato – e giustizia sociale e lotta alla disoccupazione dall’altro». Un «patto sociale», insomma, come quello di Ciampi nel 1993. Un messaggio anche ai sindacati che manifestano contro la fine del blocco dei licenziamenti: «Non ha senso il conflitto sociale in una fase di boom economico». A chi lo manda l’avviso? «A tutti: partiti, istituzioni, opinione pubblica, ministri, maggioranza, opposizione. I soldi arrivano solo se si fanno le riforme, quelle individuate sono circa quaranta. In cambio di queste riforme vengono erogate risorse attraverso puntuali Sal, stati di avanzamento lavori. Ecco perché “no reform, no money”». Gli euroscettici diranno: l’Europa ci ricatta. «Ma quando si sottoscrive un libero contratto parliamo di ricatto? Quello che abbiamo sottoscritto è stato un contratto voluto dal governo e dal Parlamento sovrano a grandissima maggioranza. Altro che ricatto, è e sarà la nostra salvezza. Noi non abbiamo mai avuto la forza e il coraggio di fare quelle riforme, le riforme necessarie. E quindi dovremo solo dire grazie all’Europa, ad Angela Merkel e a Mario Draghi che ci hanno portato a questo risultato. Chiunque volesse stracciare questo contratto è liberissimo di farlo, oggi, domani e dopodomani, sapendo a cosa si va incontro: la bancarotta del Paese. Che sia chiaro a tutti».

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