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lunedì 13 Luglio 2026 - 17:33
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Sarà il giorno buono per i corridori Umanitari?

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Mentre il mondo omaggia le donne in Ucraina, molte donne cercano di portare in salvo i loro figli, ed altre tante restano per difendere la loro terra. Oggi 8 marzo dovrebbe partire una nuova  tregua, ma purtroppo ci sono ancora vittime fra i civili. Gli ucraini annunciano l’uccisione del generale Gerasimov a Kharkiv. Zelensky ribadisce: “Rimango a Kiev, fino alla vittoria”. Oggi videoconferenza di Macron e Scholz con Xi Jinping.

Mentre a Sumy dalle 9 di Kiev è attivo un corridoio umanitario verso Poltava che però i russi sarebbero già pronti a violare – secondo quanto riferito dalle autorità ucraine – Mosca valuta se interrompere anche la fornitura di gas. La Russia – ha detto il vicepremier russo, Aleksandr Novak, in una dichiarazione trasmessa dalla televisione di stato – “dopo lo stop al gasdotto Nord Stream 2” sta valutando se interrompere il “pompaggio del gas tramite il gasdotto Nord Stream 1”. Nonostante il cessate il fuoco e i corridoi umanitari concessi per stamattina, nella notte non sono cessati i bombardamenti. Zelensky, in un’intervista al World News Tonight della Abc, ha detto: “Questa guerra non finirà così. Scatenerà la guerra mondiale”, accusando Putin di essere un criminale di guerra. L’Ucraina entra nel 13/esimo giorno di guerra e le città stremate e sotto assedio sperano nella tregua annunciata per stamani dai russi, la quarta dopo tre consecutive cadute nel vuoto. Dopo una notte di apparente diminuzione della violenza sul terreno – ma in cui è stato colpito un centro medico radiologico, senza conseguenze, dalle 9 locali (le 8 italiane) il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato corridoi umanitari per evacuare i civili da Kiev, Chernihiv, Sumy, Kharkiv e Mariupol, suscitando qualche speranza dopo il nulla di fatto degli ultimi tentativi per i quali Mosca e Kiev si sono scambiati accuse di sabotaggio. Le autorità ucraine, però, già temono una nuova violazione degli accordi da parte di Mosca. Il ministro per l’integrazione dei territori occupati, Ityna Vereschurk, ha dichiarato che “la Federazione russa si sta già preparando a lanciare nuove provocazioni e a non rispettare l’itinerario stabilito”. Per questo, ha aggiunto Vereschurk, “chiediamo alla Federazione Russa di rispettare gli accordi. Il corridoio è fatto per portare via i civili, tra cui anche gli studenti indiani e cinesi e prevede anche la consegna in zona di medicinali e prodotti alimentari”. Il corridoio umanitario dovrebbe chiudersi alle ore 21 ucraine (le 20 in Italia). Il Pentagono ieri ha dichiarato di aver notato pochissimo movimento nelle truppe russe sul terreno. Ma la notte si era aperta con la notizia di esplosioni a Odessa, che da giorni aspetta l’attacco russo. . Come lo aspetta anche Kiev, dove i russi stanno raccogliendo le forze, in attesa che scatti l’offensiva finale sulla capitale. A Mariupol l’assedio dura ormai da una settimana e le 200.000 anime che la abitano – nelle parole di Human Rights Watch – sono “intrappolati in un incubo gelato e senz’acqua né luce e vivono sotto la costante minaccia dei bombardamenti russi”. Nella snervante attesa, il presidente ucraino, con l’ennesimo messaggio video, ha voluto ribadire di essere a Kiev: “Rimango qui, rimango a Kiev, a Bankova (gli uffici presidenziali), senza nascondermi e senza paura di nessuno. Questo serve per vincere questa guerra”, ha tuonato, accusando il nemico di usare “tattiche medievali” per punire gli ucraini. Nel frattempo l’Aiea ha comunicato che è stato colpito un altro sito pericoloso, dopo la notte di terrore mondiale per l’incendio alla centrale nucleare di Zaporizhzhya: un impianto di ricerca che produce radioisotopi per la medicina nucleare è stato danneggiato dai bombardamenti russi vicino a Kharkiv, ha fatto sapere il segretario generale dell’agenzia, Rafael Grossi, che ha però precisato che non ci sono fughe di materiali radioattivi. Nella notte la direzione dei servizi segreti militari ucraini ha fatto sapere è stato ucciso in combattimento a Kharkiv un alto comandante militare russo: il generale Vitaly Gerasimov, 45 anni, vicecomandante della 41/a Armata russa, decorato per le operazioni nella seconda guerra cecena, in Siria e in Crimea nel 2014. Se la notizia verrà confermata, intanto l’ha confermata l’agenzia investigativa Bellingcat e l’ha rilanciata il Guardia, si tratta del secondo generale russo ucciso dagli ucraini in una settimana. Alcuni giorni fa, infatti, gli stessi media russi hanno confermato l’uccisione in Ucraina del vicecomandante delle operazioni, il generale Andrei Sukhovetsky, anche lui vicecomandante della 41/ma Armata. Russia Unita, il partito del presidente Vladimir Putin, ha proposto la nazionalizzazione degli impianti produttivi delle compagnie occidentali che hanno sospeso le attività nel Paese. La proposta è stata avanzata dal segretario del partito, Andrei Turchak: “Russia Unita propone la nazionalizzazione degli impianti manifatturieri delle compagnie che hanno annunciato di lasciare e chiudere le proprie fabbriche in Russia in occasione dell’operazione speciale in Ucraina”, ha detto. “Simili azioni delle compagnie occidentali – ha aggiunto Turchak – non sono altro che bancarotta fraudolenta. Si tratta in ogni caso di una decisione meramente politica il cui prezzo è che un gran numero di lavoratori russi sono stati licenziati dalla sera alla mattina, senza contare che agendo in questo modo, queste compagnie danneggiano la loro stessa economia, dandosi la zappa sui piedi. L’Occidente ha cominciato la guerra delle sanzioni contro la Russia, cui si sono aggiunti non solo i governi ma anche le compagnie private. Alcune di queste annunciano di uscire dagli affari in Russia e chiudono le loro fabbriche. Le finlandesi Valio e Paulig sono state le ultime ad annunciarlo e ieri Fazer ha fatto lo stesso”. La proposta di nazionalizzazione “è una misura estrema, ma non tolleriamo le pugnalate nella schiena e proteggeremo la nostra gente”, ha detto Turchak.  In attesa del  quarto round di colloqui fra i delegati russi e ucraini, si attende per giovedì l’incontro in Turchia, il primo dall’inizio della guerra, fra i due ministri degli esteri nemici, il russo Serghei Lavrov e l’ucraino Dmytro Kuleba. A provare la mediazione, stavolta, dopo il silenzio caduto sul tentativo del premier israeliano Naftali Bennett, è il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.E mentre si stringe sempre più la morsa delle sanzioni sulla Russia e negli Stati Uniti potrebbe vedere la luce un accordo bipartisan in Congresso per boicottare il petrolio russo, oggi il presidente Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz – ha annunciato l’Eliseo – incontreranno in un vertice in videoconferenza il leader cinese Xi Jinping. La speranza è che Pechino, alleato strategico di Mosca, possa tentare qualcosa. Se non un’iniziativa di mediazione, che la Cina eserciti almeno la sua influenza sull’alleato russo.

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