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domenica 13 Settembre 2026 - 07:23
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Serie A 26/27, un’inversione di tendenza più evidente di quello che sembra?!

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É cominciata una nuova Serie A e le novità non sono solo quelle prefissate dalle Lega o cose simili, ma sembra ci sia stato un assorbimento piuttosto generale di alcuni principi abbastanza importanti e mai applicati coerentemente. Non è facile poter giudicare un nuovo campionato dalla prima ed unica giornata disputata ma, d’altronde, l’odore di una pietanza comunque riesce a far creare un’idea anche prima di assaggiarla. Il pre-campionato generale ha offerto ottime premesse (o forse promesse) passando per un mercato “rivoluzionario” e degli abbinamenti alquanto insoliti. E quindi al di là delle novità arbitrali, dei colpi di mercato o di nuove regole, c’è un concetto ben più interessante in grado di consegnare un volto totalmente nuovo alla Serie A 2026-27. Non è facile centrare con chiarezza il topic di cui si parla, é, più che altro, un aspetto molto complesso che però parte da una strategia, ricca di sfaccettature, velatamente condivisa all’unisono. Quello che stiamo cercando di affrontare non è solo il “ringiovanimento” delle varie rose, ma è proprio la strategia che fa da contorno, la volontà di apportare delle modifiche sostanziali a questo calcio a partire già dalle prime battute.

Sono tanti ed abbastanza chiari i messaggi che arrivano a riguardo dalla prima giornata di Serie A 26-27 e si possono ritrovare in ognuna delle dieci partite ed in ognuna delle venti squadre. É inevitabile passare per alcuni dei moventi reali di questi accenni di rivoluzione: il Como. Le convinzioni di Fabregas vengono portate avanti forse, paradossalmente, anche con un goccio di anacronismo relativo che spiana la strada ad un esempio di grande rilievo per il nostro campionato e non solo: trattare i giovani come “veri grandi”. Per questa stagione il tecnico spagnolo dovrà inevitabilmente essere in grado di modellare ancora di più la sua inventiva per far fronte a più competizioni ed a sfide più ardue. Già contro l’Udinese, alla prima giornata, si è notato questo atteggiamento: i soliti giovani in campo “mischiati” spontaneamente con la componente di maggiore maturità calcistica ed un amalgama che nel suo insieme funziona.

Non si poteva procedere senza passare per l’esempio cardine, però è interessante osservare come già le prime dieci partite di quest’annata portino agli occhi prove chiare di quest’inversione di tendenza. Lo stesso Udinese, che ha fermato il Como sull’1-1, ha un po’ emulato la strategia di Fabregas osando anche con qualità. Runjaic senza timidezza affronta l’inizio della maratona con una difesa inedita: Abankwah, Palma e Solet, un età media di 22 ed una quantità di presenze in prima squadra abbastanza ridotta (ovviamente ad esclusione di Solet). Risultato? L’Udinese guadagna un punto proprio contro il Como e contribuisce alla creazione, o meglio all’adattamento di una nuova dimensione. 

Pur passando per un unico esempio pratico, è chiaro che il punto di vista avanzato in piccole dosi da qualcuno stia raggiungendo via via sempre più consensi ed il nostro campionato viaggia verso un fascino raro. Saper osare, saper scegliere, saper indirizzare l’integrazione di giovani e non giovani, sapere quando e come…l’allenatore moderno deve essere in grado di calarsi con tutto se stesso in queste dimensioni.

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