Xi, Putin e Modi sfidano il G7 e gli Usa. Colpa di Trump? A Gaza l’esercito in rivolta, il Belgio riconosce la Palestina. La profezia della pace vera chiave del Meeting. Frassati e Acutis santi il 7
I giorni di riposo della Versione sono coincisi con tante (spesso brutte) notizie a livello internazionale e anche con commenti discutibili sul dopo Meeting. Non è una novità che la platea della kermesse riminese sia molto accogliente con il presidente del Consiglio del momento. È toccato a Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, Enrico Letta, Matteo Renzi… Di solito, nonostante le ovazioni, c’è sempre stata una certa ironia, un certo sano distacco nel rapporto con la politica, segno di realismo se non di buon senso. Questa volta con Giorgia Meloni forse sono un po’ mancati, ma nessuno è perfetto. È certo però che questo Meeting di Rimini non sia definibile dalla presenza di esponenti politici, che peraltro sorgono e tramontano come il sole. Dunque, nessuna conquista del popolo del Meeting né da parte di Mario Draghi, né da parte di Giorgia Meloni, né da parte di Matteo Salvini. Si rassegnino i commentatori interessati da una parte e dall’altra.
Nascosto dai media di regime ed oscurato, il messaggio di gran lunga centrale di questo Meeting è stato invece quello della pace, anzi meglio della profezia della pace di papa Leone XIV. Basta leggere il messaggio pontificio che ha aperto la kermesse. E basta essere seri ed onesti sui contenuti proposti a Rimini, che sono poi quelli che hanno entusiasmato e commosso la gente accorsa al Meeting. Le madri per la pace dalla Palestina che hanno aperto questa edizione, la mostra sulla pace organizzata dai giovani studenti, le testimonianze di bene anche nell’orrore della guerra provenienti dalla martoriata Ucraina, il “mai più” dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, la “pace disarmata e disarmante” dei martiri d’Algeria e la grande testimonianza di Diane Foley (ricevuta in Vaticano alla fine della manifestazione) hanno segnato una traccia precisa. Ha detto papa Leone XIV nel suo messaggio: «L’amato Papa Francesco ci ha insegnato che “l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica” (Evangelii Gaudium, 198). Dio, infatti, ha scelto gli umili, i piccoli, i senza potere e, dal grembo della Vergine Maria, si è fatto uno di loro, per scrivere nella nostra storia la sua storia. Autentico realismo è, allora, quello che include chi “ha un altro punto di vista, vede aspetti della realtà che non si riconoscono dai centri di potere dove si prendono le decisioni più determinanti” (Fratelli tutti, 215). Senza le vittime della storia, senza gli affamati e gli assetati di giustizia, senza gli operatori di pace, senza le vedove e gli orfani, senza i giovani e gli anziani, senza i migranti e i rifugiati, senza il grido di tutta la creazione non avremo mattoni nuovi».
Questa è la strada indicata dal Papa ed è la sola che crea comunione, unità fra cristiani. Non per niente il Meeting è stato visitato anche dal Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, dalla presidente dei focolarini Margaret Karram, dal presidente di Azione Cattolica Giuseppe Notarstefano e da molti Cardinali e Vescovi, stranieri e italiani, questi ultimi guidati da Matteo Zuppi. Sulla pace, sul restare a Gaza, sulla presenza umile ma incarnata di una Chiesa, la cui vocazione è “abitare il deserto”, c’è una grande unità, come profeticamente, oltre al Papa, ci ricordano in questi giorni il Patriarca dei Latini il cardinal Pierbattista Pizzaballa e il patriarca ortodosso Teophilus III, che restano con la popolazione palestinese schiacciata dalla violenza e a rischio di deportazione. Oggi su Avvenire a confermare questa prospettiva ci sono un bell’intervento di Costantino Esposito e un interessante commento di Giuseppe Notarstefano.



