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martedì 23 Aprile 2024 - 04:38
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SUCCESSO DI LETTA NELLE PRIMARIE PD

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L’ostinazione di Enrico Letta si è dimostrata vincente. A Bologna e a Roma le primarie democratiche sono state un successo. Maria Teresa Meli per il Corriere.

«Lo stato maggiore del Pd può tirare un sospiro di sollievo: a Roma e a Bologna non c’è stato il flop delle primarie come a Torino. Nella Capitale votano in 45 mila, nel capoluogo dell’Emilia-Romagna in 27 mila. E in entrambe le città il risultato è quello auspicato: a Roma vince Roberto Gualtieri, e a Bologna Matteo Lepore batte Isabella Conti 59,5 contro 40,5. E così Enrico Letta a sera, anche se nella Capitale partono le contestazioni sui numeri dei partecipanti al voto, può dire: «Bene! La prima scommessa è vinta. Le primarie a Roma e Bologna sono un successo di popolo. La vittoria di Lepore e Gualtieri dimostra che abbiamo avuto ragione a non avere paura di farle perché il popolo di centrosinistra è con noi. Avanti!». Certo, i dati della partecipazione, soprattutto a Roma non sono propriamente esaltanti, ma certamente molto meglio delle previsioni fatte al Nazareno. Il raffronto è quello con le precedenti primarie del 2016, quando i pd, demotivati, davano per scontata la vittoria di Virginia Raggi nella corsa al Campidoglio: allora i votanti furono 47.317, poi ulteriormente ridotti a 44.501 dopo un riconteggio delle schede bianche. E ieri sera nel giro di mezz’ ora a Roma si è passati da 37 mila votanti a 40 mila, sino ai 45 mila finali. Ossia la stessa identica percentuale che il Pd romano va profetizzando da una settimana: quella che consente ai dem di dire che queste primarie sono andate meglio di quelle del 2016. Ma uno dei competitor di Gualtieri, Giovanni Caudo, il candidato sponsorizzato da Ignazio Marino, contesta quella cifra raggiunta in extremis in serata: «Saranno al massimo 37 mila». E su queste primarie, come è già successo in passato, cominciano a fioccare le contestazioni e a gravare i sospetti. Ma Gualtieri esorta: «Da domani tutti uniti, come l’Italia di Roberto Mancini». E al Pd si brinda. Letta chiama Gualtieri, Lepore e anche Conti. Andrea Orlando esulta: «Una bella vittoria, ora tutti insieme per far vincere il centrosinistra». E Nicola Zingaretti afferma: «Grazie Roma, il centrosinistra è più forte». Stavolta comunque, al contrario di quanto è avvenuto a Torino, la macchina comunicativa del partito si è mossa per tempo e con grande efficienza per evitare che si riparlasse di un flop».

Giovanna Vitale per Repubblica analizza il nodo del rapporto del Pd con Renzi da un lato e con i 5 Stelle dall’altro.

«Lo spettro di Torino, che per tutta la settimana ha aleggiato sulle primarie, specie nella capitale, è ormai un ricordo sbiadito. La coda della pandemia, la domenica estiva e la partita della nazionale potevano rappresentare un mix micidiale per la partecipazione. E invece «il popolo del centrosinistra c’è», esulta Letta dopo aver infilato la scheda nell’urna. Non si è fatto scoraggiare né dal precedente poco lusinghiero, né dalle polemiche sul risultato già scritto, come molti temevano e qualcuno sperava. Considerata la congiuntura, le file registrate a sorpresa persino durante la partita dell’Italia sono il segnale di una ripartenza che neppure il flop sotto la Mole è riuscito ad azzoppare. Una boccata d’ossigeno anche per il segretario, utile a stoppare il fuoco amico che altrimenti sarebbe ricominciato. E infatti. «Quello sull’affluenza è un dato eccellente», si lascia andare quando, poco prima della chiusura, gli comunicano che a Roma si veleggia sopra la soglia dei 40mila e a Bologna oltre i 20mila. Segno che allargare il campo, a sinistra e a destra del Pd, alle associazioni civiche soprattutto, è la via prediletta dagli elettori. I numeri, sebbene lontani dalle ultime performance, non mentono: le primarie al tempo del Covid sono state un successo. Che Letta rivendica: «È andata alla grande, il Pd o è partito di popolo o non è», si congratula alla fine. «Dobbiamo tornare ad avere coraggio. Dimostriamo di essere all’altezza di questa bellissima prova di fiducia». E pazienza per chi si è chiamato fuori, come Carlo Calenda, che ha deciso di non giocare i preliminari e correre da solo per il Campidoglio, sostenuto da Matteo Renzi. Il progetto è recuperarli entrambi al ballottaggio, riallacciando un rapporto che traguarda le elezioni politiche del 2023. Ma non sarà facilissimo: «Il problema non si pone, Gualtieri resterà fuori dal secondo turno e saranno loro a dover sostenere noi», graffia un fedelissimo dell’ex Rottamatore. Che abbiano trionfato i due candidati ufficiali del Pd, per il segretario, è solo la ciliegina sulla torta. Convinto che la partita vera inizi adesso, in particolare all’ombra delle due Torri, dove c’è da ricucire lo strappo interno al partito e cercare di non perdere per strada Italia Viva, che ha candidato Isabella Conti non solo contro Matteo Lepore, ma in opposizione all’alleanza con il M5S cui il Nazareno non intende rinunciare. Perché se la sindaca di San Lazzaro ha già detto che, in caso di sconfitta, sarebbe tornata a guidare il suo comune, le truppe di Renzi non vogliono saperne dell’abbraccio con i grillini. «Le primarie», attacca il presidente di Iv Ettore Rosato, «servono anche a definire il perimetro della coalizione e i 5Stelle non hanno partecipato alle primarie. Se ora Lepore proporrà di coinvolgerli, ne discuteremo, fermo restando che per noi il Movimento – a Milano come a Bologna – non ha alcun valore aggiunto, anzi fa perdere voti». Brucia il distacco netto tra i due sfidanti. Inatteso, per i renziani. I quali confidavano, se non in un sorpasso, almeno in un testa a testa. E non basta sostenere che Lepore ha vinto perché era “portato” dall’intero stato maggiore dem: pure Pisapia, Vendola, Zedda e Doria si affermarono da outsider contro i candidati del Pd. Gli strascichi saranno dunque inevitabili. Legati, anche, agli sviluppi del dialogo tra Letta e Conte. Che a Roma è chiuso da tempo, come a Torino. Due teatri che, è la scommessa di Iv, potrebbero compromettere il cantiere bolognese».

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