È passato un anno dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca per il suo secondo mandato presidenziale. Dodici mesi segnati da decisioni rapide, spesso unilaterali, che hanno inciso profondamente sugli equilibri geopolitici internazionali e sulle stesse istituzioni statunitensi.
Fin dalle prime settimane, il presidente ha adottato una politica estera aggressiva. L’operazione statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro ha rappresentato una svolta senza precedenti nei rapporti con l’America Latina, riaccendendo il dibattito sul diritto di intervento e sulla sovranità nazionale. Parallelamente, le rinnovate tensioni con l’Iran, alimentate da operazioni militari mirate, hanno contribuito a destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente.
Sul fronte delle alleanze tradizionali, Washington è apparsa meno prevedibile. I rapporti con l’Europa e con la NATO si sono fatti più tesi, complici dichiarazioni e scelte che hanno rafforzato l’immagine di un’America sempre più orientata all’unilateralismo e meno alla cooperazione multilaterale.
All’interno, Trump ha fatto largo uso del potere esecutivo, aggirando spesso il Congresso. Licenziamenti di funzionari federali, riorganizzazioni delle agenzie governative e una stretta drastica sull’immigrazione hanno alimentato proteste diffuse e un clima di forte polarizzazione sociale. Le politiche migratorie, in particolare, hanno acceso un confronto acceso sui diritti civili e sul ruolo delle forze federali nella sicurezza interna.
In campo economico, i mercati hanno mostrato una relativa tenuta, ma inflazione e costo della vita restano temi centrali per l’elettorato. Le nuove tariffe commerciali hanno inoltre creato frizioni con partner strategici, aumentando l’incertezza negli scambi globali.
A un anno dall’inizio del secondo mandato, il bilancio appare chiaro: gli Stati Uniti restano una potenza centrale, ma il loro ruolo è percepito come più duro, meno conciliatore e potenzialmente destabilizzante. Un’America che, ancora una volta, non cambia solo se stessa, ma costringe il mondo a ricalibrare i propri equilibri.











