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VACCINI AI GIOVANI FRA 12 E 18 ANNI, SENZA PRENOTAZIONE

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Appello dei pediatri e invito di Figliuolo alle Regioni perché i giovani dai 12 ai 18 anni vengano vaccinati. La cronaca di Fabio Savelli per il Corriere della Sera.

«Sport e scuola. Devono ripartire in sicurezza il prima possibile. Immunizzando la più ampia platea possibile di ragazzi, tra i 12 e i 18 anni, da qui ai prossimi due mesi. Il commissario all’emergenza Francesco Figliuolo, come già anticipato dal Corriere , ha inviato una lettera alle Regioni sollecitandole dal 16 agosto «a predisporre corsie preferenziali per l’ammissione alle somministrazioni dei cittadini» in questa fascia d’età. Al momento per gli under 18 è autorizzata la somministrazione soltanto dei farmaci di Pfizer e di Moderna. La campagna vaccinale, scrive il generale, «si sta sviluppando nei termini pianificati che vedono il progressivo raggiungimento degli obiettivi previsti per l’immunizzazione delle classi prioritarie, dei cittadini maggiormente vulnerabili e fragili». Per questo si chiede alle Regioni di organizzare un canale preferenziale smontando anche la necessità di una preventiva prenotazione. Un’esigenza in vista della ripartenza della stagione sportiva. «Tale predisposizione – si legge nella lettera – avrà risvolti positivi per incentivare la ripresa in sicurezza sia delle attività sportive sia di quelle finalizzate a garantire il benessere psicofisico per i più giovani». La società italiana di pediatria fa un passo in più. Ieri ha chiesto l’estensione della campagna vaccinale anche ai più piccoli. Sono in corso le valutazioni delle agenzie per il farmaco. «Si avverte l’esigenza – scrivono i pediatri – di beneficiare di uno specifico intervento di prevenzione vaccinale per la popolazione pediatrica, in maniera tale da poter permettere di prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenute da varianti emergenti». A supporto i dati della letalità Covid in Italia. Il 5,5% dei casi (240.105) con 14 decessi riguarda la fascia 0-9 anni. Ieri 6.968 nuovi casi di Covid e 31 decessi. Il tasso di positività, rispetto ai tamponi, sale al 3%. Aumentano le degenze: 68 posti letto occupati in più nei reparti ordinari, 15 in più in terapia intensiva».

Iva Zanicchi si sfoga con Chiara Maffioletti del Corriere della Sera.

«Da due giorni, Iva Zanicchi è a Ligonchio. «È la prima volta dalla pandemia. Non sono riuscita a passare attraverso il paese, però. Avrei dovuto rivedere il bar che era il nostro ritrovo: con i miei fratelli lì si giocava a carte, Antonio suonava la chitarra e noi cantavamo… ho evitato». È un dolore forte quello che prova la cantante, dolore misto a rabbia. Il Covid sembra non lasciarle tregua, mettendo continuamente alla prova il suo spirito indomito. A novembre lei, una delle sue due sorelle e suo fratello Antonio sono stati contagiati e si sono ritrovati in ospedale insieme: «Il dottore, mentre dimetteva me e mia sorella, diceva che avrebbe trattenuto mio fratello, cardiopatico, ancora un po’. Tre giorni dopo è morto». Ora, ad essere positiva alla variante Delta è la sorella più grande, Maria Rosa, 85 anni. Per fortuna sta bene. «Chi dice che il virus non esiste è imbecille o cretino. Mia sorella sta bene perché era vaccinata». Partiamo da questo. Non è preoccupata per lei, dunque? «Sono serena. Ha solo un po’ di mal di gola, di spossatezza. Resta qualcosa di non semplice da gestire: ha 85 anni ed è chiusa in casa, non può vedere nessuno, sognava di andare al mare. Le è venuta un po’ di depressione, ma la salva essere una comica nata, quindi al telefono ci scherziamo su… spero che il tampone domani dirà che è negativa». Come ha scoperto di essere positiva? «Non si era accorta di nulla, non avendo sintomi, ma a suo figlio era venuta la febbre: ha fatto il tampone. Fa un po’ pena saperla chiusa in casa, ma il dato è che se il Covid ti prende e sei vaccinato non sei in pericolo di vita e nemmeno finisci in ospedale, se va bene». Cosa prova di fronte a chi sceglie di non vaccinarsi? «Tanta rabbia. Penso sia inevitabile per chi ha sofferto come me. E siamo in tanti. Certo, si doveva spiegare meglio la situazione, ci sono state troppe voci. Ma ricordo che quando ero bambina i vaccini si facevano senza discutere e salvavano milioni di vite». Ha avuto paura quando era lei ricoverata? «Ero tranquillissima, nonostante la polmonite per cui prendevo l’ossigeno. Vedevo i dottori preoccupati, e chiedevo: “Ma scusate, morirò?”. Mi rassicuravano. Una dottoressa, troppo carina, entrava ogni mattina cantando Zingara . Le dicevo: “Eviti che una roba così stonata non l’ho mai sentita e mi fa stare peggio”». Fisicamente oggi come sta? «Gli strascichi ci sono. Non ho ancora l’olfatto e anche il gusto non è come prima. Poi la vista: ho sempre avuto un occhio da aquila e l’altro da vecchia gallina padovana, ma dopo il Covid non riuscivo più a leggere. E poi dolori a tutte le articolazioni. C’è chi dice: sei anziana. Sì, ma lo ero anche otto mesi fa e stavo bene». Si è ripromessa di fare qualcosa con sua sorella, appena tornerà negativa? «Sì, vogliamo stare qualche giorno assieme qui, al paese. Lei manca da tanto e vuol tornare. Spero succeda presto».

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