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martedì 23 Aprile 2024 - 03:49
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VIOLANTE: LA GIUSTIZIA VA RIFORMATA

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Luciano Violante su Repubblica offre una riflessione significativa sulla perdita di credibilità della magistratura, mettendo in fila una serie di episodi allarmanti. Per concludere: una riforma della giustizia è necessaria.

«L’eventuale occultamento di prove che avrebbero favorito gli imputati nel processo Eni costituisce il più recente segnale di allarme sulla affidabilità della magistratura. Se l’accusa fosse fondata sarebbe compromessa la reputazione professionale di una parte della Procura di Milano. Se così non fosse, sarebbe compromessa la serietà professionale dei magistrati di Brescia che hanno ordinato alla polizia giudiziaria di acquisire il contenuto dei pc dei colleghi di Milano. Si aggiungono le vicende del gip di Bari arrestato per corruzione e possesso di armi da guerra, il caso del procuratore di Firenze che avrebbe aggredito sessualmente una collega, le questioni Palamara, lo strano caso dei verbali segreti consegnati al dottor Davigo, il processo contro il procuratore di Taranto e altre vicende meno note ma altrettanto gravi. È il tempo della responsabilità per tutti. La magistratura è una istituzione decisiva per qualsiasi democrazia e ancora di più per la nostra, che alla magistratura ha affidato, sconsideratamente, una parte del sistema di governo del Paese. La Commissione sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, nominata dalla ministra Cartabia e presieduta dal professor Luciani, ha proposto due interventi costituzionali ricostruttivi che possono determinare un cambio di fase: la nomina del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura da parte del presidente della Repubblica, che del Csm è presidente, e la costituzione di un’alta Corte che giudichi dei ricorsi contro i provvedimenti disciplinari e amministrativi del Csm e dei Consigli di presidenza delle altre magistrature. (…) Il Parlamento, il governo, i partiti devono sentire la responsabilità che grava su di loro dopo la redazione di questo documento. La legislatura ha ancora due anni davanti; se spesi bene sono sufficienti. Chi non si muove favorisce il declino della giustizia, con il rischio che domani qualcuno, da qualunque parte provenga, possa impadronirsene».

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