Interviene Mattarella sui migranti. Anche Meloni e Macron a Parigi trovano un’intesa. La Ue deve decidere. Lula a Roma: “Sogno la pace”. Oggi parte la Maturità. Scontro su Padova e su Davigo
L’emergenza è tale che anche i rapporti tra Italia e Francia, fortemente contrastati da diversi mesi, devono fare i conti con la necessità di una solidarietà europea. E così, nella Giornata mondiale del Rifugiato, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron provano a ragionare sui migranti e a trovare strategie comuni, dopo il terribile naufragio al largo della Grecia di sette giorni fa. Come dice la nostra premier, la politica estera non è “materia di due ragazzini che litigano e fanno pace. Ci sono interessi delle nazioni che vengono prima di tutto e mi pare che ci siano diversi punti comuni tra Italia e Francia”. Fra questi sicuramente il tentativo di costruire una nuova fase di cooperazione con i Paesi africani per impedire le partenze. Anche Ursula Von der Leyen si è sentita in dovere di far sentire l’intenzione dell’Unione Europea di muoversi. Nelle prossime settimane vedremo concretamente che cosa i 27 riusciranno a mettere in campo. Il nostro capo dello Stato Sergio Mattarella, ricordando anche lui la Giornata del Rifugiato, ha ribadito che «le iniziative di assistenza a queste persone — specie ai rifugiati che sono in condizioni di particolare vulnerabilità — devono essere accompagnate dalla ricerca di un’indispensabile e urgentissima soluzione strutturale di lungo periodo». È necessaria un’azione «di respiro europeo e internazionale», in grado di «intervenire sulle cause profonde che spingono un così gran numero di esseri umani bisognosi ad abbandonare i loro Paesi. Meritano opportunità alternative ai rischiosi viaggi che, spinti dalle circostanze, intraprendono in condizioni anche proibitive». Il Manifesto propone oggi un’intervista allo zia di Alan Kurdi, trovato morto il 2 settembre 2015 sulla spiaggia turca di Bodrum. Il bambino la cui immagine fece il giro del mondo. Dalle indagini in Grecia, emerge che il peschereccio si sarebbe inabissato dopo un tentativo di traino verso l’Italia, causando 634 vittime. Un centinaio i bambini.
Nel mondo crudele del 2023 è poi la guerra a dominare la scena. Le ultime notizie dall’Ucraina raccontano di uno stallo da entrambi i fronti, con la tentazione attribuita a Mosca dal presidente Usa Joe Biden di ipotizzare armi tattiche nucleari. E con il sospetto, espresso da Domenico Quirico sulla Stampa, che la Nato voglia entrare in guerra direttamente per chiudere la partita. In una bella intervista al Corriere della Sera, il presidente brasiliano Lula, oggi in visita in Italia, dice: «Ho mandato un inviato speciale, Celso Amorim, a Mosca e a Kiev. Entrambi i Paesi credono di poter vincere militarmente: non sono d’accordo. Credo che ci sia troppa poca gente che parli di pace. La mia angoscia è che con così tante persone che soffrono la fame nel mondo, ci occupiamo di guerra. È urgente che la Russia e l’Ucraina trovino una strada comune verso la pace». Avvenire rilancia le firme per il referendum contro l’invio delle armi, attraverso un’interessante intervista alla docente di Diritto costituzionale Annamaria Poggi.
Il calendario ci ricorda due appuntamenti. L’estate arriva oggi pomeriggio in Europa (inizio astronomico alle 16:57) ma già stamattina farà caldo nelle aule delle scuole che ospitano i 536mila maturandi, inchiodati alla prima prova scritta di Italiano. La politica è tutta concentrata sulle polemiche giudiziarie, per tre motivi: Piercamillo Davigo, storico giudice di Mani Pulite, è stato condannato in primo grado per il caso della Loggia Ungheria, si discute ancora della riforma Nordio e infine non si placano le polemiche sui paletti fissati dalla magistratura padovana a proposito dei registri delle famiglie omogenitoriali. Una storia terribile di cronaca arriva da Pomigliano d’Arco, dove un senza tetto di colore, Frederick, è stato ucciso senza motivo. Bel commento di don Patriciello su Avvenire.
Per le altre notizie dall’estero va segnalato l’approfondimento del Foglio sulla visita del premier indiano Narendra Modi a Washington. Nella strategia americana c’è la necessità di rompere il fronte della solidarietà delle nazioni del Sud Globale e l’India viene oggi identificato come il Paese chiave su cui far leva. Dal Vaticano arrivano notizie sul prossimo Sinodo di ottobre, grande occasione di confronto e di dialogo fra i Vescovi. Oggi papa Francesco torna alle tradizionali udienze del mercoledì.
È davvero da non perdere il sesto ed ultimo episodio della serie Podcast originale realizzata da WIP Italia per la Fondazione Internazionale Oasis grazie al sostegno della Fondazione Cariplo, che si chiama Il Mediterraneo come destino. I grandi protagonisti del dialogo. Il sesto episodio è dedicato ad una figura molto interessante e poco conosciuta: dopo Giorgio La Pira, Taha Hussein, Pierre Claverie, Enrico Mattei e Germaine Tillion, è la volta dello storico israeliano Shlomo Dov Goitein.
Il nome di questo studioso è legato all’interpretazione di circa 350mila frammenti scoperti nella Ghenizah della Sinagoga di Ben Ezra al Cairo, una stanza in apparenza modesta, eppure teatro di una delle più straordinarie scoperte filologiche di tutti i tempi. Gli ebrei del Cairo, infatti, avevano una concezione molto ampia di testo sacro. Dato che ogni brano scritto in caratteri ebraici poteva contenere il nome di Dio, nel dubbio portavano nella Ghenizah qualsiasi documento, anche lettere commerciali, contratti di matrimonio, liste della spesa, registri contabili… Un patrimonio inestimabile, se si considera che la storia del Medio Oriente ci è nota soltanto dai racconti delle élites, mentre qui per la prima volta a parlare è la classe media. Da quando ha questa intuizione, Goitein, studioso già affermato, abbandona tutti gli altri progetti di ricerca per consacrarsi alla ricostruzione della vita della comunità ebraica nella Cairo medievale: una società mediterranea, come recita il titolo dell’opera in cinque volumi che lo terrà occupato fino alla morte, sopravvenuta a Princeton nel 1985. “Sociografo”, come amava definirsi, Goitein sa dipingere miniature con livelli di dettaglio impressionanti, ad esempio sul cibo, la casa, i mobili, i mestieri. Questo però senza mai oscurare la tesi principale: «Musulmani, cristiani ed ebrei vivevano in grande prossimità e condividevano la vita in una misura molto più grande di quanto si sarebbe potuto immaginare sulla base delle sole fonti letterarie».
Lo storico israeliano individuò tre pilastri che, nell’epoca da lui studiata, diedero forma a un modo di vita comune che trascendeva i confini delle diverse comunità religiose: la fede monoteista, la famiglia, e la città, intesa come luogo di socialità e di commercio. Sono tre elementi che saltano ancora all’occhio di chiunque visiti il Mediterraneo. E sono tre fondamentali da cui ripartire anche oggi.











