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LETTA A BOLOGNA IGNORA I 5 STELLE

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Il segretario del Pd Enrico Letta ha chiuso ieri la Festa dell’Unità a Bologna, con il suo comizio. Un discorso orgoglioso, dove non sono mai stati citati i 5 Stelle. Il leader democratico ha anzi spiegato che, dopo una confusa fase a tre, si sta tornando al bipolarismo. Si deve stare o di qua o di là. Giovanna Vitale per Repubblica.

«Non li cita mai, neppure una volta. Per Enrico Letta, che in giacca e cravatta nonostante i 30 gradi all’ombra chiude da segretario la sua prima Festa dell’unità, i Cinquestelle non meritano neanche una menzione. Come non la merita Giuseppe Conte, che pure a Bologna è stato accolto con tutti gli onori. A riprova di una freddezza che, dopo il no al sostegno grillino in caso di ballottaggio a Torino, sfiora la perfidia: dando per scontato che il Movimento entrerà a far parte della coalizione di centrosinistra – di cui il Pd sarà perno e motore – in alternativa alla destra. Stavolta tertium non datur: o si sta nel campo dei progressisti, oppure con Salvini e Meloni, che in Europa vanno a braccetto con Orbán e la Le Pen. Un messaggio valido anche per i tanti cespugli che affollano il centro. Lo spiega con una nettezza mai ascoltata prima, il leader del Pd. «Attorno a noi si costruirà l’alternativa vincente alla destra estrema » scandisce Letta davanti a una folla di parlamentari e ministri, in prima fila Orlando e Franceschini (ma non Guerini), il presidente dell’Europarlamento Sassoli, il governatore Bonaccini, i tre capigruppo, tutti ringraziati uno per uno, assenti compresi. «Siamo entrati in una fase nuova: si chiude il periodo iniziato nel 2013, quando il M5S prese intorno al 25%, il centrosinistra il 25 e il centrodestra idem, dando vita a un tripolarismo che ha fatto saltare tutto. Stiamo entrando – ragiona il segretario dem – in una fase nuova di bipolarismo estremo in cui o si sta di qua o di là: non c’è posizione intermedia che abbia la minima possibilità di fare qualcosa di utile. La novità è che dall’altra parte non c’è più il centrodestra di Berlusconi, che era comunque legato al Ppe, ma la peggiore destra nazionalista ». E in questo schema «siamo noi gli unici a poter costruire l’alternativa», rivendica il leader. Ossia Il Pd, un partito di cui andare «orgogliosi». Il partito del lavoro ma anche amico delle imprese, dello sviluppo, della crescita. All’opposto di chi «magari sfila accanto alle categorie » e poi però con le sue azioni le danneggia. E ogni riferimento a Salvini è voluto. «Dobbiamo completare la campagna vaccinale per rendere il nostro Paese completamente libero», attacca Letta, «ma senza i 10 milioni di cittadini che mancano all’appello non ce la faremo contro le variante. Chi non si vuole vaccinare è contro l’altrui libertà e non può essere premiato. Chi è ambiguo su Green pass e vaccinazioni è contro la salute degli italiani ed è contro le imprese e i lavoratori», graffia il segretario. Un discorso a tutto campo, che incrocia le partite politiche più delicate del momento. «Noi sosteniamo questo governo in modo leale, vogliamo che duri fino alla scadenza naturale della legislatura e attui un programma fatto di riforme che aspettano da troppo tempo». Uno spunto utile per dare una carezza anche al capo dello Stato, chissà non venga voglia pure a lui di restare: «Abbiamo un esempio da seguire, si chiama Sergio Mattarella », afferma Letta, scatenando la standing ovation della platea. E siccome però un partito si riconosce dalle battaglie che fa, quelle «sui diritti troveranno risultati», garantisce il leader dem. «Arriveremo all’approvazione finale del ddl Zan e vogliamo usare un anno e mezzo di legislatura per non ripetere l’errore che già facemmo la scorsa di non varare una nuova legge sulla cittadinanza». Perché «la pandemia ci ha insegnato che il Paese ha bisogno di più solidarietà, di giustizia e coesione sociale», conclude il segretario. «Troppi dibattiti in questi mesi ci hanno fatto pensare che da questo dramma collettivo si sarebbe usciti da destra, io invece sono convinto che lo faremo da sinistra». Vincendo le prossime elezioni con una coalizione «europeista, progressista e democratica», pronta a guidare il Paese».

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