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GERMANIA: SCHOLZ È SICURO DI FARCELA

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Dall’estero è Paolo Valentino da Berlino, sul Corriere, a raccontate un leader socialdemocratico sicuro di sé quanto alla creazione del nuovo Governo tedesco.

«Sarò il nono cancelliere tedesco alla guida di una coalizione tra Spd, Verdi e Fdp». In attesa dell’avvio di negoziati formali con ambientalisti e liberali, Olaf Scholz si mostra sicuro di sé e fiducioso che la trattativa per una maggioranza «semaforo» andrà a buon fine. Nel più classico (e autorevole) dei format mediatici della politica tedesca, un’intervista a Der Spiegel , il leader socialdemocratico definisce univoco il messaggio emerso dalle elezioni di domenica, dove la sua Spd ha chiuso prima con il 25,7% dei voti: «I tedeschi vogliono un nuovo inizio e la Germania deve osarlo. È ciò che unisce i tre partiti». In questo racconto comune di progresso, spiega Scholz, ognuno ha una sua priorità: «Noi la modernizzazione industriale compatibile con la difesa del clima, i Verdi naturalmente l’agenda climatica, i liberali lo sviluppo tecnologico e i diritti civili». Scholz rassicura i futuri alleati che verranno trattati con rispetto, da pari a pari. Riferendosi al fallimento delle trattative del 2017 tra Cdu, Fdp e Verdi per una coalizione «Giamaica», spiega che allora «c’era l’impressione si trattasse di un negoziato solo tra cristiano-democratici e ambientalisti, con i liberali marginalizzati». L’errore non sarà ripetuto: «Vero affetto – dice il ministro delle Finanze, usando un termine inconsueto in politica – c’è soltanto quando si entra in una relazione seria». Scholz non parla male di Angela Merkel, con cui la Spd ha governato insieme per ben 12 anni su 16. Anche perché, spiega, molte delle cose realizzate, «stavano a cuore alla Spd». Ma ora gli elettori hanno detto chiaro «che non vogliono più la Cdu-Csu nel prossimo governo». Risolvere la questione del potere, tuttavia non basta: «Non vale nulla se non vuoi nulla. E io sono entrato in politica, perché vorrei rendere il mondo un pochino migliore». Le grandi manovre per il futuro governo sono in pieno svolgimento. Venerdì liberali e verdi si sono incontrati per la seconda volta, a delegazioni allargate, entrando più nel merito degli argomenti. Avanza il tentativo di costruire un terreno comune, dal quale poi negoziare insieme con più forza con i due partiti più grandi. Nei prossimi giorni tutti parleranno con tutti. Ma se è vero che i Verdi preferiscono la Spd, mentre i liberali tengono aperta l’opzione con la Cdu, è evidente che quest’ ultima ha poche chance di passare. Nell’Unione già orfana di Merkel volano infatti gli stracci. Armin Laschet appare sempre più vacillante. Si discute apertamente della necessità di un radicale rinnovamento, sia nei contenuti che nel gruppo dirigente. «Al più tardi in gennaio ci vuole un nuovo congresso che discuta tutto questo», dice alla Welt am Sonntag il ministro della Sanità e vicepresidente del partito Jens Spahn, ex alleato di Laschet, secondo il quale «in campagna elettorale sono stati commessi molti errori e il nostro candidato non ha funzionato bene». Anche Norbert Röttgen, il portavoce di politica estera che al congresso si era candidato contro Laschet, indica l’impopolarità di quest’ ultimo come la «causa principale della sconfitta». La crisi di nervi dei cristiano-democratici è profonda e diffusa. Si moltiplicano le richieste di un maggiore coinvolgimento della base nelle scelte strategiche e di leadership. «Sarà inevitabile che il prossimo presidente sia deciso da un referendum fra i tesserati», dicono due deputati dell’ala conservatrice, Carsten Linneman e Christian von Stetten. Finora il leader è stato eletto dai delegati al Congresso. Se si andasse al referendum, secondo la Bild , l’eterno Friedrich Merz, sconfitto nelle ultime due elezioni prima da Annegrette Kramp-Karrenbauer e poi da Armin Laschet, sarebbe pronto a ricandidarsi. Ma tutto questo non accadrà prima che si spengano del tutto le velleitarie speranze di Armin Laschet, di poter dar vita a una coalizione «Giamaica», nel caso in cui i negoziati per una maggioranza «semaforo» sotto Scholz dovessero fallire».

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