22.6 C
Napoli
venerdì 2 Ottobre 2026 - 22:10
HomeAttualitàPROSSIMA GARA: LA CORSA AL QUIRINALE

PROSSIMA GARA: LA CORSA AL QUIRINALE

-

Per chi ha osservato il silenzio elettorale e si è messo davvero a riflettere, i pensieri sono andati al prossimo passaggio cruciale per il destino politico del Paese: l’elezione del Capo dello Stato. Annalisa Cuzzocrea anticipa per Repubblica una possibile soluzione.

«Delle due correnti del “partito di Draghi”, il movimento trasversale che dentro e fuori il Parlamento tifa perché il premier resti il più a lungo possibile, sembra nelle ultime ore prevalere quella che invece che a Palazzo Chigi lo vorrebbe al Quirinale. Lo hanno detto senza giri di parole il leghista Giancarlo Giorgetti e il forzista Renato Brunetta, ma è solo una piccola avanguardia: a pensarlo sono molti di più. Il percorso che però fino a qualche mese fa sembrava annunciato, si mostra ora pieno di ostacoli. I partiti, paralizzati dal governo e impegnati finora a scontrarsi alle amministrative, dopo la metà di ottobre si riapproprieranno di una delle loro consolle preferite: quella che sullo schermo proietta il futuro dell’Italia per i prossimi sette anni. Ci saranno candidature da bruciare, sgambetti dell’ultimo momento, sarti che dovranno riporre vestiti pronti in naftalina, interessi opposti e incrociati. Arrivare a primavera come si parte in autunno, è un’operazione politica complessa. Ma questo non significa che non ci sia chi ci sta lavorando. Il primo masso da rimuovere dal cammino, sono le elezioni anticipate. Checché ne dicano Matteo Salvini e Giorgia Meloni e perfino – in fondo – Giuseppe Conte ed Enrico Letta, tra i dirigenti dei partiti sono in tanti a scommettere che questo Parlamento non si lascerà mandare a casa facilmente. Per due ragioni alquanto prosaiche. La prima è che con il taglio dei parlamentari saranno in molti di meno a rientrare (l’unico partito a non avere questo problema è Fratelli d’Italia). La seconda è che fino a quattro anni, sei mesi e un giorno – quindi fino al 15 settembre del 2022 – gli attuali parlamentari non matureranno la pensione. Che sarà anche poca cosa, rispetto ai fasti di un tempo, ma è comunque una garanzia considerata ormai troppo vicina per potervi rinunciare. C’è poi una terza ragione ancora più importante. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza avrà bisogno, fino al 2023, di essere portato avanti da chi lo ha impostato. Protetto dal rischio di fallimenti: basta un bando fatto male, una sospensione brusca del lavoro dell’esecutivo, per perdere fondi preziosi, vitali per la rinascita del Paese dopo la pandemia. Così torna l’ipotesi di un governo ponte fino alla fine della legislatura. Che potrebbe nascere però a un’unica condizione: nessuno dell’attuale maggioranza dovrebbe sfilarsene. Perché nessun partito – che siano i 5 Stelle, il Pd, Forza Italia, la Lega – potrebbe accettare che un altro si chiami fuori cannoneggiando dall’opposizione e acquisendo crediti per la campagna elettorale (quello che adesso sta facendo Giorgia Meloni). Ma chi potrebbe assumere un incarico del genere? L’ipotesi più probabile, a oggi e secondo molte fonti interne all’esecutivo, sarebbe il ministro dell’Economia Daniele Franco. Autentica emanazione di Mario Draghi al governo. Una sorta di avatar, che aiuterebbe a dare l’impressione – anche all’estero – che dal Colle l’ex presidente della Bce possa ancora tenere sotto controllo la situazione in una fase molto delicata come quella della discussione del nuovo patto di stabilità. «E così avremo realizzato il semipresidenzialismo », scherza un ministro. Perché è chiaro che su Palazzo Chigi resterebbe forte l’ombra di Draghi. Proprio mercoledì, in conferenza stampa accanto al responsabile dell’Economia, il premier ha speso parole di elogio: «Dall’inizio dell’anno sono di fatto già tre le leggi di bilancio. È un lavoro veramente straordinario e voglio ringraziare il ministro Franco». Che poi un’ombra possa essere davvero protettrice, è un altro conto. Dentro il governo chi non ci crede prevede che seppure l’esecutivo ponte arrivasse a fine legislatura grazie all’inerzia dei parlamentari, lo farebbe lavorando male, sotto lo schiaffo permanente dei partiti in cerca di visibilità. Quel che è possibile con elezioni lontane, e con Draghi a guidare, è più complicato quando il voto si avvicina. Franco, però, sarebbe perfetto per non turbare troppo i partiti. Già ragioniere dello Stato e direttore generale di Banca d’Italia, disinteressato ai giochi della politica e di certo anche a un futuro da candidato, tanto schivo quanto super partes. Gli altri partono in salita. La Guardasigilli Marta Cartabia, dopo il braccio di ferro sulla riforma della Giustizia, ha contro il mondo 5 stelle ed è ormai considerata una mossa impossibile. Quel che vale per lei vale dieci volte di più per la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese: nel suo caso sarebbe la Lega a mettersi di traverso. E quindi, anche stavolta, il miraggio di una donna premier è destinato a svanire. Un esponente più politico, che sia il dem Lorenzo Guerini o lo stesso leghista Giancarlo Giorgetti, sbilancerebbe troppo un esecutivo già fragile. Resta quindi Franco. Sempre che non si consideri realistico il sogno di Renato Brunetta: il ministro della Funzione pubblica è il più anziano tra i suoi colleghi. In caso di vacatio, fino alla formazione di un nuovo governo, la guida spetterebbe a lui. Ma l’idea che resti da premier, forse più di tutte, è considerata un’ipotesi dell’irrealtà: né la Lega né il Pd lo accetterebbero mai».

Articoli correlati

- Advertisment -