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mercoledì 30 Settembre 2026 - 08:38
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LA FOTO SIMBOLO DELLA SIRIA COLPITA

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Un padre mutilato dalla guerra civile, un figlio nato senza braccia e gambe. I due siriani si sorridono e la foto, scattata in Turchia, fa il giro del mondo. I raid con le armi chimiche sono una possibile origine della malformazione del bambino, che ora potrebbe essere aiutato dalla solidarietà internazionale. Giordano Stabile per La Stampa.

«Il papà alza verso il cielo il figlioletto, orgoglioso, e riceve il più fantastico dei sorrisi, faccia a faccia. Un gesto, una relazione, universali. Ma questa volta siamo nel Sud della Turchia, vicino al confine con la Siria e la scena racconta una storia molto più tragica. Che potrebbe ancora avere un lieto fine. Il papà si chiama Munzir al-Nazzal. È in piedi, ma appoggia il moncone della gamba destra a una stampella. È rimasto mutilato nella guerra civile, quando i raid del regime di Bashar al-Assad spianavano i quartieri ribelli ad Aleppo come a Damasco e colpivano sempre più vicino casa sua a Idlib. Ma la guerra ha colpito anche il piccolo Mustafa, anche se in maniera indiretta. La madre Zeinab era malata, e non poteva assumere farmaci in maniera corretta durante la gravidanza. I bombardamenti, anche con armi chimiche, hanno forse fatto il resto. Mustafa è nato senza braccia e senza gambe. Padre e madre sono fuggiti dalla Siria tre anni fa. Loro come altri sei milioni di siriani. Si sono rifugiati in Turchia. E hanno cominciato a lottare per il piccolo Mustafa. Ha bisogno di protesi speciali, cure costose, che i suoi genitori non possono permettersi. Hanno “bussato a tutte le porte” ma nessuna si è aperta, finora. Qualcosa potrebbe cambiare, molto presto, si spera. Il fotografo turco Mehmet Aslan ha scoperto la loro storia. In uno scatto ha fermato Munzir e Mustafa in quel bellissimo momento. La felicità di un padre e di un figlio, nonostante tutto. E quello scatto è diventato la foto dell’anno al Siena International Photo Awards. Ha fatto il giro del mondo, è finito sulle pagine del “Washington Post”. Il dramma di Munzir e Mustafa è diventato un caso mondiale. Era quello che voleva Aslan. Papà Munzir è stato raggiunto da altri reporter. Ha raccontato come abbia girato «ogni ospedale, ogni villaggio», senza ottenere nulla: «Adesso quella foto è arrivata al mondo, abbiamo cercato per anni di farci sentire per aiutare mio figlio con i trattamenti, faremo di tutto per dargli una vita migliore». Una foto per risvegliare la coscienza del mondo. Come nel caso del piccolo Aylan, steso su una spiaggia, senza vita, con la sua maglietta rossa. Nel caso di Mustafa, però, si può ancora intervenire, come sottolinea Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia: «Il dramma nel dramma sono i bambini con gravi disabilità, che rappresentano la parte più debole nei conflitti. Ma in quell’immagine c’è anche un inno alla vita, un sorriso che spunta nonostante il dolore». Le organizzazioni internazionali, come l’Unicef, fanno tutto il possibile per aiutare la popolazione siriana, stremata sia fuori che dentro al Paese. Ma si devono scontrare con zone ancora contese, occupate dalla Turchia, o in mano a ribelli, anche jihadisti. Mentre il governo di Damasco è arrivato a escogitare un raggiro per intascarsi parte degli aiuti, almeno 60 milioni di dollari dal 2019. Il centro studi di Washington Csis, Centre for Strategic and International Studies, ha scoperto che Assad «ha prelevato 50 centesimi per ogni dollaro di aiuti» sfruttando il doppio cambio, ufficiale e in nero, fra la lira siriana e il biglietto verde. Il tutto mentre proprio attorno a Idlib soffiano nuovi venti di guerra, il regime ha ripreso i raid, e la Turchia di Erdogan vuole intervenire contro i guerriglieri curdi, più a Nord. Ma il sogno di Munzir e Mustafa è soltanto quello di tornare a casa. Con le proprie gambe, anche se artificiali».

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