Prendendo in contropiede gli alleati del centro destra, Berlusconi apre al reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei 5 Stelle. La cronaca della Stampa.
«Era il gennaio 2020 quando Silvio Berlusconi accusava il governo di Giuseppe Conte di offrire ai giovani in cerca di lavoro «una paghetta offensiva di 493 euro in media». Mancano poche settimane e saranno passati due anni da quel giorno, un’era geologica in politica, a Conte è succeduto Mario Draghi e il Cavaliere ha cambiato idea. «Gli importi che sono finiti a furbi che non ne avevano diritto sono davvero poca cosa rispetto alle situazioni di povertà che il reddito è andato finalmente a contrastare» dice il leader di Forza Italia al quotidiano “Il Tempo”. È un segnale che va nella direzione opposta alle attese degli alleati di centrodestra, che sulla misura simbolo del Movimento Cinque stelle sparano a zero un giorno sì e l’altro pure. Giorgia Meloni l’ha definito «metadone di Stato», Matteo Salvini. dopo averne più volte chiesto l’abolizione, di recente ha ammorbidito le sue posizioni, continuando però a chiederne un significativo ridimensionamento. Il sostegno dell’ex premier al reddito di cittadinanza è dunque l’ennesimo segnale dei difficili rapporti dentro la coalizione. Osvaldo Napoli, parlamentare che dopo vent’ anni di militanza in Forza Italia ha scelto i moderati di Coraggio Italia, definisce la mossa di Berlusconi «un colpo di scena imprevisto» che appartiene alle dinamiche della corsa al Quirinale, ovvero un segnale chiaro lanciato dal presidente di Forza Italia ai grandi elettori grillini: «Il centrodestra si prepara a vivere ogni giorno improvvise sbandate e sarà sempre più difficile fare retromarce dopo certe aperture» commenta, prefigurando un futuro di incognite una volta chiusa la vicenda Quirinale: «Come sarà possibile tornare alla compattezza della coalizione?». Il Movimento 5 Stelle accoglie le dichiarazioni del Cavaliere quasi fosse una conversione: «Solo un anno fa diceva che la nostra misura era una presa in giro, dopo tre anni ha capito che il reddito di cittadinanza è una misura sociale che aiuta le classi più deboli» dice il capogruppo alla Camera Davide Crippa. E se Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, chiede che ora Salvini, Meloni e Renzi «la finiscano con le loro furiose e immorali campagne» e il Pd con Romina Mura evita letture quirinalizie e parla di «giudizio con un peso politico che non si può ignorare», il leader di Italia Viva Matteo Renzi, altro fiero avversario della misura, boccia il Cavaliere. «Berlusconi apre al reddito di cittadinanza. È una cosa completamente diversa da quello che vogliamo fare. Se il tema è FI, che apre al reddito di cittadinanza io dico di no».
Fabrizio d’Esposito, nella sua rubrica sul Fatto, analizza il cattolicesimo di Silvio Berlusconi, rivendicato nella “brochure” spedita a tutti gli elettori del prossimo Presidente della Repubblica.
«Quasi tre lustri fa, un anno prima della magnifica estate degli scandali sessuali, Silvio Berlusconi rivelò a cena un suo progetto segreto, mai attuato sinora: “Voglio scrivere la mia autobiografia, ci sto pensando da tempo. E sapete come la intitolerò? Mi piacerebbe chiamarla Il Santo Puttaniere”. Era il 2008 e alla ricca mensa dell’ex Cavaliere era seduta anche l’ex ministra salmonata azzurra di cui B. era seriamente infatuato, come ha rivelato successivamente Fabrizio Cicchitto. Santo e puttaniere. Due vocazioni opposte a formare un divertito ossimoro. In ogni caso, a dispetto della presunta santità, l’anziano leader di FI non ha mai curato la sua satiriasi (lo constatò l’ex moglie Veronica Lario). Ma il tempo passa, l’oblio avanza e oggi a 85 anni l’ex premier si ricicla come capo di un partito cristiano di destra, erede di Sturzo e De Gasperi e persino del Giolitti prebellico che nel 1913 promosse il Patto Gentiloni tra cattolici e liberali. Insomma, più santo che puttaniere a leggere il libretto che B. ha spedito a tutti i parlamentari nella sua campagna elettorale per diventare presidente della Repubblica. Il manoscritto s’ intitola sobriamente Io sono Forza Italia ed è un guazzabuglio di erroracci storico-filosofici nonché una summa di quel clericalismo di destra avversario di ogni libertà e di ogni liberalismo possibile. Con sprezzo speculativo del ridicolo, l’anonimo ghost writer di Berlusconi arruola innanzitutto Benedetto Croce tra i teocon anti-abortisti. Colpa ovviamente di quel famoso saggio del filosofo Perché non possiamo non dirci cristiani. Uno dei titoli più abusati di sempre. Hai voglia a dire che don Benedetto lo scrisse nell’agosto 1942 per contrapporre la “rivoluzione cristiana” (in senso storicista non metafisico) all’orrido paganesimo nazista. Non solo. Come conciliare poi (e questo è il nodo mai sciolto dai sedicenti liberalcattolici) i valori non negoziabili con quella “religione della libertà” crociana che negava la trascendenza della sapienza e osteggiava il matrimonio tra verità e potere dei regimi totalitari e teocratici? Il libretto della Forza Italia “liberale, cristiana, europeista e garantista” sancisce infatti che “la vita è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica”. Convinzione, ovviamente legittima, di ogni credente. Ma l’individualismo liberale che c’entra? Senza dimenticare che nel 1994 Forza Italia nacque come partito laico. Non è il caso di ricordare tutto il dibattito sull’identità azzurra all’epoca dei “professori” (Colletti, Vertone, eccetera) ma vale la pena riportare quello che disse l’allora liberale Marcello Pera (oggi teocon ratzingeriano) nel 1998 contro l’ipotesi di una Forza Italia “popolare”: ” FI al centro non diventerà forse democristiana, o clericale, o bigotta, ma ne avrà certo un contraccolpo sulla propria identità”. Del resto “il popolarismo” del citato De Gasperi non fu mai liberale e in teoria era un centro che guardava a sinistra. Figuriamoci immaginarlo alleato di Meloni e Salvini. Quanti errori, appunto, nell’ansia di rincorrere il Colle. B. vuole essere un presidente “cattolico” conservatore. E l’unico con queste caratteristiche fu Oscar Luigi Scalfaro. Che nemesi per Silvio aspirante capo dello Stato!».











