La transizione dal vecchio governo a quello nuovo è in armonia. Draghi lo spiega ai leader europei. Salvini nei guai. Terzo polo primo partito fra i giovani. Sabotato il gasdotto: venti di guerra
Oggi la parola è transizione, non quella ecologica ma quella dei governi. Insomma, il passaggio di consegne. È questo il vero tema politico di queste ore mentre i partiti sono ancora alle prese con la valutazione dei voti. Le prime mosse di Giorgia Meloni confermano grande prudenza. Silenzio e idee chiare. Nessun ministero politico a Matteo Salvini, nessuno strappo traumatico sull’economia e con l’Europa. Una lista di ministri improntata alla serietà e l’offerta ai partner di governo, attraverso Antonio Tajani, di due cariche politiche, come il ruolo di vice premier, per Forza Italia e Lega. Non solo, Meloni avrebbe proposto anche di tornare a concedere all’opposizione una presidenza delle due Camere. Sono mosse importanti perché mettono l’esecutivo che sta mascendo al riparo delle turbolenze dei partiti alleati. Nella Lega, anche dopo l’esclusione di Umberto Bossi, c’è infatti una grande rivolta. La politica ha una logica ferra. Salvini non vuole accettare la sconfitta ed elaborarla e così rischia di perdere la guida.
Per il governo il capitolo più delicato è quello dei conti pubblici. Ieri il fondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto, i lettori della Versione lo sanno, aveva mandato segnali precisi. Molti economisti hanno apprezzato l’idea di una Finanziaria “a quattro mani”. Mario Draghi da parte sua ha risposto, rinnovando in un pressing diplomatico coi leader europei l’endorsement per il nuovo governo. La Commissione europea ha annunciato ieri di avere dato il suo benestare al versamento all’Italia di una seconda tranche di denaro proveniente dal Fondo per la ripresa e la resilienza (il NextGenerationEU). In tutto 21 miliardi di euro. Insomma se questo è il quadro, si confermerebbe che Giorgia Meloni ha ben presente il peso della responsabilità in un momento difficilissimo per il nostro Paese e per l’Europa.
Tutti i partiti, intanto, non solo la Lega, sono in travaglio: devono elaborare un voto popolare che con l’eccezione di Fratelli d’Italia e Terzo polo ha punito pesentamente linee politiche e leadership. Nel dimezzamento dei voti, l’unico leader che si sente forte di una nuova prospettiva è Giuseppe Conte che vorrebbe, con i 5 Stelle, egemonizzare e svuotare il Pd. Intanto analisi dei flussi e dati numerici sul voto contengono verità molto più precise degli interessati commenti di parte. I giovani hanno votato in gran parte le forze emergenti: Fratelli d’Italia ma anche il Terzo polo di Calenda e Renzi. Interessante anche l’analisi dei flussi dell’istituto Cattaneo: Pd, Forza Italia e Lega sembrano destinati ad un declino irreversibile. Per certi versi sono il passato.
Anche fra i cattolici nei commenti si ripropongono schemi vecchi, che non fanno capire molto. È emblematico che oggi contemporaneamente si pronuncino, per così dire, a sinistra il cardinal Matteo Zuppi, attuale presidente della Cei (che in una Nota sul voto invita il governo Meloni a non dimenticare i “fragili”) e a destra il suo predecessore, il cardinal Camillo Ruini, 91 anni. Prima delle elezioni si erano pronunciati due professori in qualche modo loro interpreti: Andrea Riccardi ed Ernesto Galli della Loggia. Personalmente avanzo questa ipotesi: i Movimenti nella Chiesa ma anche i semplici cattolici di parrocchia impegnati, come quelli ad esempio nel Forum delle Famiglie, e soprattutto Papa Francesco con il suo insegnamento sempre spiazzante, sono andati più avanti negli ultimi anni. Hanno di gran lunga superato lo schema destra/sinistra, in cui i vertici ecclesiastici (e politici) li vorrebbero sempre riportare e in qualche modo imbrigliare. Il mondo cattolico italiano è andato da tempo oltre il vecchio bipolarismo ed è nei fatti molto più vicino e in sintonia con Papa Francesco, che ha scardinato questa divisione, questa polarizzazione. È un tempo in cui la Chiesa stessa vuole archiviare l’etichetta cattolica, sentendola come arma di ricatto e di freno per la presenza della “minoranza attiva” dei credenti in un mondo secolarizzato. È un tempo in cui i credenti sentono il dovere di essere “ospedale da campo” per tutti, liberandosi di fortezze orgogliose e pregiudizi, monasteri identitari in cui rinchiudersi. Anche in politica.
Le notizie internazionali sono di nuovo molto preoccupanti. Tre clamorosi sabotaggi in due giorni dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 bloccano, forse in modo irrimediabile nei tempi brevi, il flusso di gas dalla Russia all’Europa. Chi ha sabotato? E perché? I Paesi baltici sospettano i russi. I russi insinuano che siano sabotaggi occidentali. Il dato oggettivo, lo spiega bene Luigi De Biase sul Manifesto, è che spezzare il collegamento fra Russia ed Europa converge con la contesa sui confini. Contesa ratificata con i referendum farsa conclusisi ieri col 96 per cento delle adesioni alla Russia (secondo i russi). Insomma la situazione spinge sempre più verso la guerra.
Le altre notizie dall’estero riguardano l’Iran, sempre mobilitato nelle proteste cootro gli ayatollah. Il Brasile, dove si vota domenica in una sfida referendum fra Lula e Bolsonaro. E il Giappone, dove c’è stato l’addio a Shinzo Abe. La Versione oggi si conclude colmando una mancanza di quella diffusa ieri: riproponiamo l’intervista al frate domenicano Adrien Candiard.











