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venerdì 2 Ottobre 2026 - 07:28
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Le Meloni sono due

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Nel primo discorso da premier è pragmatica e realista in poltica estera e in economia. Identitaria e propagandista sulla destra. Il grido della Pace del Papa parte dal Colosseo. Si muove qualcosa?

Avremo tempo di capire che cosa sia oggi la destra e che cosa sia la sinistra. Se davvero possa esistere un conservatorismo post-fascista moderno o se il bipolarismo sia una camicia forzata, retorica, sempre più priva di senso per il nostro Paese. Certo il discorso programmatico di ieri di Giorgia Meloni segna un  passaggio importante: rappresenta la fine compiuta del berlusconismo e con essa un’ulteriore radicalizzazione della politica. Basta vedere commenti e giornali di stamattina: o di qua o di là. Ma il tempo è necessario perché dalle intenzioni si scenda sul terreno dei fatti e delle decisioni concrete e lì, al di là delle ncessarie retoriche, si avrà finalmente una verifica seria. In realtà ieri ci sono state almeno due Meloni: la prima pragmatica, istituzionale, responsabile che ha detto cose quasi ineccepibili sull’Europa, la Nato, il ruolo dell’Italia e anche l’emergenza economica ed energetica.

Una premier che ha avuto un passaggio di consegne ordinato e realista con il predecessore Mario Draghi, che ha parlato con il Presidente francese e i vertici europei. Come ha scritto l’ex ministro Franco Bassanini, ha focalizzato elementi di interesse nazionale che l’opposizione dovrebbe apertamente condividere. Anche sulle riforme istituzionali e il semi presidenzialismo alla francese la sua apertura merita attenzione. Così come è giusto dar credito alle proposte sulle politiche familiari e va annotata l’apertura al terzo settore. È insomma la stessa Meloni che ha scansato l’agguato di Silvio Berlusconi al primo voto del Senato e che tiene a bada i suoi alleati ogni giorno.

Poi c’è stata la seconda Meloni: quella della propaganda, del comizio, del libro dei sogni. In cui la dichiarazione di guerra è stata consegnata ai fautori del reddito di cittadinanza, a chi si è occupato del lockdown durante la pandemia e dei migranti “clandestini” (anche se ha promesso di riaprire i “flussi” e ha rassicurato chi ha diritto all’asilo), quella che sottolinea il Merito, con la emme maiuscola. Sentite le parole, aspettiamo i fatti, sperando nella prima Meloni per il bene dell’Italia e diffidando un po’ della seconda.Aggiungo un nota bene, prima di lasciare spazio ai tanti commenti della stampa. Il richiamo esplicito a personalità e idee della cultura cattolica che anche nel discorso programmatico di ieri si sono succeduti (da San Benedetto a papa Francesco, a san Giovanni Paolo II, fino a Chiara Corbella, citata fra le donne che hanno costruito l’Italia) se da un lato testimonia di rispettabili convinzioni personali di Meloni e di diversi esponenti del suo governo, dall’altro suscita una domanda sulla possibile strumentalizzazione del momento religioso in chiave politica. È un modello, quello del fondamentalismo, che, ad esempio, nel trumpismo americano vede gli evangelici in prima fila nella destra populista e sovranista e che ha avuto infausti epigoni da noi soprattutto con le apparizioni di Matteo Salvini fra immagini sacre e rosari sventolati nei comizi. La laicità è un valore soprattutto per i credenti. I cristiani sono e restano radicalmente senza patria, sempre “stranieri”. Tanto più oggi in una società secolarizzata.

A proposito di Cristianesimo e di messaggi profetici ieri è stata a Roma una giornata importante per la pace. Al Colosseo l’incontro internazionale e inter-religioso “Il grido della pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, nell’anniversario della preghiera comune di Assisi, ha visto la partecipazione di papa Francesco. «Non siamo neutrali ma schierati per la pace… I governanti facciano tutto quello che è in loro potere per salvare la pace… Il grido della pace esprime  il dolore e l’orrore della guerra, madre di tutte le povertà», ha detto il pontefice. Come dice il comunicato finale: «I credenti devono aiutare a disarmare i cuori e richiamare i popoli alla riconciliazione». Qualcosa si muove a livello internazionale e diplomatico. Lo dimostra soprattutto l’attivismo del Presidente francese Emmanuel Macron, anche lui nella capitale italiana. Un’apertura arriva da Mosca, per bocca del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, mentre negli Stati Uniti crescono fra i democratici le critiche alla politica di Joe Biden. Bella l’iniziativa anche del Mean che ha portato nuovamente a Leopoli una delegazione di pacifisti italiani.

Toni più prudenti, per restare alle altre notizie dall’estero, sono arrivati anche da Rishi Suniak, nuovo premier inglese che ieri ha parlato da Downing Street. Il nuovo capo dei conservatori britannici deve risalire una china molto difficile sia in campo economico che in quello sociale.Non piace per niente ai mercati neanche la svolta ulteriormente militare di Xi Jinping, che sembra sottolineare la crisi di una sistema globale in cui la Cina forniva, fino a ieri, manufatti a basso costo per tutto il mondo. Manifatture messe in pericolo da scelte geopolitiche forse inevitabili.

Per tornare a noi non avrei mai pensato che scuola ed educazione potessero diventare temi caldi del dibattito politico. E invece Riccardo Bonacina e quelli di Vita.it avevano visto giusto nello scegliere un tema così cruciale. Da oggi è disponibile il quarto episodio della serie podcast Maestre e maestri d’Italia, realizzata per Vita con Chora media e grazie alla collaborazione con la Fondazione Cariplo. E riguarda davvero un personaggio importante, di cui ricorre il centenario: Mario Lodi. Il titolo, che riecheggia un suo famoso libro, recita: IL PAESE È (ANCORA) SBAGLIATO? Nell’episodio parlano in interviste ricche di particolari e contenuti gli esperti Francesco Tonucci, Alberto Pellai e Juri Meda, tutti impegnati nel Comitato per i 100 anni. Dice fra l’altro Juri Meda, storico della pedagogia e docente a Macerata: “Il bambino ha qualcosa dentro di sé. Mario Lodi parla a un certo punto di cultura dell’infanzia, di cultura del bambino e quando usa questo termine intende dire che quando il bambino arriva a scuola non è una persona senza esperienza. Arriva già sapendo parlare, arriva già conoscendo il mondo e riconoscendo il mondo e le cose che stanno nel mondo con i suoi occhi”. Per questo episodio la cover del podcast che trovate in rete è affiancato dal logo ufficiale del centenario. Protagonista di queste grafiche è Cipì, l’uccellino protagonista della famosa favola moderna di Lodi…

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