Vigilia di tensione in Ucraina. Putin e Zelensky visitano le prime linee. Macron prepara un piano di pace. Bufera sulla “sostituzione etnica” citata da Meloni: non sono solo parole, si vota il decret
Il conflitto in Ucraina vive una fase di grande tensione. Come se fossimo alla vigilia di una svolta decisiva sul terreno bellico. Ieri Vladimir Putin ha visitato la città occupata di Kherson. Mentre Volodymyr Zelensky ha voluto andare fra i suoi soldati al fronte nel Donbass. La battaglia di Bakhmut prosegue ancora in queste ore ma non ci sono evidenze sul suo controllo militare. Si è allentata la tensione sul fronte del grano, perché è stata raggiunta un’intesa fra Kiev e Varsavia, dopo le proteste dei Paesi dell’Est europeo. La fuga di notizie del Pentagono ha provocato un cambiamento nel comportamento dell’Egitto. Sospettato di voler mandare segretamente i missili alla Russia, il regime di Al Sisi li indirizzerà invece all’Ucraina. Potere delle “talpe”… Emmanuel Macron ha incaricato intanto un gruppo di sherpa dell’Eliseo a lavorare per un piano di pace, che porti ad un cessate-il-fuoco. Ieri, dopo le indiscrezioni di Repubblica, Bloomberg ha rilanciato questa notizia. Sempre Repubblica propone integralmente in italiano il saggio dei due esperti americani, Haass e Kupchan, comparso su Foreign Affairs. In esso si suggerisce di rivedere la strategia di sostegno all’Ucraina non avendo più come unico orizzonte l’abbattimento del regime di Putin ma l’offerta di un accordo di sicurezza formale all’Ucraina. L’impressione è che il saggio a doppia firma sia in linea con alcune delle cose dette nelle scorse settimane dal capo di stato maggiore Usa Mark Milley e condivise da diversi membri dell’amministrazione americana.
In Italia la polemica è ancora tutta centrata sul tema migranti. A scatenarla due parole associate che sono state usate dal ministro Francesco Lollobrigida e dalla premier Giorgia Meloni, ieri all’inaugurazione del Salone del Mobile: “Sostituzione etnica”. L’espressione suona inquietante perché, inventata in Francia dodici anni fa, implica l’idea di un complotto internazionale contro i bianchi occidentali che sarebbero soppiantati dall’ “invasione” (altro termine discutibile) dei migranti dai Paesi poveri e in guerra. Un’espressione usata anche in alcuni episodi di volenza razzista, in giro per il mondo. È una bandiera del sovranismo populista, quella tendenza ideologica particolare che ha egemonizzato gran parte della cultura conservatrice occidentale, e che ha nel trumpismo la sua espressione più estrema ed estremista. Quando il premier inglese Sunak deporta i richiedenti asilo in Ruanda che approdano in GB mette in pratica questa tendenza, che poco a che fare con la tradizione di Churchill e della Thatcher.
Non è una questione di linguaggio politicamente corretto. L’abolizione della “protezione speciale” per 10 mila stranieri, che abbiamo accolto e fatto lavorare nel nostro Paese, così come viene proposta nell’emendamento al decreto Cutro oggi in discussione alla Camera, non è propaganda o retorica. È una misura molto concreta, di una violenza evidente. Come ricorda Marco Tarquinio nell’editoriale di Avvenire.
Sergio Mattarella è andato ad Auschwitz, nel giorno della “Marcia dei vivi”, insieme a tre scolaresche italiane e alle sorelle Bucci, fra le ultime persone viventi sopravvissute al lager nazista. Ed ha ricordato le responsabilità dei regimi fascisti che furono complici del folle sterminio del Reich nazista. In quel lager, come ricorda Primo Levi, si discriminavano i non ariani come “untermensch”. Oggi la tentazione di dividere il mondo in uomini e sotto uomini, sotto uomini che non hanno diritti, fatalmente riaffiora.
Nella Versione di oggi c’è infine un piccolo capitolo dedicato alla Cina, che comprende un lungo saggio di Thomas L. Friedman per il New York Times, davvero interessante. Come paragonarsi con Pechino? Guerra fredda o competizione commerciale? E non si tratta solo di TikTok.











